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“Santo,
santo!" è il grido che si leva dalla folla in San Pietro
nel salutare per l'ultima volta Giovanni Paolo II, il Papa di
tutti.
In una piazza commossa, nella giornata di
oggi perno della comunità internazionale, il cardinale
Ratzinger, quale decano del Collegio cardinalizio, officia
l’omelia in onore di Giovanni Paolo II. Ed è nel
“Seguimi” che Gesù rivolse a Pietro dopo la Resurrezione
che il decano trova la via per indicarci quella che è stata
la vita del Papa, il suo messaggio. “Possiamo essere sicuri
che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa
del Padre, ci vede e ci benedice” ha detto Ratzinger,
interrotto più volte dai lunghi applausi che i fedeli hanno
dedicato all’amato Wojtyla. E gli occhi di tutti non possono
non andare ad un’altra finestra, quella del terzo piano del
palazzo apostolico, dove per 26 anni il Santo Padre ha
benedetto e salutato il suo popolo, che sempre festante
accorreva in massa a salutarlo.
Prima che il feretro venisse portato
dinnanzi ai fedeli, si è officiata la solenne “messa
esequiale”, solo dopo il corpo di Giovanni Paolo II è stato
deposto nella cassa di legno di cipresso, insieme alle monete
del pontificato, in oro e argento, e ad un tubo metallico
contenete il Rogito, il documento che testimonia la vita del
Papa. Poi il volto del Santo Padre è stato coperto da un velo
di seta bianca, posto dal maestro delle cerimonie mons. James
Harvey e dal segretario particolare di Giovanni Paolo II,
mons. Stanislaw Dziwisz. Alla chiusura della bara, tra gli
altri, era presente il camerlengo cardinale Edoardo Martinez
Somalo, l’ex segretario di Stato Angelo Sodano e lo stesso
mons. Dziwisz.
Piazza San Pietro è gremita fino
all’inverosimile, trecentomila fedeli dicono le autorità,
considerando nel computo anche via della Conciliazione ed il
lungotevere fino a Castel S. Angelo, un vero e proprio fiume
di fede. Sul sagrato della Basilica 46 capi di Stato e 8
vice-capi di Stato, 17 primi ministri e 4 vice-ministri, 3
principi ereditari, una quantità imprecisata di ministri, 13
responsabili delle varie organizzazioni internazionali, come
il segretario dell’ONU Kofi Annan. Intorno al Papa
cattolici, musulmani, ebrei, buddisti, luterani ed anglicani,
tutti a rendere omaggio ad uomo che dimostra quanto seguito
abbia avuto nel proprio apostolato. Quella che viene definita
come “la famiglia del Papa”, mons. Stanislaw Dziwisz,
prefetto aggiunto di Casa pontificia, Angelo Gugel, il
cameriere personale, le suore polacche dell’appartamento
papale, sono tutti tra i prelati del Vaticano, con gli occhi
lucidi e nel cuore una profonda tristezza.
È una piccola ONU quella che assiste ai
funerali. La delegazione italiana è presente con il
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la signora
Franca, il capo del Governo Silvio Berlusconi, i presidenti di
Camera e Senato, Casini e Pera, e il ministro degli Esteri
Fini. Tra le autorità, poi, praticamente tutto il gota
governativo italiano. Tanti gli scambi di saluti, prima
dell’inizio della cerimonia, tra le personalità presenti.
Il presidente iraniano Khatami saluta il re Abdhallah di
Giordania; Annan saluta cordialmente sia Chirac che Schroeder;
applauditissimi i reali di Spagna, con re Juan Carlos e la
regina Sofia; arrivano anche il presidente ucraino Yushenko,
quello afgano Karzai, il premier Zapatero, il presidente
brasiliano Lula con signora, Tony Blair con consorte, il
principe Carlo. Per ultima, per questione di sicurezza e di
protocollo, arriva la delegazione USA, con George W. Bush e la
moglie, il padre George senior, l’ex presidente Bill Clinton,
il segretario di Stato Condoleeza Rice.
Ma la quantità di governanti presenti non è riuscita a
distogliere l'attenzione della mancanza sul sagrato di Putin e
della delegazione russa, così come quella cinese,
"offesa" da decenni con il Vaticano per i rapporti
diplomatici con Taiwan, presenti a loro volta con i propri
dignitari.
Roma ha fatto da cornice all’ultimo atto
della vita e della storia terrena di Karol Wojtyla. In una
giornata cupa, con un repentino cambio di clima e di
temperatura, piazza San Pietro ha assistito ad un colpo di
vento maestoso ed inconsueto al momento della traslazione
della bara di cipresso del Pontefice sulla piazza. Una folata
che fatto svolazzare le vesti rosse (il segno del lutto
papale) dei cardinali, le kefia delle eminenze ebraiche
presenti, i veli neri delle regine. “Arriva lo Spirito
Santo” soleva dire Giovanni Paolo II quando durante le
cerimonie che officiava si levava il vento. Ed è come se lo
Spirito Santo, anche oggi, volesse essere presente tra la
gente comune, credenti e non, tra i giovani, le eminenze
vaticane, i leader mondiali che hanno tributato un ultimo
saluto ad un uomo capace di cambiare la storia con la sola forza
della propria fede. Quel vento che ha poi sfogliato le pagine
del Vangelo posto sul feretro, fino a chiuderlo in
un’immagine simbolicamente carica di significato. L’ultimo
amen, forse, per uno dei figli più devoti della Chiesa, Karol
Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, il Grande.
La cerimonia di tumulazione, come quella
della deposizione del corpo nella cassa di ciliegio, è
avvenuta lontana dagli occhi delle telecamere. La cassa è
stata legata con dei nastri rossi, sui quali è stato apposto
il sigillo della Camera Apostolica e della Prefettura della
casa Pontificia, dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche
del Sommo Pontefice e del Capitolo vaticano. Giovanni Paolo II,
per suo steso volere,
verrà tumulato nelle grotte vaticane direttamente nella nuda terra,
e in quella che era la tomba di Papa Giovanni XXIII.
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