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EDIZIONE STRAORDINARIA DEL 08/04/2005


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IL SALUTO DEL MONDO

 

Santo, santo!" è il grido che si leva dalla folla in San Pietro nel salutare per l'ultima volta Giovanni Paolo II, il Papa di tutti.

In una piazza commossa, nella giornata di oggi perno della comunità internazionale, il cardinale Ratzinger, quale decano del Collegio cardinalizio, officia l’omelia in onore di Giovanni Paolo II. Ed è nel “Seguimi” che Gesù rivolse a Pietro dopo la Resurrezione che il decano trova la via per indicarci quella che è stata la vita del Papa, il suo messaggio. “Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice” ha detto Ratzinger, interrotto più volte dai lunghi applausi che i fedeli hanno dedicato all’amato Wojtyla. E gli occhi di tutti non possono non andare ad un’altra finestra, quella del terzo piano del palazzo apostolico, dove per 26 anni il Santo Padre ha benedetto e salutato il suo popolo, che sempre festante accorreva in massa a salutarlo.

Prima che il feretro venisse portato dinnanzi ai fedeli, si è officiata la solenne “messa esequiale”, solo dopo il corpo di Giovanni Paolo II è stato deposto nella cassa di legno di cipresso, insieme alle monete del pontificato, in oro e argento, e ad un tubo metallico contenete il Rogito, il documento che testimonia la vita del Papa. Poi il volto del Santo Padre è stato coperto da un velo di seta bianca, posto dal maestro delle cerimonie mons. James Harvey e dal segretario particolare di Giovanni Paolo II, mons. Stanislaw Dziwisz. Alla chiusura della bara, tra gli altri, era presente il camerlengo cardinale Edoardo Martinez Somalo, l’ex segretario di Stato Angelo Sodano e lo stesso mons. Dziwisz.

Piazza San Pietro è gremita fino all’inverosimile, trecentomila fedeli dicono le autorità, considerando nel computo anche via della Conciliazione ed il lungotevere fino a Castel S. Angelo, un vero e proprio fiume di fede. Sul sagrato della Basilica 46 capi di Stato e 8 vice-capi di Stato, 17 primi ministri e 4 vice-ministri, 3 principi ereditari, una quantità imprecisata di ministri, 13 responsabili delle varie organizzazioni internazionali, come il segretario dell’ONU Kofi Annan. Intorno al Papa cattolici, musulmani, ebrei, buddisti, luterani ed anglicani, tutti a rendere omaggio ad uomo che dimostra quanto seguito abbia avuto nel proprio apostolato. Quella che viene definita come “la famiglia del Papa”, mons. Stanislaw Dziwisz, prefetto aggiunto di Casa pontificia, Angelo Gugel, il cameriere personale, le suore polacche dell’appartamento papale, sono tutti tra i prelati del Vaticano, con gli occhi lucidi e nel cuore una profonda tristezza.

È una piccola ONU quella che assiste ai funerali. La delegazione italiana è presente con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la signora Franca, il capo del Governo Silvio Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera, e il ministro degli Esteri Fini. Tra le autorità, poi, praticamente tutto il gota governativo italiano. Tanti gli scambi di saluti, prima dell’inizio della cerimonia, tra le personalità presenti. Il presidente iraniano Khatami saluta il re Abdhallah di Giordania; Annan saluta cordialmente sia Chirac che Schroeder; applauditissimi i reali di Spagna, con re Juan Carlos e la regina Sofia; arrivano anche il presidente ucraino Yushenko, quello afgano Karzai, il premier Zapatero, il presidente brasiliano Lula con signora, Tony Blair con consorte, il principe Carlo. Per ultima, per questione di sicurezza e di protocollo, arriva la delegazione USA, con George W. Bush e la moglie, il padre George senior, l’ex presidente Bill Clinton, il segretario di Stato Condoleeza Rice. Ma la quantità di governanti presenti non è riuscita a distogliere l'attenzione della mancanza sul sagrato di Putin e della delegazione russa, così come quella cinese, "offesa" da decenni con il Vaticano per i rapporti diplomatici con Taiwan, presenti a loro volta con i propri dignitari.

Roma ha fatto da cornice all’ultimo atto della vita e della storia terrena di Karol Wojtyla. In una giornata cupa, con un repentino cambio di clima e di temperatura, piazza San Pietro ha assistito ad un colpo di vento maestoso ed inconsueto al momento della traslazione della bara di cipresso del Pontefice sulla piazza. Una folata che fatto svolazzare le vesti rosse (il segno del lutto papale) dei cardinali, le kefia delle eminenze ebraiche presenti, i veli neri delle regine. “Arriva lo Spirito Santo” soleva dire Giovanni Paolo II quando durante le cerimonie che officiava si levava il vento. Ed è come se lo Spirito Santo, anche oggi, volesse essere presente tra la gente comune, credenti e non, tra i giovani, le eminenze vaticane, i leader mondiali che hanno tributato un ultimo saluto ad un uomo capace di cambiare la storia con la sola forza della propria fede. Quel vento che ha poi sfogliato le pagine del Vangelo posto sul feretro, fino a chiuderlo in un’immagine simbolicamente carica di significato. L’ultimo amen, forse, per uno dei figli più devoti della Chiesa, Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, il Grande.

La cerimonia di tumulazione, come quella della deposizione del corpo nella cassa di ciliegio, è avvenuta lontana dagli occhi delle telecamere. La cassa è stata legata con dei nastri rossi, sui quali è stato apposto il sigillo della Camera Apostolica e della Prefettura della casa Pontificia, dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice e del Capitolo vaticano. Giovanni Paolo II, per suo steso volere, verrà tumulato nelle grotte vaticane direttamente nella nuda terra, e in quella che era la tomba di Papa Giovanni XXIII.