Senato spaccato. Boom M5S. Camera a Pd-Sel
A Montecitorio Movimento 5 stelle primo partito. Monti solo all’8,30%. La Lega crolla al 4,08%. Ingroia e Giannino fuori dal Parlamento. Affluenza in calo al 75,2%
Al Senato la coalizione di centrosinistra con- quista 113 seggi, il centrodestra 116, Movi- mento 5 Stelle 54, Monti 18. È questo il ve- ro risultato delle elezioni politiche 2013: una situazione di ingovernabilità a Palazzo Mada- ma (la Camera è stata conquistata d’un sof- fio da Pd-Sel), che apre scenari nuovi e al- quanto imprevedibili sul prossimo futuro.
Dopo un pomeriggio di caos per i dati contrastanti di instant poll e exit poll, quindi, nella nottata il verdetto che spacca di fatto il Paese: Pd e Sel si aggiudicano il premio di maggioranza del 55%, pari a 340 seggi a Montecitorio, per poco più di 124mila voti e un esiguo margine dello 0,36%: con tutte le sezioni scrutinate il centrosinistra è al 29,54%. Il centrodestra al 29,18%, Grillo al 25,55%, Monti al 10,56%. Ingroia si ferma al 2,24% e Giannino all'1,12%. Movimento 5 stelle primo partito, testa a testa con il Pd, al 25,55%. Alla Camera il centrosinistra prende 340 seggi grazie al premio di maggioranza, il centrodestra 124, Grillo 108 e i centristi 45.
Ancora più caotica (e per certi versi incredibile) la situazione a Palazzo Madama, dove Grillo stravince rispetto alle aspettative ma nessuno riesce comunque ad arrivare alla fatidica cifra di 158 seggi. Al Senato con tutte le sezioni scrutinate, il centrosinistra è al 31,63%, mentre il centrodestra è al 30,72%. Il Movimento 5 stelle al 23,79%, Monti al 9,13%. Rivoluzione Civile si ferma all'1,79%, Fermare il declino allo 0,90%. Pd primo partito con il 27,43%, Pdl al 22,30%, crolla la Lega che scende al 4,33%, praticamente dimezzata rispetto al 2008. A questo punto inizia il toto-alleanze. Le uniche possibili sarebbero tra Pd-Sel e Beppe Grillo o una intesa Pdl-Lega e M5S. Ma di alleanze Beppe Grillo non vuol sentire parlare.
Il Pdl chiede il "too close to call". I dati del Viminale «sono solo ufficiosi» «soggetti inevitabilmente a un margine di errore» «certamente superiore allo scarto dei voti, davvero minimo, che si registra tra le prime due coalizioni della Camera», afferma Angelino Alfano chiedendo al ministero di dichiarare il «too close to call», ovvero l'impossibilità di dichiarare il vincitore considerato lo scarto irrisorio dei voti.
In calo i votanti: alla Camera ha votato il 75,16% degli aventi diritto. Nelle precedenti elezioni aveva votato l’80,5% degli elettori. Per le elezioni relative al Senato (sempre con una sezione mancante) ha votato il 75,22% degli aventi diritto, contro l’80,46% degli elettori del 2008. |