Fini, Di Pietro, Ingroia. Il clan dei trombati
Restano fuori dal Parlamento nomi eccellenti. Sia tra i veterani che tra i nuovi. I ripescaggi salvano Meloni, La Russa, Tabacci e Donadi. Escluso l'ex M5S Favia
Come vuole la regola elettorale (certamente non scritta), accanto a chi festeggia c’è sempre la lista dei “trombati” eccellenti, co- loro che non riescono quindi ad entrare (o rientrare) in Parlamento. E stavolta la lista è davvero lunga e composta da nomi altiso- nanti: si va da Fini a Di Pietro, da Marini a Ingroia passando per Favia (ex M5S).
Sicuramente il nome più rilevante è quello del presidente della Camera uscente, Gianfranco Fini, il quale col suo Fli è rimasto molto lontano soglia di sbarramento del 2% (soglia per i partiti facenti parte di una coalizione): non è arrivato allo 0,5%. Non sarà possibile il recupero come miglior perdente sotto alla soglia di sbarramento perché nello stesso raggruppamento l’Udc ha ottenuto per la Camera l’1,78% (altro risultato ben più che deludente). Con Fini fuori anche Italo Bocchino e Giulia Bongiorno, ma anche Francesco Storace (La Destra) e Raffaele Lombardo (Movimento per le Autonomie). Sono però in buona compagnia: fuori il Mir di Gianpiero Samorì e Gianfranco Miccichè del Grande Sud (ma c’è l’exploit al Senato di Gianni Bilardi, eletto in Calabria). Altro “trombato” eccellente Antonio Ingroia, senza quorum col suo Rivoluzione Civile: alla Camera si è fermato al 2,24% (ma doveva arrivare al 4 non essendo in coalizione). Con Ingroia fuori anche Antonio Di Pietro, l’ex M5S Giovanni Favia e Ilaria Cucchi. Non ce la fa nemmeno la Lista amnistia, giustizia e libertà di Marco Pannella ed Emma Bonino.
Al Senato si salva nell’Udc Pierferdinando Casini, capolista in ben 5 regioni con Scelta Civica. Stessa sorte per Giulio Tremonti, capolista quasi ovunque con la Lega. Sel entra in Senato soltanto in due regioni superando il 4% necessario ai partiti facenti parte di coalizioni: Puglia, in casa di Vendola, e in Basilicata, ma fa parte della coalizione vincitrice solo nella seconda di queste regioni. Tra i candidati esclusi a Palazzo Madama il giornalista Mario Sechi, l’ex allenatore Renzo Ulivieri, e la candidata del Pd in Abruzzo Anna Paola Concia: la coalizione di centrosinistra riesce a far eleggere soltanto Stefania Pezzopane. Fuori da entrambe le Camere Oscar Giannino e Fare per fermare il Declino.
C’è un capitolo a parte poi per quanto riguarda i ripescaggi con la clausola del «miglior perdente». Tra questi i Fratelli d’Italia (1,95%, terzo partito della coalizione ma nel Lazio il partito è al 2,59%, oltre la soglia), quindi Giorgia Meloni e Ignazio La Russa rientreranno. Stesso caso, nel centrosinistra, per il Centro Democratico: beneficiano degli ultimi sei seggi Bruno Tabacci e Massimo Donadi. Tra l’altro sono loro in termini numerici l’ago della bilancia: con lo 0,49% e oltre 167 mila voti, sono più del divario finale centrosinistra-centrodestra. Stesso ripescaggio anche per la capolista Paola Binetti, Lorenzo Cesa , Rocco Buttiglione e l’ex ministro dell’Agricoltura Mario Catania, oltre a Giuseppe De Mita, Ferdinando Adornato e Marco Calgaro. |