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Terra Madre

Lorraine Lévy narra la rinnovata esistenza di due ragazzi nati dalla parte opposta del proprio destino. Dal 14 marzo al cinema la toccante storia "Il figlio dell'altra"

 Come ci sentiremmo se un bel giorno
 d'improvviso ci dicessero di esser figli di
 altra madre, e dunque di appartenere alla
 famiglia sbagliata? Un interrogativo, o for-
 se una speranza, che molti adolescenti in-
 quieti si pongono, spesso senza motivo,
 quando tutto sembra invivibile e sbagliato.
 Una realtà che talaltri vivono davvero quando invece scoprono di esser stati adottati e non appartenere "geneticamente" a chi, magari anche più amorevolmente di altri, si è da sempre preso cura di loro.

Ma non è né l'una né l'altra la condizione di Joseph e Yacine. Il primo, ragazzo di buona famiglia, dovendo partire per il servizio militare - d'obbligo in Israele sia per gli uomini che per le donne - viene sottoposto alle solite analisi di routine. Ma una di queste risulterebbe irregolare: il gruppo sanguigno del giovane sembra infatti non corrispondere con quello dei genitori. Imputando l'errore ad una semplice svista l'esame viene ripetuto. Il risultato però non cambia, sebbene, come la matematica, anche la genetica non sia affatto un'opinione ed in quanto scienza esatta non può certo mentire.
La madre (Emmanuelle Devos) prende dunque il coraggio a due mani e consapevole di non aver mai peccato d'adulterio nei confronti del marito (Pascal Elbé), che pure lo sospetta, è decisa a scoprire cosa si cela dietro a quella rivelazione apparentemente inspiegabile.
Ebbene è qui che il film inizia a prendere la sua ben definita connotazione. Non semplice e banale, perchè già affrontato in tutte le salse, dramma familiare, ma intenso e profondo tentativo di introspezione all'interno di due mondi limitrofi eppure tra loro tanto distanti: quello della Palestina e del vicino occupante Israele.

I due ragazzi, nati nel 1991, nel ben mezzo della Prima Guerra del Golfo, erano stati partoriti presso l'ospedale di Haifa, dove entrambe le madri si trovavano, costrette dall'emergenza. Ma anch'esso considerato pericoloso perché preso di mira da nuovi attacchi venne quella notte fatto evacuare in tutta fretta. Che mai come in quell'occasione fu tanto pessima consigliera. I neonati infatti, nella foga del momento, vengono scambiati e l'uno finisce nelle braccia della madre dell'altro.
Sconvolte dalla notizia appena appresa, da parte della stessa struttura che anni prima si macchiò di tale colpa, le famiglie si chiudono ciascuna nelle relative riflessioni, senza nulla rivelare ai reciproci "figli". Ma una tale verità, più esplosiva di ogni bomba o mina che abbia mai circondato quei territori, non può non causare violenti scontri e litigi. E tra una discussione e l'altra anche i due protagonisti scoprono "presto" il loro invertito destino.
Joseph (Jules Sitruk), cresciuto a Tel Aviv, ebreo a tutti gli effetti, per presunta origine familiare e per aver da sempre praticato questa religione, si ritrova non solo depredato delle sue origini familiari ma anche di quelle identitarie. Figlio ora di genitori palestinesi, non è più quello il suo paese, la sua nazionalità, né il suo credo.
Idem per Yacine (Jules Sitruk) che, nato da famiglia israeliana, ancor di più dovrà fare i conti con il proprio senso di appartenenza. Lui che ha perso un fratellino sotto i bombardamenti nemici e che ha visto lottare ogni suo simile, padre compreso, giorno dopo giorno per sopravvivere all'occupazione forzata e farcela nonostante le scarse risorse lasciategli a disposizione.

Ma i due giovani di queste faide sembrano non curarsi più di tanto e dimostrano, nel loro tentativo di conoscenza reciproca, di avere una mentalità che va ben oltre le differenze scritte su un'invisibile cartina geografica, da una storia che spesso tutto ha sbagliato.
Quella lotta appartiene ai loro padri, ciascuno, nel film, metafora della condizione vissuta dal proprio paese: Alon Silberg, israeliano, colonnello presso il Ministero della "Difesa", e Said Al Bezaaz, un ingegnere costretto dalle restrittive e invasive leggi nemiche a fare il meccanico perché impossibilitato a esercitare fuori dal suo villaggio. Entrambi convinti e fermi sulle loro posizioni. Entrambi immobili e irragionevoli, esattamente come i rispettivi paesi.
Dall'altro lato della barricata invece le madri, i cui cuori sin da subito travalicano ogni logica appartenenza, avvicinandosi sempre di più a quei figli, sconosciuti, distanti, forse ormai troppo diversi da se stessi, ma da sempre profondamente amati.

Noemi Euticchio
11-03-2013

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