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STORIA DI UN SOGNO MANCATO - CIAK QUARTO

Firmata Baz Luhrmann, torna sul grande schermo la storia di un uomo dall’indiscutibile fascino, dal profondo mistero e dalla sconfinata immaginazione: “Il grande Gatsby”

 Dopo molti anni dalla sua ultima trasposi-
 zione cinematografica riecco apparire - e
 sotto che mentite spoglie! - uno dei sog-
 getti che tanto ha stuzzicato la curiosità, e
 l’estro, di molti cineasti. Quarta di quella
 che potremmo definire una lunga serie - se
 consideriamo che l’ispirazione letteraria è la
 medesima - quest’opera arriva dopo una
 prima coraggiosa versione muta, realizzata ad appena un anno dalla pubblicazione del manoscritto (1926); una seconda risalente a circa un ventennio dopo (1949); e una terza - certamente la più celebre - del 1974, firmata Jack Clayton e interpretata da protagonisti del calibro di Robert Redford e Mia Farrow.

Ispirato anche in questa nuova versione sempre all’omonimo libro - in inglese “The Great Gatsby” - di F. Scott Fitzgerald, il film - in uscita il 16 maggio - ricalibrato in un’inedita veste e in perfetto eccentrico stile Baz Luhrman, riprende di nuovo quell’ideale di sogno americano, tanto caro, ieri come oggi, a una civiltà che ha fatto della speranza un impero.
E ne partorisce un personaggio dalle mille sfaccettature. Rispettabile e menzognero; concreto e illuso; energico e timido. Riportato amabilmente in vita da un Leonardo Di Caprio che riesce, come in tutte le sue più recenti apparizioni, a coglierne al meglio ogni minuscola sfumatura.

Una parabola che lo vede ascendere fino alla cima e poi di nuovo precipitare giù verso un nefasto destino. Da spavaldo e misterioso, l’uomo, appena trasferitosi in un lussuosissimo palazzo sulla costa settentrionale di Long Island, nel West Egg, si pavoneggia agli occhi degli altri dando le più grandiose feste che quell’angolo di paradiso abbia mai visto.
Ma gli occhi che vuole davvero incantare sono solo due: quelli della perduta Daisy, vecchio amore finalmente ritrovato. Timido e impacciato al suo cospetto, a tratti esasperato e imperativo nel disperato bisogno di una rosea conclusione, la conquista della donna sarà il motore di ogni sua azione.

Tanti dunque gli elementi sul vassoio dorato di Mr. Baz. Tutti in lizza per essere trasformati in un memorabile e sfarzoso capolavoro. Intrighi, colpi di scena e un protagonista unico nel suo genere. Magnifico. Eppure, tutto ciò che resta di quest’ultima realizzazione sta nella bravura camaleontica di un Di Caprio solitario. Solo nella storia - unico sognatore capace di guardare oltre - solo nella sceneggiatura, circondato da attori-personaggi assai poco incisivi: uno scolorito Tobey Maguire, privo di vivacità alcuna nei panni dell’eppur fondamentale narratore Nick Carraway; e una Carey Mulligan di una superficiale puerilità nell’interpretare senza slancio né scintille la parte della romantica Daisy Buchanan.
Indubbiamente non sarà facile per un attore qualsiasi venir fuori da quel turbinio di luci, musiche e paillettes - opulenza allo stato puro - spesso estremamente ridondante, con cui Luhrmann infarcisce lo schermo. Ma per fortuna, al solito, Leo non è uno di questi, ed emerge più luminoso che mai nonostante le molte “ombre” del film.
In cui esperimenti e virtuosismi visivi strizzano l’occhio più alla tecnica 3D, che alla buona riuscita della pellicola. E dove è proprio quella fotografia la prima a perdersi, trascolorando e trascendendo quella stessa realtà denarrata. Maldestra offesa - sia pure non voluta - proprio alla poesia insita in quelle ambientazioni anni ‘20 - ’30, un po’ sfocate, un po’ retrò, che pure - a ragione - ci si aspetterebbe.

Un dolore per il cuore e per gli occhi, recuperabile, forse, solo riprendendo in mano quel libro del 1925, per potersi di nuovo tuffare nella sua avvincente storia, senza forzature di genere, e con in tasca solo un po’ di buona e sana immaginazione… Come quella, senza fine, di un romantico sognatore - eroe positivo - che era, è, e sempre sarà “il grande” Jay Gatsby. Personaggio, lui sì, davvero senza tempo.

Noemi Euticchio
15-05-2013

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