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Agire
Turchia, Ocse: 2,5 milioni di schede sospette

Intanto il presidente americano Donald Trump si è congratulato con Erdogan per la vittoria. Trump, ha reso noto la Casa Bianca, ha parlato con Erdogan per telefono

L'Osce ha bocciato la regolarità della consultazione turca, vinta da Recep Tayyip Erdogan. Il principale partito di opposizione, il kemalista Chp, ha chiesto alla Commissione elettorale suprema (Ysk) di cancellare per sospette irregolarità nel voto l'esito del referendum. Sotto accusa soprattutto l'altissimo numero di schede prive di timbro ufficiale utilizzate, secondo l'opposizione, nel 37% dei seggi.

Il capo della commissione elettorale turca ha ribadito che le schede senza timbro sono valide, e che già in passato erano state ammesse dal governo turco. Dopo la prima dichiarazione a caldo, la Commissione elettorale suprema ha ribadito:
«Quelle schede elettorali non sono false, non c'è alcun dubbio». Le accuse dopo che, come previsto dai sondaggi, Erdogan ha vinto il cruciale referendum costituzionale che blinda il "Sultano" fino al 2034. Il 'sì' è passato però con il 51,2%, un margine di poco di un milione di voti di vantaggio. Un risultato che ha fatto gridare l'opposizione ai brogli. Poco dopo la proclamazione del risultato, infatti, l'opposizione ha annunciato di voler contestare almeno il 37% delle schede dopo che il Consiglio elettorale supremo (Ysk) ha autorizzato, per la prima volta in Turchia, il conteggio tra i voti validi di schede non timbrate, salvo esplicite prove di frodi. «I nostri dati indicano una manipolazione tra il 3 e il 4%, da stamani abbiamo individuato 2,5 milioni di voti problematici», ha denunciato il vice-leader dei kemalisti del Chp, Erdal Aksunger. «La Turchia ha preso una decisione storica di cambiamento e trasformazione» che «tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati», ha commentato il presidente Erdogan nel primo discorso dopo la vittoria.

A decidere la vittoria di Erdogan è stato lo zoccolo duro dei suoi sostenitori nell'Anatolia profonda, islamica e tradizionalista, mentre deludente è apparso l'apporto dei nazionalisti del Mhp, a loro volta spaccati sulla scelta referendaria. Al presidente hanno voltato le spalle le grandi metropoli, dove il suo Akp governa da più di vent'anni. Ma lui non si scompone: «Abbiamo ancora molto da fare insieme, continueremo ad andare avanti per la nostra strada. Abbiamo incontrato ostacoli, ma con il volere di Allah non ce ne saranno più. La Turchia farà passi avanti avvicinandosi ai Paesi più sviluppati. Voglio essere il servo di questa nazione, non il padrone», ha aggiunto Erdogan». Erdogan ha anche promesso di discutere con gli altri leader la reintroduzione della pena di morte in Turchia, che potrebbe essere oggetto di un nuovo referendum.
18-04-2017

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