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«Pronti a valutare rafforzamento piano Triton»

Lo dice la Commissione Ue, specifcando che la disponibilità viene messa in campo per assecondare una richiesta italiana. Intanto si valuta come sosituire le ong»

Lunedì la Commissione Ue conferma la propria disponibilità a valutare un rafforzamento della missione Triton per assecondare una richiesta italiana. «Le necessità del piano operativo dell'operazione Triton sono concordate con le autorità italiane - ricorda una portavoce - e gli attuali livelli» delle risorse «impiegate corrispondono ai bisogni, così come identificati dalle autorità italiane».

I livelli vengono sempre monitorati e aggiustati alla situazione, se necessario, viene poi specificato, e se l'Italia dovesse fare richiesta
«di rafforzamento, l'Agenzia li valuterà». La notizia all'indomani dell'annuncio di parte di altre Ong, Sea Eye e Save the Children, dopo Medici senza frontiere, della sospensione delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo. «Ci troviamo costretti a questa decisione a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo», scrive Sea Eye in una serie di tweet. «Non possiamo più continuare il nostro lavoro, non possiamo garantire la sicurezza degli equipaggi», aggiungono dall'Ong sottolineando che «l'espansione delle acque territoriali libiche e le minacce alle Ong non ci lasciano altra scelta». In queste circostanze, spiega il direttore di Sea-Eye, Michael Busch Heuera, «non è possibile proseguire il nostro lavoro di salvataggio. Sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi». «Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane analizzeremo attentamente il cambiamento della situazione di sicurezza al largo della costa libico e discuteremo la nostra azione futura» conclude.

Save the Children annuncia di aver fermato «temporaneamente» la nave Vos Hestia, che ora si trova a Malta «in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni». L'organizzazione si dice «rammaricata» di aver fatto questa scelta, che è però dovuta «alle decisioni della Marina Libica di controllare le acque internazionali». «Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso». Inoltre, in questa «nuova situazione, le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona sar». «Siamo pronti a riprendere le operazioni - dice il direttore delle operazioni Rob MacGillivray - ma prima dobbiamo avere rassicurazioni sulla sicurezza del team e sull'efficacia delle operazioni».
14-08-2017


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