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«Puigdemont confermi se è secessione»

Così Rajoy a margine della rinunione straordinaria dell'Esecutivo. Ieri Puigdemont ha detto: «Costituiamo la Repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano»

Il premier spagnolo Mariano Rajoy, a margine della rinunione straordinaria con il suo esecutivo, ha dichiarato che il governo ha chiesto al presidente catalano Carles Puigdemont se ha effettivamente dichiarato l'indipendenza. Rajoy vuole chiarezza prima di mettere in opera eventualmente le misure previste dall'articolo 155 e di prendere qualsiasi decisione sulla Catalogna.

Secondo il primo ministro spagnolo, «è urgente mettere fine alla situazione che si sta vivendo in Catalogna e che torni la stabilità e la tranquillità nel più breve tempo possibile. Serve procedere con prudenza e responsabilità». La richiesta di chiarimento rivolta al presidente catalano Carles Puigdemont è il primo passo previsto dalla legge prima che il governo possa chiedere al Senato l'attivazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, che consente fra l'altro di sospendere l'autonomia della Comunidad.

Martedì, al Parlamento catalano, a Barcellona, il presidente Carles Puigdemont ha riferito sui risultati del referendum del 1°ottobre, quando 2 milioni di cittadini hanno detto sì all'indipendenza. Puigdemont nei giorni scorsi non ha fatto mistero di voler dichiarare «l'indipendenza prevista dalla legge del referendum». «Costituiamo la Repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano, democratico e sociale». Così in Aula Puigdemont. «Al popolo della Catalogna e a tutti i popoli del mondo. La giustizia e i diritti umani individuali e collettivi intrinseci, basi essenziali che danno senso alla legittimità storica e alla tradizione legale e istituzionale della Catalogna, costituiscono la base della costituzione della Repubblica catalana. La nazione catalana, la sua lingua e la sua cultura hanno mille anni di storia». «La Catalogna ripristina oggi la sua piena sovranità persa e a lungo agognata per decenni in modo onesto e leale nel tentare la convivenza istituzionale con i popoli della Penisola iberica. Dall'approvazione della Costituzione spagnola nel 1978, la politica catalana ha tenuto un atteggiamento esemplare, leale, democratico verso la Spagna. Lo Stato spagnolo ha risposto a questa lealtà con la negazione del riconoscimento della Catalogna come nazione; e ha concesso un'autonomia limitata, più amministrativa che politica nel processo di decentramento; un trattamento economico profondamente ingiusto e una discriminazione linguistica e culturale». «La legge sull'autonomia approvata dal Parlamento e dal Congresso, e il referendum catalano saranno i punti fermi e duraturi per le relazioni bilaterali tra la Catalogna e la Spagna».

«Costituiamo la Repubblica Catalana, quale Stato indipendente e sovrano, di diritto, democratico e sociale». E ha poi aggiunto: «Disponiamo, l'entrata in vigore della legge di transizione politica e di fondamento della Repubblica». «Iniziamo il processo costitutivo, democratico, basato sui cittadini, trasversale, partecipativo e vincolante, e affermiamo la volontà di avviare negoziati con la Spagna, senza precondizioni, finalizzati a creare uno schema di collaborazione a vantaggio di entrambe le parti. I negoziati dovranno essere, necessariamente, su basi paritarie» e «informiamo la comunità internazionale e le autorità dell'Unione europea della costituzione della Repubblica catalana e della proposta di negoziati con la Spagna».

Madrid intanto non arretra. Il Premier Mariano Rajoy ha ribadito che il Governo impedirà l'autonomia catalana. L'Esecutivo "farà tutto il necessario» ha affermato il premier, spiegando poi che la separazione della Catalogna non avverrà». Il vicesegretario del Partido Popular (PP) Pablo Casado aveva lanciato un avvertimento al presidente catalano:
«Se dichiara l'indipendenza rischia di finire in carcere». Anche la Corte Costituzionale che ha bloccato la dichiarazione di indipendenza, mentre domenica 9 ottobre Barcellona è stata lo scenario di una marcia contro l'indipendenza. Un tentativo in extremis è stato provato anche dalla sindaca della capitale catalana. Ada Colau, che in questi giorni ha cercato di costruire una mediazione, dentro e fuori la Spagna, ha detto che il referendum del primo ottobre non è sufficiente a dare legittimità a una dichiarazione di indipendenza. Che servirebbe fermarsi e dialogare per non spaccare ancora di più una società catalana divisa fra unionisti e indipendentisti. Al suo appello si sono uniti otto Nobel per la Pace, tra cui Adolfo Pérez Esquivel, Rigoberta Menchu e Jose Ramos-Horta, che hanno inviato una lettera ai leader catalani e spagnoli chiedendo una mediazione pacifica per risolvere la crisi.
11-10-2017

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