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In libreria “Scrivere per il cinema e la televisione” di Cristina Borsatti

«Per me un film è finito al novantanove per cento quando è scritto. [...] Sogno una macchina IBM nella quale inserire la sceneggiatura da una parte e vedere uscire il film dall'altra. Finito e a colori».
Questa frase (e desiderio di tanti addetti ai lavori), espressa non oggi ma chissà quanti anni fa da Alfred Hitchcock, potrebbe perfino sembrare banale in confronto alla montagna di argutissime esternazioni del Maestro in materia di cinema. È però sintomatica della meno ovvia delle ovvietà: la sceneggiatura È il film.

La frase del buon Hitch è una delle citazioni contenute nel libro “Scrivere per il cinema e la televisione” di Cristina Borsatti, uno strumento per chiunque voglia addentrarsi nel mondo della scrittura per il piccolo e grande schermo, edito da Editrice Bibliografica (2018) nella collana “Scrivere” – di cui fanno parte anche “Scrivere rosa” di Edy Tassi (primo della collana, 2017) e “L'autore in cerca di editore” di Maria Grazia Cocchetti (uscito a marzo scorso). Esperta degli automatismi che regolano quel congegno complesso che è una sceneggiatura (cinema o tv non cambia), story editor (per film di Piccioni, Gay, Milani, Soldini e molti altri), sceneggiatrice, giornalista e autrice televisiva e di diversi volume “del ramo” (“Roberto Benigni” - ed. Il Castoro, “Il remake. Il cinema degli ultracorpi” - ed. Revolver, “Monica Vitti” - ed. L’Epos, “I grandi incipit del cinema. La chiave d’ingresso del film” e “I grandi finali al cinema. Figure della fine” entrambi per DeAgostini), Borsatti elabora un manuale snello e preciso, centratissimo per chi voglia avvicinarsi allo script per la prima volta o perfezionarne la tecnica, regalando ulteriori strumenti a coloro che hanno la necessità di rendersi più “vendibili” in un mercato in cui la concorrenza è sempre altissima.

Dalla preparazione, alla cui base spicca l’idea, con lo sviluppo scadenzato e mai improvvisato dei meccanismi che portano all’elaborazione finale (soggetto, trattamento, concept, scaletta, scalettone, bibbie, dossier, senza dimenticare la sceneggiatura vera e propria e il ruolo chiave del dialogo), via via fino all’analisi e allo sviluppo dei principi della drammaturgia del racconto che danno vita all’immagine, il manuale di Borsatti è una vera e propria guida nella creazione di quella forma di letteratura che, se rispettata, permette di avere un film su carta e continuare a insistere con IBM per la creazione della citata macchina. (pensate alla stima di Hitchcock dall’oltretomba). Ma “Scrivere per il cinema e la televisione” non è solo
un prontuario per addetti ai lavori. È, infatti, anche una lettura interessante per chi voglia scoprire perché la risposta «Nella seconda parte sembrava un’altra cosa», ricevuta alla domanda «Com’era il film?», è un po’ meno casuale di quello che comunemente si crede.
RDG
15-04-2018

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