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Se la notte ti cerca

Roma, avvolta dal buio.

Nella cornice di una città dominata dagli eccessi, dalle stravaganze, che ammalia e seduce con le sue antiche architetture, Romano De Marco torna con un nuovo thriller, “Se la notte ti cerca”, pubblicato da Piemme, affidando le indagini di un efferato crimine al Commissario Laura Damiani, appena tornata da Milano dopo aver rifiutato una promozione che l’avrebbe relegata dietro a una scrivania.
Solo compiti operativi, non altro.

Claudia Longo, single cinquantenne è stata brutalmente assassinata con una coltellata all’addome, mentre apriva la porta di casa, ai Parioli, in Via Micheli, angolo Via Savastano.
Appena giunta sul posto, con un’occhiata veloce, il Commissario individua subito alcuni particolari, un comò dalle forme bombate della scuola napoletana, le costose confezioni di cosmetici, tutte della Sisleÿa, l’assenza di fotografie, come se la donna avesse avuto qualche conto in passato da cui nascondersi, e un cd dentro una custodia di plastica dei “Mash Crew”, dal titolo “Lost in sound”.
Sulla copertina c’è anche una dedica scritta con un pennarello nero, “With love. Andy”.
Laura Damiani è in forza all’Anticrimine, nella sede centrale della Polizia di Stato di Via San Vitale, una parallela di Via Nazionale, poco distante dai ministeri dell’Interno e della Difesa, ma il vice questore Satta, già a corto di personale nella squadra Omicidi, ha scelto lei per questo caso.

La forza di questo romanzo non è solo nella trama, che ruota tutto attorno al mondo della solitudine, e scava dentro i bagliori di un locale notturno, il “Single”, alla ricerca della verità.
È il metodo scelto per calibrare la suspense a dettare qui la scelta più importante, a cominciare dal prologo, che è una sorta di cinepresa diretta dentro la stanza di Claudia Longo, strutturato in prima persona, perché è lei, la donna assassinata, a parlare.
Poco prima di aprire quella porta.

“Il campanello suona e una scarica di adrenalina ti scuote dal torpore. Dai un ultimo sguardo alla creatura che ha preso il posto di Claudia.
Tutto perfetto, tutto pronto per essere usato.
Ti incammini nel corridoio, disponibile ad accogliere il suo abbraccio. Non puoi sapere che, dietro quella porta, troverai la morte”.

L’ossessione della giovinezza di Claudia Longo perduta in uno specchio, il buco nero della depressione, il voltafaccia dei figli, stanchi per quella sua voglia spasmodica di raggiungere la felicità senza fare i conti con chi le sta attorno, il desiderio di essere ancora amata passando velocemente da uomo all’altro, il presente fatto di silenzi e sogni infranti, sono questi i piccoli dettagli che davvero ricompongono il mosaico della scrittura di Romano De Marco che mirabilmente e da subito entra dentro il personaggio femminile.

E sarà proprio il fiuto di una donna a trovare la chiave di connessione con altri omicidi.
Le indagini sono alternate con parentesi che spezzano l’adrenalina e ricuciono la trama. Sono frammenti della vita di un musicista e di una scrittrice a segnare il passo deciso di questo thriller, dosando elementi, punti di vista, narrazione, colpi di scena in uno stile asciutto e ben equilibrato.

Romano De Marco usa un genere per indagare sulla solitudine, lega l’omicidio a un club privè per persone sole, avvolte in un destino occasionale, in una città metropolitana dominata dall’edonismo, la grande bellezza, l’ossessione della forma fisica come unico metodo di riscatto da una vita ormai silente.
È proprio lì che s’insinua la debolezza, l’errore, il destino fatale, pur di apparire sempre all’altezza delle aspettative, quelle degli altri.

Una piccola crepa che si apre anche nella vita del Commissario Damiani quando incontra il musicista Andy Lovato, un cinquantenne col fisico marmoreo, misterioso, in quell’attimo in cui lei stessa ha scelto di non sentirsi sempre obbligata a condividere il dolore delle vittime.

Le digressioni psicologiche, il contesto urbano, la disillusione, sono il vero motore di questo romanzo sociale che scopre, con i suoi personaggi anarchici, avvolti in una architettura corale, la ragione del male, l’animo umano dell’assassino, le colpe, i retaggi familiari che agitano e rimestano nel torbido, nei disagi non percepiti, e nelle paure.
Sono anche le paure di una città grande e dispersiva a rendere vera la vita in un mondo disperato, quello stesso universo che Romano De Marco dipinge con tratto sicuro fino a rendere riconoscibili i personaggi.

Una piccola chicca: Andy Lovato è un personaggio liberamente ispirato al vero musicista Danny Losito.
Alberto Sagna
28-08-2018


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