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Agire
Senato: sì al dl sicurezza con 163 sì (5 i dissidenti)

Il vice premier e leader della Lega prova a buttare acqua sul fuoco. Quattro parlamentari del M5S (De Falco, Nugnes, Mantero e Fattori) restano contrari

Matteo Salvini cerca di buttare acqua sul fuoco ma la tensione con il collega di governo Luigi Di Maio continua a salire. «Il governo non è assolutamente a rischio, manterrà uno per uno tutto gli impegni presi con gli Italiani, punto. Con buon senso e umiltà, si risolve tutto» dice il vice premier a proposito del voto di fiducia sul dl Sicurezza.

Al momento resta la contrarietà dei quattro parlamentari M5S, De Falco, Nugnes, Mantero e Fattori, che probabilmente usciranno dall'aula al momento dello scrutinio. Tutti e quattro si sono iscritti a parlare per illustrare le motivazioni della loro scelta. Alle votazioni non dovrebbe partecipare, invece, Forza Italia, mentre FdI si asterrà. Il Pd voterà contro. Il gruppo per le Autonomie (Svp-Patt, Uv) annuncia il voto contrario. L'ok in tarda mattinata: i voti a favore sono stati 163, con 59 no e 19 astenuti, tra i quali cinque esponenti del M5S, che erano fuori dall'aula al momento del voto. I presenti sono stati 288, i votanti 241. Il decreto, che è stato approvato con il voto di fiducia, ora passa al vaglio della Camera.

«Voglio in galera corrotti e corruttori, è una riforma intelligente. E lo voglio io, Di Maio e Bonafede», commenta a caldo Matteo Salvini. «Si rassegnino gli sciacalli questo governo andrà avanti a lavorare per 5 anni». Con il dl sicurezza «aumenterà il numero degli irregolari, saranno 120 mila in più nel 2019, non spariranno per decreto queste persone, che non saremo in grado di riportare in casa loro», dice la senatrice del M5S, Paola Nugnes, tra i non partecipanti al voto. «Sicuramente il decreto sicurezza passerà anche alla Camera», sottolinea invece il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, lasciando Palazzo Madama dove si sta svolgendo la chiama per il voto di fiducia al del sicurezza. A chi gli chiede un giudizio sul dissenso di alcuni senatori M5s, Salvini risponde: «Siamo in democrazia, ma c'è qualcuno che ha cambiato idea e non rispetta il contratto di governo».

Intanto Luigi Di Maio insiste sul tema della prescrizione, che vorrebbe tenere dentro al disegno di legge anticorruzione: «Questa mattina colazione dal ministro Bonafede per fare il punto sulle misure anti corruzione che presto saranno discusse in Parlamento: carcere per i corrotti, daspo ai corrotti, prescrizione dopo il primo grado di giudizio dei processi penali. Quest'ultima è una nostra battaglia fondamentale di giustizia». «La riforma della prescrizione è stata votata dai nostri iscritti sulla piattaforma Rousseau, è uno dei punti del contratto di Governo e, prima ancora, parte integrante del programma del MoVimento 5 Stelle». Così scriveva invece martedì su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, confermando che restano le distanze con la Lega.
«Riforma della giustizia, e anche della prescrizione, sono nel contratto di governo e diventeranno realtà: mettere in galera mafiosi e corrotti è una priorità della Lega. L'importante è farle bene queste riforme, evitando che i processi durino all'infinito anche per gli innocenti, altrimenti è una sconfitta per tutti», gli aveva risposto a stretto giro il ministro dell'Interno. In precedenza, il capogruppo della Lega Nord in commissione Affari costituzionali Igor Iezzi, a margine della seduta delle commissioni che esaminano il ddl anticorruzione, aveva detto che su tutti i punti del ddl anti-corruzione «Lega e M5s possono trovare un accordo» perché «condividono i principi», mentre «rimane il dissenso sulla prescrizione».
07-11-2018


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