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Guaidó all’esercito: «Fate cadere il regime»

Maduro resiste ancora: «Sono pochi disperati». E in serata il presidente si presenta in tv, circondato da militari, per assicurare che «il colpo di Stato è fallito»

«Fate cadere questo regime. Il momento è adesso». Così, in Venezuela, il leader dell'opposizione Juan Guaidò ha rotto gli indugi e lanciato l'Operazione Libertà. Dopo quattro mesi di crisi istituzionale, di dramma umanitario, di appelli alla «fine dell'usurpazione» del presidente Nicolas Maduro.

Nella giornata di martedì, in un video, Guaidò ha chiamato i militari alla ribellione e il popolo a scendere di nuovo in piazza. Circondato da soldati pesantemente armati, nella base aerea di La Carlota a Caracas, l'autoproclamatosi presidente ad interim, riconosciuto da una sessantina di Paesi, era affiancato dall'attivista Leopoldo Lopez, arrestato nei mesi scorsi e liberato dagli arresti domiciliari nelle ultime ore proprio dai quei militari che hanno deciso di schierarsi al fianco di Guaidò. «È la rivolta finale, il giorno della libertà», assicura Guaidó.

Maduro però non molla. Il presidente rivendica la lealtà dei comandanti militari e chiama a sua volta a una «mobilitazione popolare» per fermare il colpo di Stato: «Vinceremo». E in serata appare in tv, circondato da politici e militari, per parlare alla nazione assicurando che il tentato colpo di Stato guidato da Guaidó «è stato sconfitto» e che il Venezuela «non si arrenderà mai alle «forze imperialiste». Intanto il vicepresidente del Partito socialista unito, Diosdado Cabello, ha invitato i chavisti a recarsi al Palazzo presidenziale di Miraflores per difendere la Costituzione e il presidente Maduro.

Le immagini in arrivo da Caracas mostrano i militari che dividono camionette con i manifestanti dell’opposizione; la folla che entra nell’aeroporto militare nel cuore della capitale; e poi il più noto prigioniero politico del regime, Leopoldo López, finalmente libero nelle strade per incitare i suoi dopo anni. Il mondo si divide, seguendo più o meno gli stessi schieramenti che si erano visti nelle prime settimane della crisi: gli Stati Uniti, i primi a riconoscere la legittimità di Guaidò, sostengono la sua battaglia per la democrazia con il presidente Donald Trump che sottolinea di «stare con il popolo venezuelano», mentre la Russia accusa l'opposizione di fomentare il conflitto. L'Europa, ancor più divisa, resta in silenzio. L'Italia, preoccupata per le centinaia di migliaia di italo-venezuelani, ha rinnovato l'appello a una «transizione politica pacifica» attraverso «nuove elezioni presidenziali pienamente libere».
01-05-2019

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