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Coronavirus, Ue verso una difficile intesa

Ci sono volute sei ore di discussioni accese per arrivare ad una soluzione di compromesso: misure tra due settimane. Il presidente PE David Sassoli: «Basta miopia ed egoismo di alcuni governi»

Dopo ore di trattative in videoconferenza, i 27 leader dell'Ue arrivano a un punto di compromesso che un accordo no è: rinviare le decisioni di un paio di settimane. È stata una riunione difficile, a tratti molto dura. Con il premier Conte e lo spagnolo Sanchez che inizialmente hanno respinto con durezza la bozza di conclusioni perché «deludente e insufficiente» e chiesto di ricominciare da capo, affidando ai presidenti di Commissione, Consiglio, Eurogruppo, Bce e Parlamento il compito di definire nuove proposte.

Il documento finale, che non cita il Mes, prevede che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovranno presentare proposte di lungo periodo da concordare con le altre istituzioni. Il tutto entro due settimane (e non 10 giorni, come chiedevano Italia e Spagna). Le divergenze sulla sostanza restano, a dimostrazione di quanto sia ancora lunga la strada per un salto di qualità nella politica europea.

Inizialmente, come accennato, era arrivato il no dell'Italia. Lo stesso Giuseppe Conte ha reso noto di «non accettare il draft preparato nonostante gli sherpa italiani avessero ottenuto quasi tutto, compresa l'eliminazione di qualsiasi riferimento al Mes». «Se gli aiuti che pensa di mettere in campo l'Europa sono gli stessi del passato allora l'Italia può fare anche da sola». Questa la sintesi del messaggio recapitato dal premier ai leader Ue nel corso del Consiglio europeo, in videocall. «Come si può pensare che siano adeguati a questo shock simmetrico strumenti elaborati in passato, costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici e tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi? - ha chiesto Conte ai suoi omologhi -. Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l'Italia non ne ha bisogno». E scandiva: «Qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire a una guerra che dobbiamo combattere insieme per vincerla quanto più rapidamente possibile. Che diremo ai nostri cittadini se l'Europa non si dimostra capace di una reazione unitaria, forte e coesa di fronte a uno shock imprevedibile e simmetrico di questa portata epocale?».

Durissimo il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli sulle conclusioni del Consiglio di ieri, intervenendo a “Los Desayunos” del canale UNO di RTVE, in collegamento da Bruxelles: «Ci saremmo aspettati una più forte assunzione di responsabilità dai leader. Ora abbiamo due settimane di tempo per lavorare, sperando che si sciolgano le riserve e vengano date risposte. Ci sono le istituzioni europee che stanno combattendo per difendere i nostri cittadini, le nostre vite e la nostra democrazia - ha continuato Sassoli - nessuno può uscire da solo da questa emergenza. Per questo la miopia e l’egoismo di alcuni governi va contrastata. Voglio essere molto chiaro: I governi nazionali non sono l’Europa». «Abbiamo bisogno che i nostri paesi spendano tutto quello che debbono spendere. Per fare questo serve uno strumento comune per garantire il debito. Deve crescere rapidamente tra i nostri governi la coscienza che l’Europa non uscirà da questa crisi come è entrata. C’è ancora una consapevolezza troppo bassa di questo. Le Istituzioni europee lo hanno capito. E’ ora che lo capiscano anche i governi” ha concluso il Presidente dell’europarlamento».
27-03-2020

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