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L’uomo del bosco di Mirko Zilahy

La vita che si riavvolge crea l’urto, tutto torna improvvisamente al 19 aprile del 1990 quando il padre dello scienziato, il grande eretico delle scienze...

Il passato di uno scienziato di fama mondiale, il professor John Glynn, una voce interiore che torna a salire e lo insegue, una sonda geofonica in grado prevedere ogni tipo di terremoto, il trasferimento a Civita di Bagnoreggio, la città che muore di erosione, l’apparizione di un poliziotto con una vecchia cassetta VHS, sono questi i primi tasselli che si muovono all’interno di un bosco dell’infanzia che nasconde un segreto.
La vita che si riavvolge crea l’urto, tutto torna improvvisamente al 19 aprile del 1990 quando il padre dello scienziato, il grande eretico delle scienze geologiche degli anni ottanta, scomparve tragicamente nell’esplosione di una miniera in Belgio.
Con il suo nuovo romanzo “L’uomo del bosco”, edito da Longanesi, Mirko Zilahy entra nei tunnel sotterranei della memoria, li fa esplodere per ritrovare ciò che era scritto nelle tavole del destino di una famiglia, quando cinque bambini si chinarono sopra la vertigine di un pozzo scorgendo una scarpa in mezzo a una graticola, era gialla e qualcuno si era accorto che aveva un laccio strappato.

Che sia dentro un bosco o in un carcere, come il “Mammagialla” di Viterbo, Mirko Zilahy riesce a mettere in campo una voce originale e la distende con accuratezza lungo i piani narrativi di un thriller cha va oltre il suo genere, scavando nell’abisso dell’irrazionale e della scienza, come a ricordarci delle materie di cui siamo fatti, e dei misteri dell’universo, che sono tre, “uno disperso nei cieli, uno celato nel ventre della terra, uno riposa nel cuore di ognuno.”

Questi tre misteri portano in luce il bordo vertiginoso di tre eventi, avvolti tra luce e tenebre, in un viaggio verso la scoperta, la sofferenza generata da una forte tensione narrativa, dove anime spezzate vengono condotte per mano dall’autore in un mondo buio e interiore.

Mirko Zilahy tesse la tela di un impianto narrativo permeato da un universo scientifico, quello della cittadina etrusca e del territorio sconvolto nella valle dei Calanchi, per arrivare ai sogni, dove la selva si aggroviglia a ogni passo e incombe tutt’attorno con i piedi che pestano le foglie senza rumore, e, proprio lì, l’anima adulta del sogno inizia a uscire, come una voce fuori scena, e suggerisce la via in salita su una piccola montagna, per poi portarlo davanti a un cartellone con sette lettere che bruciano come tizzoni ardenti.
Incubo o futuro? È l’inizio di una cornice esistenziale tratteggiata sui personaggi.
John Glynn è all’apice della sua carriera, una stella del firmamento accademico, quando viene travolto dal suo passato, costellato da tormenti dentro una nuova storia che non lascerà un attimo di respiro.
I sogni diventano oppressivi.
L’anatomia della Terra sarà il filo conduttore, perché riposa, ma se viene svegliata sente dolore, la Terra sente tutto e se le facciamo del male poi si accorge di noi, e si vendica.
La Terra è l’unica verità che esiste, e tutto quello che sappiamo sui materiali che affiorano dalla crosta terrestre è legato solo ad ipotesi, modelli, prove indirette che risvegliano l’immaginazione.
E una sonda accesa, piazzata da John Glynn quando si trovava tra Bagnoregio e Bolsena, tre minuti prima aveva rilevato un’energia in movimento a 1333 chilometri di profondità. Ma ce n’era anche un’altra, la sonda numero 7 di cui non si trova più traccia, e un ronzio improvviso sale nella testa dello scienziato, aggrappandosi febbrilmente al suo corpo.
E anche uno scienziato in carne ed ossa potrà avere paura, e sul suo sentiero troverà il commissario Rico Trivelli, determinato a scoprire la verità.

Con una scrittura affilatissima e un equilibrio meticoloso nella struttura della storia, e qui si vede tutto l’armamentario dello scrittore con l’idea di dare vita a un percorso narrativo complesso e polifonico, il ritmo viene calato nelle diverse ambientazioni, in un gioco di altalena, dove il pathos si mescola al torbido per far salire in superficie le ferite da una terra antica, che passano dentro una tomba etrusca, l’hyopogea, ricavata in una cavità naturale preesistente e circondata da affreschi e colonne.

La ricerca della verità porta l’inatteso, e il segreto più spaventoso unisce tutti i mondi, per arrivare all’odore che segna la fine del tempo quando le gambe oscillano sotto il peso del corpo e poi franano come una sequoia abbattuta da un fulmine che lascia senza fiato.
Alberto Sagna
26-04-2022


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