VINITALY - X Concorso Enologico Internazionale

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VINtour - Verona - Aprile 2002  - Nasce VINtour - 1° Salone del Turismo del Vino e dell'Olio -  

Fondato nel 1946



"Quasi estinta" 
di Leonardo G. Salterini



Vigneti
malati in una stampa del 1800

 

 



Galle di Fillossera sulla vite americana

 

 

 



Splendidi e sani vigneti








 

 

 









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Mappa del sito

Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano, coltiveranno le vigne,
famose come il vino del Libano.

(La Bibbia – Osea, Capitolo 14)


In uno dei nostri primi incontri, vi narrai di come, alla fine del diciannovesimo secolo, la vite da vino abbia rasentato la definitiva estinzione a causa di un piccolissimo acaro, la fillossera, che devastò i filari in quasi ogni parte del mondo.

La cronaca di quella terribile epidemia e la lotta per salvare la vite meriterebbero la penna di un romanziere. Noi ci limiteremo a riassumerla per sommi capi, senza però dimenticare l'ingegno umano che trovò la soluzione consentendoci di continuare a degustare il vino.

Per comprendere da dove ebbe origine questo terribile avvenimento che tanto costò ai viticultori di allora, va ricordato come la coltivazione della vite fosse in Francia regolamentata da leggi di tutela già dalla seconda metà del '700, e già da allora con estrema professionalità, si sperimentassero coltivazioni di nuovi vitigni, sempre alla ricerca di nuovi metodi che garantissero il primato dei "premiere cru" d'oltralpe.

Non era perciò raro che venissero provati gli impianti di viti provenienti da altre parti del mondo, in particolare dagli Stati Uniti d'America.

Dopo il 1850, con l'avvento delle prime navi a vapore, il tempo di viaggio tra le coste statunitensi e quelle francesi si ridusse drasticamente: da oltre tre settimane a circa dieci giorni !

E fu così che, con ogni probabilità, alcune piante di vite infestate dalla fillossera che da sempre viveva solo in America, giunsero in Francia con gli indesiderati parassiti ancora vivi.

La fillossera, non ancora individuata come un acaro parassita, era conosciuta negli Stati Uniti, come una malattia  della vite americana che attaccava le foglie, danneggiando la pianta ma, come spesso fanno i parassiti che devono la loro sopravvivenza alla sopravvivenza della pianta che li ospita, senza ucciderla.

I primi segni della malattia si manifestarono in Francia, ad Arles, in Provenza, nel 1863. Inizialmente non si comprese la causa di quelle viti che morivano e che estirpate sembravano prive di radici. Ma fu l'inizio di una catastrofe !

Dapprima lentamente, poi a macchia d'olio, con sempre maggior velocità, le viti da vino di tutta Europa furono attaccate e rischiarono di scomparire. I contadini e gli Agronomi resistevano con tutto quello che la scienza di allora permetteva di fare: pericolosissime fumifìgazioni, iniezioni nel terreno di sostanze chimiche. Si rallentò l'avanzata del morbo, ma non fu fermato.

Poi gli studi di Pasteur sull'infinitamente piccolo e l'uso scientifico del microscopio consentirono di individuare la causa: la fillossera che, sulla vitis vinifera si comportava in maniera diversa che sulla vite americana. Mentre sulla seconda l'attacco era alle foglie, sulla nostra vite, ben più pericolosamente, la fillossera scavava gallerie nelle radici per deporre le uova; la vite reagiva producendo dei noduli o galle e, sentendoli come corpi estranei poi li rigettava, procurandosi la morte per mancanza di radici.

Fu uno studioso, Gaston Bazille che, con lucido ingegno dettò la soluzione: visto che la fillossera attaccava le radici della vitis vinifera, ma non la pianta, mentre nella vite americana attaccava le foglie ma non le radici, "si innestino le viti sulle radici della vite americana".

E così fu provato e la vite riprese a crescere rigogliosa !

Quando bevete un bicchiere di buon vino, talvolta rivolgete quindi un pensiero riconoscente a Monsieur Bazille, che sicuramente riposa nel Paradiso dei benefattori dell'Umanità, ma anche ai contadini che per ogni vite piantata, da più di un secolo, procedono pazientemente agli innesti sulle barbatelle di vite per consentirci, dopo qualche anno, di degustare il prodotto del loro duro lavoro.

Roma, 17 novembre 2002