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Ritorneranno
a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano, coltiveranno le vigne,
famose come il vino del Libano.
(La Bibbia – Osea, Capitolo 14)
In uno dei nostri primi incontri, vi narrai di come, alla fine del
diciannovesimo secolo, la vite da vino abbia rasentato la definitiva
estinzione a causa di un piccolissimo acaro, la fillossera, che devastò
i filari in quasi ogni parte del mondo.
La cronaca
di quella terribile epidemia e la lotta per salvare la vite
meriterebbero la penna di un romanziere. Noi ci limiteremo a
riassumerla per sommi capi, senza però dimenticare l'ingegno umano
che trovò la soluzione consentendoci di continuare a degustare il
vino.
Per
comprendere da dove ebbe origine questo terribile avvenimento che
tanto costò ai viticultori di allora, va ricordato come la
coltivazione della vite fosse in Francia regolamentata da leggi di
tutela già dalla seconda metà del '700, e già da allora con estrema
professionalità, si sperimentassero coltivazioni di nuovi vitigni,
sempre alla ricerca di nuovi metodi che garantissero il primato dei
"premiere cru" d'oltralpe.
Non era
perciò raro che venissero provati gli impianti di viti provenienti da
altre parti del mondo, in particolare dagli Stati Uniti d'America.
Dopo il
1850, con l'avvento delle prime navi a vapore, il tempo di viaggio tra
le coste statunitensi e quelle francesi si ridusse drasticamente: da
oltre tre settimane a circa dieci giorni !
E fu così
che, con ogni probabilità, alcune piante di vite infestate dalla
fillossera che da sempre viveva solo in America, giunsero in Francia
con gli indesiderati parassiti ancora vivi.
La
fillossera, non ancora individuata come un acaro parassita, era
conosciuta negli Stati Uniti, come una malattia
della vite americana che attaccava le foglie, danneggiando la
pianta ma, come spesso fanno i parassiti che devono la loro
sopravvivenza alla sopravvivenza della pianta che li ospita, senza
ucciderla.
I primi
segni della malattia si manifestarono in Francia, ad Arles, in
Provenza, nel 1863. Inizialmente non si comprese la causa di quelle
viti che morivano e che estirpate sembravano prive di radici. Ma fu
l'inizio di una catastrofe !
Dapprima
lentamente, poi a macchia d'olio, con sempre maggior velocità, le
viti da vino di tutta Europa furono attaccate e rischiarono di
scomparire. I contadini e gli Agronomi resistevano con tutto quello
che la scienza di allora permetteva di fare: pericolosissime fumifìgazioni,
iniezioni nel terreno di sostanze chimiche. Si rallentò l'avanzata
del morbo, ma non fu fermato.
Poi gli
studi di Pasteur sull'infinitamente piccolo e l'uso scientifico del
microscopio consentirono di individuare la causa: la fillossera che,
sulla vitis vinifera si comportava in maniera diversa che sulla vite
americana. Mentre sulla seconda l'attacco era alle foglie, sulla
nostra vite, ben più pericolosamente, la fillossera scavava gallerie
nelle radici per deporre le uova; la vite reagiva producendo dei
noduli o galle e, sentendoli come corpi estranei poi li rigettava,
procurandosi la morte per mancanza di radici.
Fu uno
studioso, Gaston Bazille che, con lucido ingegno dettò la soluzione:
visto che la fillossera attaccava le radici della vitis vinifera, ma
non la pianta, mentre nella vite americana attaccava le foglie ma non
le radici, "si innestino le viti sulle radici della vite
americana".
E così fu
provato e la vite riprese a crescere rigogliosa !
Quando
bevete un bicchiere di buon vino, talvolta rivolgete quindi un
pensiero riconoscente a Monsieur Bazille, che sicuramente riposa nel
Paradiso dei benefattori dell'Umanità, ma anche ai contadini che per
ogni vite piantata, da più di un secolo, procedono pazientemente agli
innesti sulle barbatelle di vite per consentirci, dopo qualche anno,
di degustare il prodotto del loro duro lavoro.
Roma,
17 novembre 2002
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