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Chi
beve solo acqua ha un segreto da nascondere.
(Baudelaire, “La Fanfarlo”)
Con
questo incontro ci avviciniamo alla conclusione della parte delle
"osservazioni" visive da effettuare durante una corretta
degustazione, affrontando l'argomento della fluidità del
vino.
Abbiamo
acquisito ormai sufficiente esperienza per sapere che spesso le nostre
valutazioni acquistano valore non in termini assoluti ma quando sono
raffrontate alla "tipologia" del vino che stiamo degustando.
L'esame della fluidità, che avviene in due momenti principali, al
momento della mescita e successivamente osservando le tracce lasciate
dal vino facendolo roteare nel calice, avrà quindi l'obiettivo
principale di dare conferma alle nostre attese.
Cominciamo
quindi a versare il vino che abbiamo scelto: la prima cosa da
osservare è che versandone poco, quasi goccia a goccia, queste siano
nette e separate e non scendano come un filo d'olio. Se così
avvenisse ci troveremmo di fronte ad una malattia del vino, dovuta ad
una degenerazione della fermentazione malolattica, denominata
"filante". Oggi è piuttosto raro incontrarla in virtù di
ottime tecniche di lavorazione, tuttavia specialmente i vini bianchi,
se mal lavorati, potrebbero presentarci questa brutta sorpresa.
Val
la pena invece ricorrere al senso dell'udito per ascoltare il rumore
che fa il vino scendendo nel bicchiere: se stiamo versando un vino
passito o dall'alto tenore zuccherino ci accorgeremo che il rumore è
più sordo, più vicino a quello di una bevanda sciropposa che al
rumore dell'acqua.
Ma
torniamo all'osservazione.
Abbiamo
il vino nel bicchiere; facciamolo roteare lungo le pareti di
cristallo. Ci accorgeremo, come nella figura qui accanto, che in
controluce si formano delle goccioline, più o meno evidenti, che
scendono con maggiore o minore lentezza.
Molti
vi diranno che si tratta di glicerina e che la maggiore presenza e
durata di queste è indicativa di buona qualità.
In
realtà non è esattamente così: queste "lacrime" sono
causate da un fenomeno di capillarità riguardante gli alcooli c omplessi
presenti nel vino, in particolare etanolo e glicerolo, e dei terpeni
che rappresentano i più importanti elementi ceduti dalle bucce
durante la fermentazione.
E'
quindi evidente che la maggior presenza di questi elementi non è in
assoluto sintomo di qualità, poiché uno straordinario vino bianco,
per esempio, può essere caratterizzato da un modesto valore alcolico
ed una pressoché inesistente presenza di terpeni, mostrando quindi
poche lacrime e di scarsa consistenza, ma non per questo da giudicare
negativamente.
Se
tuttavia il vino si muove nel bicchiere non difformemente da quanto fa
l'acqua certamente si tratta di una vino da definirsi
"fluido" e questa è indicazione di qualità modesta e
lavorazioni enologiche orientate a sfruttare al massimo i mosti,
lavorati con pressature ripetute.
Un
movimento un po' più contenuto, che denota una maggior presenza di
componenti, può consentire di definire il vino "poco
consistente", indicando una maggior presenza dei fattori acidi e
sapidi rispetto a quelli "morbidi" del vino. Ecco che però
questa classificazione può essere quella giusta per un certo tipo di
vini, come i bianchi del nord, che di quei fattori fanno il loro punto
di forza.
I
vini, bianchi, rossi o rosati, che presentano un equilibrio del
rapporto tra i vari fattori che lo compongono, come spesso avviene nei
vini di qualità di medio invecchiamento, saranno presumibilmente
"abbastanza consistenti". La nostra osservazione coglierà
facilmente lacrime pronunciate, di media fittezza, che permangono per
qualche secondo sulla parete del calice.
Come
sappiamo i vini che abbiano la qualità per consentirne
l'invecchiamento, maturando esaltano le loro caratteristiche di
morbidezza, dovute essenzialmente ad un elevato valore alcolico ed
alla formazione durante gli anni dei polialcooli protagonisti di
quelle sensazioni di morbidezza che ne esaltano la degustazione.
Questa tipologia di vini sarà quindi lecito definirli
"consistenti" se ne osserveremo un movimento meno
scorrevole, confermato dalla presenza di archetti numerosi e lacrime
pronunciate, come il "sipario di un palcoscenico" ha detto
qualcuno con una bella immagine teatrale. Le lacrime scenderanno
lentamente, ben distinte l'una dall'altra.
Abbiamo accennato all'inizio di questo capitolo al rumore del vino mentre
viene versato nel calice, segnalando che i vini passiti e dall'elevato
tenore zuccherino sono protagonisti di un suono simile a quello di uno
sciroppo. Anche il loro movimento nel bicchiere ne ricorderà le
caratteristiche, potendosi definire questi vini come
"viscosi". Se associato a vini diversi da quelli da dessert
o prodotti da surmaturazione o "vendemmia tardiva", una
elevata viscosità è sintomo di qualche difetto, ma in un Passito di
Pantelleria o in un Picolit friulano è il segno che stiamo
probabilmente per degustare un nettare straordinario.
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