In questi giorni che ci separano dal Santo Natale
è divampata una polemica che si poteva lasciare passare senza alcun
scalpore.
In tre scuole del nord Italia, rispettivamente
nella provincia di Como, Modena e nella città di Treviso, alcuni
insegnanti hanno avuto la brillante, seppur legittima, idea di
apportare delle modifiche alle canzoncine e agli inni natalizi da far
cantare ai loro piccoli ed innocenti alunni.
In alcune di queste scuole si è abbandonato da
tempo l’allestimento del presepe, l’albero e anche il crocefisso,
altri hanno cercato di cambiare la strofe di una canzone in cui si
menzionava il nome di Gesù con virtù.
Tutto ciò in modo assolutamente unilaterale per
non far sminuire la presenza di bambini di altre etnie figli di
immigrati.
Alcuni esponenti della Lega Nord hanno gridato allo
scandalo, hanno accusato in modo forse eccessivo gli insegnanti di
voler abbandonare volontariamente il messaggio cristiano e le
tradizioni popolari degli italiani in generale, dei lombardi e veneti
in particolare, in nome del politically correct e in vista di
una maggiore integrazione e solidarietà fra i bambini.
Gli insegnanti hanno sottolineato la loro buona
fede e il rispetto di programmi scolastici ben definiti e che non
esiste alcun disagio tra i bambini nel cantare una canzone piuttosto
che un'altra.
Vista così appare una polemica naif, con
mamme che si costituiscono in comitati, sindaci di diverso colore a
dare man forte, insegnanti che picchettano le scuole insieme ai loro
sindacati, con gli unici interessati, e cioè i bambini, che stano a
guadare questo strano mondo di adulti.
La polemica è certamente politica, ma non solo, si
tratta di capire cosa c’è dietro.
Questo Paese è un Paese cattolico, e qui non ci
piove, ma con una Costituzione e fondamenti legislativi laici.
Il popolo è cattolico mentre lo Stato, le
istituzioni, la vita regolata dalle leggi sono laiche.
Lo Stato laico rispetta le minoranze, ma anche le
maggioranze.
L’Italia è anche un paese democratico e allora
ci domandiamo perché non si ha nulla da eccepire quando, dopo una
consultazione elettorale, si forma una maggioranza politica e una
minoranza, e invece non si deve sottolineare fortemente che c’è da
secoli in Italia una forte tradizione cattolica condivisa da tutti,
con delle nuove minoranze etniche che non hanno mostrato alcun
interesse nella vicenda, dando un messaggio a coloro che per spirito
di rivalsa o per una ideologia eccessivamente "globalista"
vogliono fare di questo Paese un crogiolo di individui senza radici
né anima.