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L'IRAN CONTINUA A SFIDARE GLI USA E LA COMUNITA' INTERNAZIONALE

di Maurizio Arseni

 

Kamal Kharrazi









































 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





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Durante il secondo giorno della conferenza in corso alle Nazioni Unite sulla non proliferazione delle armi nucleari, il Ministro degli Esteri di Teheran, Kamal Kharrazi, ha annunciato che il paese ha intenzione di continuare a sviluppare tecnologia nucleare, precisando tuttavia che sarà utilizzata solo per scopi civili.

Da Teheran, in contemporanea, un portavoce del governo è stato ancora più dettagliato.

Ha confermato che le attività di ricerca e sviluppo per il nucleare - sospese durante i negoziati con l’Unione Europea - riprenderanno presto con la raffinazione del gas uranio attraverso centrifughe (ne sono in costruzione circa trecento) per ottenere energia utile ad alimentare le centrali nucleari. Peccato che lo stesso uranio possa servire alla costruzione della bomba atomica. Gli Stati Uniti lo sanno e tramite la loro delegazione hanno invitato l’Iran a fare un passo indietro, smantellando tutte le centrali.

Come risposta a questa richiesta, Kharrazi ha rammentato a Washington la promessa di non utilizzare l’energia atomica per scopi militari rivolta a Francia, Gran Bretagna e Germania nel vertice di Parigi dello scorso ottobre. Ha poi addirittura  preteso che tutti gli Stati che producono energia atomica sottoscrivano un accordo che li obblighi a non utilizzarla contro quelli che non la adottano. Come l’Iran, per l'appunto.

Gli Stati Uniti si sono da sempre opposti ad una soluzione del genere. Il portavoce della delegazione americana, Richard Grenell, ha perfino  sostenuto che la minaccia posta dal terrorismo internazionale renderà l’impiego del nucleare quasi necessario. Per questo motivo, Bush propone di abolire il doppio uso – militare e civile -  del nucleare per gli Stati “dell’asse del male”, come Corea del Nord e Iran, lasciando le mani libere a quell’altra dozzina di Paesi che possiedono l’atomica, ma hanno la fortuna di essere alleati o amici degli Stati Uniti.


L’unica proposta che Teheran potrebbe prendere in considerazione è quella caldeggiata da Germania, Francia e Gran Bretagna, che prevede la sospensione dei programmi nucleari in cambio di incentivi economici.

Mohamed El Baradei, capo dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AEIA), propone invece di mettere la produzione sotto il controllo di organismi regionali o internazionali.

Questa soluzione ha ricevuto l’appoggio della maggior parte dei 180 Paesi rappresentati alle Nazioni Unite, compresa la Russia divenuta per Teheran un grosso supermarket di tecnologie e  know-how accumulati da Mosca durante gli anni della guerra fredda.

 

Roma, 7 maggio 2005

(m.arseni@momentosera.com)