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ll 1 gennaio 2003 l’euro compie un anno di vita.
Vi ricordate l’entusiasmo dei primi giorni del 2002, quando
facevamo la fila davanti agli uffici postali per accaparrarci
il famoso sacchetto da 25 euro in monete, in modo da
familiarizzare velocemente con la nuova divisa?
Alle ore 0,00 del 1 gennaio 2002, tutti i paesi Ue, esclusa la Gran
Bretagna e la Danimarca, hanno salutato la nascita dell’euro
con vistosi e megagalattici festeggiamenti di piazza, ai quali
hanno partecipato gli uomini politici che ne sono stati i
fautori, tra i quali il nostro Romano Prodi in evidente
visibilio, con allegato smagliante faccione.
E’ passato un anno, durante il quale, dopo un primo momento di
naturale sbandamento, abbiamo constatato virtù e vizi della
nuova moneta, in merito ai cui effetti sull’economia
proviamo a fare un primo bilancio.
Indubbiamente, la nascita dell’euro, non ha rappresentato solo una
grande innovazione, ma una vera e propria rivoluzione
destinata ad unificare maggiormente la società europea.
Una moneta forte per l’Europa. Una moneta forte per il mondo
intero, in grado di competere a testa alta con il dollaro
soprattutto nelle transazioni commerciali e nel turismo.
In effetti, chiunque quest’anno si sia recato all’estero in
paesi non americani, ha potuto constatare di persona che
l’euro era richiesto tanto quanto il biglietto verde, se non
addirittura maggiormente.
Si sa, infatti, che la competizione e la concorrenza stimolano verso
produzioni più qualitative in rapporto al prezzo, alimentando
i consumi in maniera più intelligente.
Un altro effetto importante è dato dal rappresentare un’unica
moneta per circa 250 milioni di persone, avvantaggiate ora dal
non dover cambiare ogni volta che si valicano i confini di un
paese Ue, in linea con il progetto di Europa senza frontiere
interne previsto dal Trattato di Shengen.
Quindi, almeno nelle previsioni, più competitività e maggiori
vantaggi economici per i cittadini europei.
Ma è andata proprio cosi? Vediamo.
Innanzi tutto, dall’iniziale cross – rate di 1,17 dollari per un
euro, la moneta unica è progressivamente precipitata fino a
toccare addirittura quota 0,80 dollari circa, per poi risalire
attualmente su valori che viaggiano intorno alla parità.
Far partire la moneta europea ad un valore addirittura sopra il
dollaro non è stata certo una brillante idea, tant’è che i
mercati ne hanno subito ridimensionato il valore, permettendo
alle nostre esportazioni di competere in maniera più
favorevole.
Per non parlare di chi, all’epoca, ha investito nella nuova moneta
e non solo non ha guadagnato, ma si è addirittura ritrovato
con un capitale inferiore.
Passando dall’Europa all’Italia, come sappiamo fino alla nausea,
il cambio di un euro è stato fissato a Lire 1936,27.
Ci ricordiamo tutti gli innumerevoli problemi, tuttora presenti,
causati da quest’assurdo valore di cambio ad un livello poco
sotto le 2000 lire, con quei maledetti decimali che ci hanno
fatto impazzire.
L’amaro risultato per i consumatori fu un aumento immediato dei
prezzi di circa il 4%, dettato dalla necessità e dalla
comodità reale dell’arrotondamento dell’euro ad un
cambio, di fatto, proprio a 2000 lire, com’era ovvio!
Ma chi fu quell’intelligente artefice che decise il cambio di
1936,27 lire per € 1,00?
Fu interpellato il popolo italiano su una questione di determinante,
oserei dire fondamentale, importanza come questa?
Fu indetto, per esempio, un referendum consultivo (come già ci
furono in passato in materia europea), per stabilire se
fissare il cambio a Lire 1936,27 o ad esempio a Lire 2000,
sicuramente più certo e comodo?
Manco per niente.
Tutto ciò fu deciso nelle segrete stanze del consessi europei ed
italiani, deliberatamente prevedendo che l’inflazione, che
ne sarebbe stata la naturale conseguenza economica, avrebbe sì
innalzato i prezzi con buona pace delle tasche degli italiani,
ma allo stesso tempo avrebbe dovuto facilitare le esportazioni
e gli scambi commerciali nell’impatto con il dollaro.
I dati invece dimostrano il contrario.
A distanza di un anno, l’inflazione statistica (quella reale è
tutta un’altra cosa) viaggia intorno al 2,7%.
Immaginate poi gli effetti di questo “gap” di circa 63,73 lire
per ogni euro sul debito pubblico e sui suoi interessi, sulla
spesa corrente, in una parola sulle grandi cifre.
Tutto ciò ha rappresentato un abilissimo artificio contabile per
cancellare di colpo decine e decine di migliaia di miliardi di
vecchie lire, una volta che l’economia si fosse stabilizzata
e nessuno avesse più ragionato in termini di cambio
lira/euro.
Ma gli effetti negativi dettati dall’introduzione dell’euro non
sono finiti qui.
Il tanto paventato innalzamento dei prezzi è purtroppo diventata
un’innegabile realtà e non si è limitato agli
arrotondamenti, magari!
Le associazioni di consumatori avevano messo in guardia su questo
pericolo, ma le loro previsioni sono rimaste come i vaticini
di Cassandra, inascoltate.
Nonostante tutto ciò, le previsioni sono state addirittura meno
catastrofiche.
Perché oggi un euro equivale a 1000 lire!
Basta aprire un giornale di annunci immobiliari e constatare che un
appartamento che prima costava 500 milioni di lire, oggi costa
500 mila euro, ossia il doppio.
Il canone di affitto di un appartamento ad uso abitativo di due
camere, bagno e cucina costava prima circa 1.200.000 lire e
oggi costa circa 1000 – 1200 euro, ossia il doppio.
Il canone di affitto di un immobile ad uso ufficio di circa 150 mq
costa circa 3000 euro, ossia 6 milioni di lire.
Una banconota da 50 euro dovrebbe valere 100.000 lire, ma va via
come le precedenti 50.000.
Per cui non ci raccontino balle, paroloni e astruse teorie
economiche, come è successo per mesi attraverso trasmissioni
televisive, dibattiti e interviste, perché basta fare la
spesa in qualsiasi supermercato e ci accorgiamo che spendiamo
il doppio di prima, pur comprando le stesse identiche cose.
“L’anno scorso, se il prezzo di un prodotto aumentava di 300
lire veniva subito notato. Oggi l‘incremento di 0,3 euro,
nonostante sia il doppio, non è immediatamente percepito”,
ha dichiarato Vincenzo Dona, presidente dell’Unione
Nazionale Consumatori.
In questo scenario, come fa a vivere chi aveva uno stipendio di
2.000.000 di lire e oggi si vede in busta paga 1.032 euro che
non bastano neanche per un affitto?
Ma ci rendiamo conto?! Questa è un economia totalmente impazzita e
drogata!
In conclusione, l’introduzione di una moneta forte e stabile era
sicuramente indispensabile all’Europa per competere con le
altre grandi valute.
Ma l’effetto che ne è seguito a livello di economia reale e non
virtuale è stato catastrofico: un assurdo, sempre crescente
ed indiscriminato aumento dei prezzi che ha portato il valore
dell’euro in concreto a 1000 lire.
Ed al malumore (per non dire ben di peggio) dei consumatori,
costretti a limitare anche le spese di prima necessità, ha
corrisposto il silenzio e l’inerzia dei pubblici poteri.
Tant’è che recentemente il Presidente della Repubblica Ciampi,
riconoscendo che l’introduzione dell’euro ha comportato
notevoli rincari, ha dovuto ammonire le Istituzioni per
adottare le opportune contromisure, seguito a ruota dal
Ministro dell’economia, Giulio Tremonti.
Dimostrazione che non erano tutte rose e fiori e che adesso si cerca
di mettere le mani avanti, addirittura attribuendo la colpa,
senza alcun ritegno, al crollo delle Torri gemelle, alla sua
conseguenza ed alla sfavorevole situazione economica
internazionale.
A questa lampante miopia ed incompetenza bisogna urgentemente porre
rimedio attraverso provvedimenti che riportino l’economia ed
i prezzi su valori normali ed accettabili.
Buon compleanno, euro!
Roma,
9
dicembre 2002
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