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Poche
settimane fa a Copenhagen, l’Unione europea ha dato
formalmente il via all’ingresso di 10 nuovi membri nella
grande famiglia chiamata Europa. I nuovi membri che entreranno
a far parte dell’unione dal 1 maggio 2004 sono: Repubblica
Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Slovenia, Malta, Cipro,
Estonia, Lettonia e Lituania.
Se
guardiamo la lista dei nuovi membri ed eliminando da essa
Malta e Cipro, non possiamo non notare come tra essi ci siano
coloro che fino ad un decennio fa erano considerati una
minaccia, poiché facenti parte del Patto di Varsavia. Oggi
ovviamente gli anni bui della guerra fredda sono solo un
lontano ricordo, e gli sforzi effettuati da allora, dai
cosiddetti paesi dell’Est, in direzione dell’Europa
democratica sono stati notevoli. La loro adesione è il giusto
coronamento d’anni di riconversione sia politica sia
economica.
Il
significato di tale allargamento c’induce a due
considerazioni, la prima di carattere politico, è che il
vecchio continente così facendo rinsalda sempre più (almeno
si spera) la coesistenza pacifica dei vari attori del proprio
panorama geopolitico.
Dovrebbe
aumentare, cosi, anche il prestigio in termini di politica
estera, conferendo così all’Unione un peso sempre maggiore
nello scenario mondiale. Sino ad oggi, a mio avviso,
l’approccio dell’Unione di fronte ai principali
avvenimenti internazionali, è stato spesso di basso profilo
lasciando in mano degli Stati Uniti il ruolo di Leader
indiscusso; questo dovuto in parte alla differenza di vedute
dei singoli stati membri, in tema di politica estera e in
parte alla impossibilità di trovare una linea comune che
fosse accettata da tutti.
Oggi
invece, lo scenario politico mondiale, considerato
l’immobilismo dell’ONU, ha bisogno di una controparte
unita e decisa, che faccia da contrappeso a quel ruolo che gli
Stati Uniti stanno cercando di consolidare. Un attore come
l’Unione Europea deve rendersi consapevole delle proprie
potenzialità, essendo in grado di porre l’accento sui reali
bisogni della comunità internazionale e non su singoli
interessi nazionali.
La
seconda considerazione è di carattere economico e pone
potenziali vantaggi e svantaggi.
Il
vantaggio più evidente è quello dell’allargamento del Mercato
Europa, aumentando di circa 100 milioni i cittadini odierni
(370 milioni è l’ultima stima del 1999) aumentando, di
fatto, la crescita dei potenziali compratori.
Di
contro se aumentano i compratori, è anche vero che la
concorrenza aumenterà in termini d’offerta di servizi e
merci a prezzi che saranno sicuramente molto più bassi degli
standard cui siamo abituati.
Questo sicuramente porterà ulteriori difficoltà ad
alcuni settori economici.
Un
esempio su tutti, la politica agricola.
Il
nostro paese, e soprattutto gli operatori del settore, spesso
pagano le restrizioni in termini di produzioni o standard, con
notevoli disagi e multe salate (si vedano le quote sulla
produzione del latte). Quindi
l’ingresso di paesi dove il costo del lavoro è molto più
basso, certamente porterà ad una maggiore attenzione dei
singoli stati membri in tema di politica economica, ma non
eviterà sicure ripercussioni negative per gli stessi.
Da
un punto di vista sociale, personalmente credo che se ne
possano trarre solo benefici. Ormai viviamo in un mondo dove
non ci si può certo nascondere dietro una frontiera e una
bandiera, quindi fermo restando il dovuto rispetto delle
singole culture e tradizioni, riunirsi anziché dividersi, può
solo portare vantaggi. Inoltre viene a cadere un possibile
preconcetto che vedeva l’Unione Europea come un club di
privilegiati, essendo i propri stati membri tra i paesi
maggiormente industrializzati al mondo.
Il
momento che stiamo vivendo è comunque un momento importante,
e spero vivamente che dopo la formalizzazione da parte
dell’Unione all’ingresso dei nuovi stati membri, i
cittadini degli stessi esprimano parere positivo nei
referendum nazionali che saranno organizzati per ratificarne
ed ufficializzarne il loro ingresso.
Non
resta che augurare: "Buon Anno Europa !"
Bologna,
9 gennaio 2003 |