MOMENTO-SERA  Quotidiano di Informazioni.

Fondato nel 1946


Home Page

EUROPA: la famiglia si allarga 
di Pierangelo Sanzo

I risultati della prima domanda di un  questionario del PE su Internet (Europarl)

Per saperne di più:
Sito Unione Europea


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Top page

Mappa del sito
 

 

Poche settimane fa a Copenhagen, l’Unione europea ha dato formalmente il via all’ingresso di 10 nuovi membri nella grande famiglia chiamata Europa. I nuovi membri che entreranno a far parte dell’unione dal 1 maggio 2004 sono: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Slovenia, Malta, Cipro, Estonia, Lettonia e Lituania.

Se guardiamo la lista dei nuovi membri ed eliminando da essa Malta e Cipro, non possiamo non notare come tra essi ci siano coloro che fino ad un decennio fa erano considerati una minaccia, poiché facenti parte del Patto di Varsavia. Oggi ovviamente gli anni bui della guerra fredda sono solo un lontano ricordo, e gli sforzi effettuati da allora, dai cosiddetti paesi dell’Est, in direzione dell’Europa democratica sono stati notevoli. La loro adesione è il giusto coronamento d’anni di riconversione sia politica sia economica.

Il significato di tale allargamento c’induce a due considerazioni, la prima di carattere politico, è che il vecchio continente così facendo rinsalda sempre più (almeno si spera) la coesistenza pacifica dei vari attori del proprio panorama geopolitico.

Dovrebbe aumentare, cosi, anche il prestigio in termini di politica estera, conferendo così all’Unione un peso sempre maggiore nello scenario mondiale. Sino ad oggi, a mio avviso, l’approccio dell’Unione di fronte ai principali avvenimenti internazionali, è stato spesso di basso profilo lasciando in mano degli Stati Uniti il ruolo di Leader indiscusso; questo dovuto in parte alla differenza di vedute dei singoli stati membri, in tema di politica estera e in parte alla impossibilità di trovare una linea comune che fosse accettata da tutti.

Oggi invece, lo scenario politico mondiale, considerato l’immobilismo dell’ONU, ha bisogno di una controparte unita e decisa, che faccia da contrappeso a quel ruolo che gli Stati Uniti stanno cercando di consolidare. Un attore come l’Unione Europea deve rendersi consapevole delle proprie potenzialità, essendo in grado di porre l’accento sui reali bisogni della comunità internazionale e non su singoli interessi nazionali.

La seconda considerazione è di carattere economico e pone potenziali vantaggi e svantaggi.

Il vantaggio più evidente è quello dell’allargamento del Mercato Europa, aumentando di circa 100 milioni i cittadini odierni (370 milioni è l’ultima stima del 1999) aumentando, di fatto, la crescita dei potenziali compratori.

Di contro se aumentano i compratori, è anche vero che la concorrenza aumenterà in termini d’offerta di servizi e merci a prezzi che saranno sicuramente molto più bassi degli standard cui siamo abituati.  Questo sicuramente porterà ulteriori difficoltà ad alcuni settori economici.

Un esempio su tutti, la politica agricola.

Il nostro paese, e soprattutto gli operatori del settore, spesso pagano le restrizioni in termini di produzioni o standard, con notevoli disagi e multe salate (si vedano le quote sulla produzione del latte).  Quindi l’ingresso di paesi dove il costo del lavoro è molto più basso, certamente porterà ad una maggiore attenzione dei singoli stati membri in tema di politica economica, ma non eviterà sicure ripercussioni negative per gli stessi.

Da un punto di vista sociale, personalmente credo che se ne possano trarre solo benefici. Ormai viviamo in un mondo dove non ci si può certo nascondere dietro una frontiera e una bandiera, quindi fermo restando il dovuto rispetto delle singole culture e tradizioni, riunirsi anziché dividersi, può solo portare vantaggi. Inoltre viene a cadere un possibile preconcetto che vedeva l’Unione Europea come un club di privilegiati, essendo i propri stati membri tra i paesi maggiormente industrializzati al mondo.

Il momento che stiamo vivendo è comunque un momento importante, e spero vivamente che dopo la formalizzazione da parte dell’Unione all’ingresso dei nuovi stati membri, i cittadini degli stessi esprimano parere positivo nei referendum nazionali che saranno organizzati per ratificarne ed ufficializzarne il loro ingresso.

Non resta che augurare: "Buon Anno  Europa !"

Bologna, 9 gennaio 2003