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FIAT: CRONACA DI UNA MORTE
ANNUNCIATA
!

di Luigi Piccarozzi

 

 

 

 

 

 

 

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Alla fine, si sono messi (per ora) tutti d’accordo, in una generale tregua natalizia.

Da una parte Mediobanca e la famiglia Agnelli, dall’altra la cordata di banche finanziatrici del debito Fiat e il suo Presidente Paolo Fresco, che rimane al suo posto, affiancato dal nuovo a.d. Barberis, già direttore generale, fedele alla proprietà.

In effetti lo scontro non serve a nessuno, tantomeno ai lavoratori, vittime passive dei giochetti di potere.

Tanto è stato tutto già stabilito: la Fiat auto Spa non rende più e da molto tempo.

I dati di vendita sono lì a dimostrare inequivocabilmente che è finita l’epoca dell’auto popolare, perché di popolare non ha più neanche il prezzo, allineato alle altre auto estere del suo segmento.

E nell’era della globalizzazione, in un regime di libero mercato e di concorrenza, a parità di prezzo si sceglie il prodotto migliore, che in questo caso non è quello italiano, altrimenti non saremmo in questa situazione.   

Ma la cosa incredibile è che stiamo assistendo alla cronaca di una morte annunciata.

Da lungo tempo, infatti, tutto “l’establishment” sapeva che l’automobile Fiat non tirava più e l’uscita di scena, anni fa, di Cantarella ne era la palese dimostrazione, per chi aveva previsto tutto ciò e, rimanendo inascoltato, non voleva giustamente condividerne, passivo ed inerme, le responsabilità.

La Fiat auto Spa era ormai divenuta un grosso peso nel bilancio del Gruppo, lo sapevano tutti: azienda, banche, sindacati, governo, parlamento, di cui l’avvocato è membro come senatore a vita.

Ogni problema ha la sua soluzione.

Perché allora non è stato fatto nulla, perché gli illustri manager con stipendi da capogiro non hanno adottato le opportune contromisure, soprattutto a salvaguardia delle migliaia di posti di lavoro? Perché non si è avviata una politica concorrenziale abbassando il prezzo della Fiat?

Risposta: perché é più conveniente spezzettare l’azienda, mantenendo il settore auto di lusso (Ferrari, Maserati e Alfa) e cedendo a terzi (probabilmente al Gruppo GM – Opel) la Fiat auto Spa.

E a questo serviva la nomina a presidente di Paolo Fresco, traghettatore verso l’industria americana, dalla quale infatti proveniva e garante del piano di finanziamento concesso da alcune banche italiane, tra cui Capitalia e SanPaoloImi.

E i nostri lavoratori, operai specializzati con una grande preparazione, che fine fanno?

Risposta: inizialmente Cassa integrazione e poi molto probabilmente il benservito.

Vi ricordate la scena di quel film in cui Alberto Sordi, rivolgendosi sprezzante ad un gruppo di persone, recita: “Lavoratoriiiiiii !” con successivo eloquente gesto di disprezzo? Quello sarà il triste epilogo.

Roma, 9 dicembre 2002