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Alla
fine, si sono messi (per ora) tutti d’accordo, in una
generale tregua natalizia.
Da
una parte Mediobanca e la famiglia Agnelli, dall’altra la
cordata di banche finanziatrici del debito Fiat e il suo
Presidente Paolo Fresco, che rimane al suo posto, affiancato
dal nuovo a.d. Barberis, già direttore generale, fedele alla
proprietà.
In
effetti lo scontro non serve a nessuno, tantomeno ai
lavoratori, vittime passive dei giochetti di potere.
Tanto
è stato tutto già stabilito: la Fiat auto Spa non rende più
e da molto tempo.
I
dati di vendita sono lì a dimostrare inequivocabilmente che
è finita l’epoca dell’auto popolare, perché di popolare
non ha più neanche il prezzo, allineato alle altre auto
estere del suo segmento.
E
nell’era della globalizzazione, in un regime di libero
mercato e di concorrenza, a parità di prezzo si sceglie il
prodotto migliore, che in questo caso non è quello italiano,
altrimenti non saremmo in questa situazione.
Ma
la cosa incredibile è che stiamo assistendo alla cronaca di
una morte annunciata.
Da
lungo tempo, infatti, tutto “l’establishment” sapeva che
l’automobile Fiat non tirava più e l’uscita di scena,
anni fa, di Cantarella ne era la palese dimostrazione, per chi
aveva previsto tutto ciò e, rimanendo inascoltato, non voleva
giustamente condividerne, passivo ed inerme, le responsabilità.
La
Fiat auto Spa era ormai divenuta un grosso peso nel bilancio
del Gruppo, lo sapevano tutti: azienda, banche, sindacati,
governo, parlamento, di cui l’avvocato è membro come
senatore a vita.
Ogni
problema ha la sua soluzione.
Perché
allora non è stato fatto nulla, perché gli illustri manager
con stipendi da capogiro non hanno adottato le opportune
contromisure, soprattutto a salvaguardia delle migliaia di
posti di lavoro? Perché non si è avviata una politica
concorrenziale abbassando il prezzo della Fiat?
Risposta:
perché é più conveniente spezzettare l’azienda,
mantenendo il settore auto di lusso (Ferrari, Maserati e Alfa)
e cedendo a terzi (probabilmente al Gruppo GM – Opel) la
Fiat auto Spa.
E
a questo serviva la nomina a presidente di Paolo Fresco,
traghettatore verso l’industria americana, dalla quale
infatti proveniva e garante del piano di finanziamento
concesso da alcune banche italiane, tra cui Capitalia e
SanPaoloImi.
E
i nostri lavoratori, operai specializzati con una grande
preparazione, che fine fanno?
Risposta:
inizialmente Cassa integrazione e poi molto probabilmente il
benservito.
Vi
ricordate la scena di quel film in cui Alberto Sordi,
rivolgendosi sprezzante ad un gruppo di persone, recita:
“Lavoratoriiiiiii !” con successivo eloquente gesto di
disprezzo? Quello sarà il triste epilogo.
Roma,
9
dicembre 2002
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