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L’annuncio
dato ieri dalle Autorità statunitensi, fa ripiombare tutti noi nello
sgomento e nell’incredulità. Il fatto che risale agli inizi di Maggio, ma
solo ieri reso pubblico, riguarda l’arresto di un uomo, probabilmente
legato all’organizzazione di Osama Bin Laden, che si preparava a compiere
un attentato negli USA, con un ordigno capace di sprigionare sostanze
radioattive.
E così
mentre tutti noi, giorno dopo giorno, andavamo rimuovendo dai nostri
pensieri quanto accaduto a settembre, cancellando l’orrore e la paura
provati in quei giorni, siamo stati nuovamente riportati alla realtà.
Nel
tentativo di spiegare quanto accaduto a settembre, tutti noi abbiamo sempre
concluso che non vi fosse altra spiegazione che quella della follia pura.
Follia da parte di un gruppo di assassini ben foraggiati da un pazzo con il
turbante e la barba, che disponeva di risorse economiche quasi illimitate.
Alla luce
di quanto successo dopo l’11 settembre una riflessione mi sembra ovvia.
A cosa ha
portato l’enorme dispiegamento di forze americano in Afghanistan ? Oltre
alla liberazione di un popolo che continua comunque a vivere nella sua
miseria e nella sua arretratezza?
Sembrerebbe
a nulla.
Si sono
perse le tracce di coloro che erano indicati come gli obbiettivi primari di
questa enorme caccia all’uomo. E i loro nomi aleggiano come fantasmi nelle
cronache ogni qual volta si parla di terrorismo. Bin Laden e il Mullah Omar
sono svaniti nel nulla. Considerando
invece, la notizia dell’arresto di ieri, sembra proprio che il gruppo di
folli, a quanto pare, continui a muoversi indisturbato per il mondo cercando
di seminare altro terrore. Follia insistiamo noi.
L’unica
ragione che li spinge sarebbe dunque la follia. Certo a noi fa comodo dire
che si tratta di scompensi mentali, dovuti a chissà quali disturbi. In
quanto non possiamo dichiarare che forse tali comportamenti derivano da una
cultura fondamentalmente diversa dalla nostra, che se viene deviata all’estremo, come nel caso specifico, non ha
alcun rispetto per la vita umana.
Quindi
continuiamo a chiamarli folli, e saremo politicamente corretti. Se invece
appelleremo tali assassini come figli di una cultura, che ripeto se portata
all’estremo, diventa ostile dichiarando nemico chi non la pensa come loro,
correremo subito il rischio di passare per razzisti.
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