|
Con queste drammatiche parole pronunciate
durante la messa pasquale, Papa Giovanni Paolo II ha espresso tutta la
Sua forte preoccupazione e quella del mondo cattolico per
l’escalation di violenza in Terra santa.
Un Papa stanco e sofferente quello che ci è
apparso fin dalla “Via crucis” di venerdì 29 marzo, ma che, per
grazia divina, è capace di riprendersi in maniera sorprendente.
Un Papa che non si lamenta per i forti dolori
che Lo affliggono, che ancora impone ai potenti della Terra di
intervenire, di superare questa fase di assoluta inerzia e di trovare
al più presto una soluzione alla questione mediorientale.
Mi sono sempre chiesto cosa pensi Papa
Woityla quando, con un gesto tanto drammatico quanto eloquente, si
copre il viso con le mani.
Probabilmente pensa a come l’uomo ha
ridotto questo povero mondo.
Alla spirale di guerre, genocidi e violenze.
Alla costante ed irreversibile distruzione
della natura che ci circonda.
Agli insegnamenti di Cristo, calpestati in
nome delle armi, del potere, del profitto, del denaro, del successo,
della vanità.
Un Papa che ha sgretolato i regimi comunisti
dei Paesi dell’Est.
Al quale anche Fidel Castro ha dovuto rendere
omaggio.
Un Papa che ha impegnato tutto il suo
pontificato alla riconciliazione con le altre religioni, in
particolare con quella ebraica e islamica, riuscendo a riunire ad
Assisi ed a far dialogare i rappresentanti di tutte le religioni.
“Non abbiate paura”, esortava con voce
possente dalla loggia della Basilica vaticana, “aprite, anzi,
spalancate le porte a Cristo!”.
Un Papa che, negli innumerevoli viaggi, ha
portato il suo messaggio di pace e di amore a tutti i popoli della
Terra.
Un Papa protetto dal mantello di Maria, che
Lo ha sempre protetto dalle pallottole e da ogni insidia.
Non dimentichiamoci però che, come Cristo e
come Suo Vicario in Terra, è un essere umano.
Con i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, i
suoi sentimenti.
E cosa pensa vedendo quanto sta succedendo?
Come deve sentirsi dopo essersi incessantemente prodigato per la pace?
“Guarda cosa faranno gli uomini in futuro.
I crimini e le distruzioni che commetteranno in Tuo nome!”, disse
Satana a Gesù Cristo durante le tentazioni nel deserto.
“E’ per loro che morirai sulla croce? Per
gli uomini, che non seguiranno Te ed i Tuoi insegnamenti, ma me e la
ricchezza che solo io saprò dargli?
Seguimi e farò di Te l’uomo più potente
della Terra, re e padrone di ogni cosa”.
“Vade retro, Satana”, gli rispose Gesù.
Ma Lui era Cristo e gli uomini, invece, sono
deboli e bramosi di potere e ricchezze.
Si dice che la guerra sia nata con l’uomo.
Ovviamente, quando non ci sarà più
l’uomo, finiranno anche le guerre.
Dobbiamo arrivare a questo? E’ mai
possibile che qualsiasi generale guerrafondaio e dal grilletto facile
che si svegli una mattina, possa scatenare nel terzo millennio una
tale offensiva, tenendo tutti i popoli del mondo col fiato sospeso?
E che - fatto ancora più grave - gli
illustri potenti del mondo glielo permettano?
La gente non ne può più delle guerre, degli
attentati, del terrorismo, dei grattacieli che cadono, delle
risoluzioni Onu (da cui è nato tutto ciò, ndr).
Vogliono che si dialoghi e che tacciano le
armi.
I governanti si dimenticano che ricevono
l’investitura dai loro popoli sovrani non per fare la guerra, ma per
sviluppare una migliore qualità della vita, per creare e mantenere la
pace.
Quando impareranno che la guerra non serve e
non risolve niente? Anzi, acuisce la spirale di vendetta e di
ritorsioni.
Ecco perché il Papa è così sofferente,
perché si porta le mani al volto, come se non volesse vedere quanto
gli succede intorno.
Un Papa amato dai popoli del mondo, amato dai
giovani, amato da noi tutti.
Un Papa che continua a chiedere
incessantemente la pace.
Una pace alla quale Satana ha dichiarato
guerra, influenzando la mente di alcuni.
I quali, prima di vedere la pagliuzza
nell’occhio altrui bisognerebbe che riconoscessero la trave nel
proprio.
Perché la dichiarazione di guerra alla pace
nasce da ogni sopruso, da ogni ingiustizia, da ogni violenza.
Forza,
Santità, perché con l’aiuto del Signore e come diceva un Suo
predecessore, “Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo!”.
Roma, 6 apr 2002
|