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IL POPOLO, LA PACE E IL CONTROLLO

di Luigi Piccarozzi

 

In una nazione che si proclama democratica, di solito, la sovranità appartiene al popolo.

Così recita, infatti, l’articolo 1 della nostra Costituzione.

Ma cos’è il popolo? Questa strana entità finora scritta solo sui libri, ma di cui non abbiamo mai visto la voce (a parte le elezioni e le manifestazioni di stampo più o meno politico)?

Il popolo è l’insieme degli individui appartenenti ad una nazione, ma anche ad un’etnia.

Esiste quindi il popolo dell’Italia, della Francia, della Germania, così come esiste un popolo curdo, arabo, asiatico, caucasico e così via.

Ma esistono anche il popolo europeo e quello americano, formati dagli appartenenti alla UE ed agli USA.

Per finire in un unico popolo: quello della Terra.

Ebbene, questo popolo è quello che finalmente sta facendo sentire la propria voce per la pace, per dire basta alla guerra in Iraq, per dire basta alla Guerra!

Milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza, hanno abbandonato le pantofole ed il tranquillo focolare domestico per gridare la propria contrarietà alla Guerra, per sventolare ed appendere ai propri balconi la "rainbow flag", la bandiera dell’arcobaleno, divenuta il simbolo ed il vessillo della pace.

Ovviamente non sto parlando del pacifismo di parte.

Perché sotto la bandiera della pace non c’è destra né centro né sinistra, perché la pace è di tutti.

Pace che non potrà mai esserci, finché ci saranno terrorismo e guerra, ha detto Giovanni Paolo II.

Ma allora, se in democrazia la sovranità appartiene al popolo ed il popolo è contrario alla guerra, perché Usa e Gran Bretagna stanno combattendo in Iraq?

Come dite? Che non considerano la volontà popolare?

Se è così (e probabilmente lo è), allora c’è qualcosa che non va e forse andrebbe rivisto il concetto di democrazia.

Raramente chi governa pensa che il popolo - preso com’è dalla routine quotidiana fatta di bollette, mutui, tasse, vitto e conti da pagare, figli da portare e riprendere da scuola, capiufficio da assecondare, traffico da dribblare ecc. – possa scendere in piazza contro una guerra lontana.

Ma qualcosa è cambiato, finalmente!

Nella società "globale", dove i confini sono annullati, le immagini delle bombe, attraverso tv e internet, arrivano nelle case di quel popolo della Terra, ai cui occhi tutto ciò evidentemente non piace.

Se non danno ascolto al popolo, come possono allora Usa ed Inghilterra - secondo i loro dichiarati propositi - esportare il concetto e l’essenza di democrazia in Iraq, dove si sta combattendo una guerra proprio per rendere questo paese democratico e sottrarlo alla tirannia di un dittatore come Saddam?

Gli intenti ed i risultati sono ben altri.

Questa guerra ha spazzato via le prerogative dell’ONU, ha incrinato gli equilibri fra gli Stati membri dell’Unione europea, che hanno dimostrato di non avere una voce comune.

Dividi et impera!

Già si parla di un nuovo governo dell’Iraq: gli americani e gli inglesi lo vorrebbero sotto il controllo di un loro Protettorato, l’Europa sotto il controllo dell’ONU.

Già si parla di ricostruzione, forse controllata ed appaltata alle sole imprese americane ed inglesi come trofeo di guerra.

L’importante quindi non è la democrazia o la pace, ma l’esercizio del controllo.

Controllo su tutti e su tutto: questo sarà lo scenario futuro.

Basterà un microchip installato sotto pelle e la democrazia sarà solo un ricordo.

"Essa fece sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, ricevessero un’impronta sulla loro mano destra o sulla loro fronte, di modo che nessuno potesse comprare o vendere, se non chi aveva l’impronta, il nome della bestia o il numero del suo nome." (Apocalisse, 13, 16 –17).

(7 apr. 03)