DOCENTI A LUCI ROSSE
 di Arnaldo Capilli


Università di Camerino



 

 







 

 

 
































I giornali hanno dimenticato lo scabroso episodio accaduto circa un mese fa all’interno della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, uno degli atenei più prestigiosi e radical -chic d’Italia.

Vorrei ricordare in breve i fatti. Un professore ordinario di diritto commerciale che chiameremo “Don Giovanni” viene indagato per presunti festini a luci rosse e quant’altro con studentesse compiacenti.

Il fine è il solito: prestazioni sessuali in cambio di un voto superiore o di superare un esame difficile e pesante.

Questi episodi ci ricordano ancora come non sia ancora estranea la corruzione sessuale e non, ma la caratteristica originale sta nel fatto che i mezzi di comunicazione hanno dato alla cosa un rilievo quasi goliardico e ciò  pare francamente scabroso.

Camerino è una delle tante realtà accademiche italiane, una bellissima cittadina che vive quasi esclusivamente del contributo economico degli studenti  dove il numero degli abitanti è inferiore a quello dei giovani universitari provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, un ambiente dove lo studio e la frequenza assidua, a volte obbligatoria, fa sì che alcuni o alcune giovani e non, iscritti/e, possano pensare di poter approfittare di un  vizio del professore di cattedra che in quel momento e in quella realtà ha il potere di accelerare i tempi e sollevare da un peso, da un esame.

Certamente non possiamo entrare nel merito della questione visto che l’erotomane professor “Don Giovanni” è sotto inchiesta, ma dobbiamo sottolineare un punto preciso, e cioè che ancora una volta, in questo caso come in altri, ci siano state disattenzioni, negligenze e anche incomprensioni di fronte alle aspettative, alle esigenze  ed anche allo stress dei nostri concittadini, che siano studenti, professori, professionisti o altro tipo di lavoratori.

I fatti di Camerino poi dimostrano come lo sviluppo delle indagini potrebbe innescare una reazione a catena come tangentopoli, dove la vittima potrebbe diventare carnefice o ritornare vittima.

Noi sappiamo per esempio che, se un fatto del genere si fosse verificato in un college inglese o in una università americana, la cosa non sarebbe mai stata passata sotto silenzio dai media, ma qui da noi si pensa all’ultimo derby, a polemizzare tenendosi per mano in girotondo oppure finire col muso rotto  in una autostrada o in uno stadio e magari pure accoltellati.

Il Bel Paese è anche questo, dove i giovani scappano dalle grandi università caotiche per trovare calma e tranquillità in quelle più piccole, più a dimensione umana, ma dove però apprendere non vuol dire avere dei satiri come insegnanti che vorrebbero fare con loro altri tipi di studi.

Per carità, non siamo contrari al sesso, purché sia libero, senza costrizioni o mercimonio.

Cosa debbono fare per riuscire le giovani studentesse che hanno per via della loro età una naturale bellezza? Di certo non essere additate, come di recente avvenuto presso il Palaghiaccio di San Lazzaro di Savena (BO) ai danni di alcune giovani atlete che si sono viste accusare di aver sedotto i giudici di gara mostrando parti del loro corpo o esibendosi in tanga. Peccato che il vestito di gara delle atlete di pattinaggio artistico per ovvie ragioni deve essere aderente e leggero! Troviamo quindi necessario il bisogno di trovare in questo inizio di millennio il giusto equilibrio nel giudizio di fatti del genere che non possono essere certamente bacchettoni e moralisti, anche perché ognuno superata la maggiore età è libero di accettare consapevolmente rapporti con altre persone.

Va da sé che anche le università, che tanto stanno facendo per contribuire alla ricerca  scientifica e tecnologica ed allo studio dei nuovi problemi sociali, si facciano carico di vigilare e, nel caso, ripulire e guidare al decoro i propri docenti.

Speriamo, parafrasando Nicolas Chamfort che affermava che alla corte tutto è cortigiano,  che all’università tutto sia accademico, anche il sesso.

Lo speriamo davvero, sia per il prestigio delle nostre università e del corpo docente, sia per la dignità degli studenti che le frequentano.

 20 marzo 2002