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L’assassinio
del Prof. Marco Biagi, avvenuto martedì 19 marzo a Bologna ad
opera delle Br, come quello del Prof. Massimo D’Antona, nel 1999, ci
fa tornare indietro di decenni, ad un passato che speravamo morto e
sepolto.
Alla
vigilia della riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori,
alla quale aveva lungamente lavorato con la stesura del Libro
Bianco sul Lavoro,
un uomo “moderato”, come ha ricordato il Presidente della
Repubblica Ciampi, dedito allo studio e all’insegnamento in materia
di diritto del lavoro, viene ucciso per sfavorire lo sviluppo ed il
progresso vero del nostro Paese, per riportare l’Italia nel clima
del terrore.
Marco
Biagi ci ha però lasciato con un testamento politico – culturale:
un semplice articolo pubblicato il giorno prima della sua morte su
“Il Sole 24 Ore”, un articolo che segnerà purtroppo la sua
condanna a morte.
L’articolo,
dal titolo “Chi frena le riforme è fuori dall’Europa”,
è un evidente richiamo a chi si oppone per principio alle riforme in
materia di lavoro e occupazione e per questo ne consigliamo la lettura
in modo che ognuno possa formarsi la propria opinione.
Biagi
era un intellettuale bipartisan, un cattolico che aveva collaborato
sia con il Governo dell’Ulivo, sia con quello della CDL, a riprova
della sua grande competenza, lungi dall’essere un uomo di parte né
tantomeno uno speculatore neo liberista.
Perché
allora il suo assassinio? Perché
si è riproposta la stessa identica vicenda, che ha visto a
distanza di anni il sacrificio sia di D’Antona, che di Tarantelli?
Tutti
e 3 immolati sull’altare del lavoro.
E’
forse una sorta di maledizione di Tutankamon?
O
di quel Totem paradossalmente evocato dall’On. Gianfranco Fini
durante il congresso dell’
Unionquadri svoltosi a Roma l’8 marzo scorso?
Chi
tocca l’articolo 18 muore!
Un
po’ come: chi tocca i fili muore, riferendosi a quelli dell’alta
tensione.
Purtroppo,
come al solito, non sono serviti gli avvertimenti.
Non
è servito quello emanato dai Servizi Segreti, non è servito
l’articolo pubblicato da Panorama né quello del nostro giornale
secondo il quale bisognava fare molta attenzione perché “il
gioco” si stava facendo pericoloso.
Purtroppo,
anche questa volta, l’altare ha avuto la sua vittima sacrificale.
Ma,
per dovere di informazione, cerchiamo di spiegare il nodo della
questione.
La
riforma del Governo ha come scopo, modificando l’art. 18 per i neo
assunti, quello di accrescere l’occupazione, favorendo le aziende
con meno di 15 dipendenti poiché permetterebbe loro di assumere altri
lavoratori andando anche oltre la fatidica soglia senza per questo
dover incorrere nella rigida disciplina vincolistica.
Restano
naturalmente salvi i diritti dei lavoratori già assunti da aziende
che hanno più di 15 dipendenti, che pertanto non verrebbero
minimamente toccati dalla riforma.
Ma
c’è qualcuno che non ci vuole sentire - o fa finta - e vuole
a tutti i costi soffiare sul fuoco e buttarci addirittura sopra
la benzina.
Un
po’ come accadde per l’abolizione della scala mobile.
A
questo punto, ci sembra che tutto il bailamme a cui stiamo assistendo
sia francamente di natura
politica.
Ricordiamo
che, prima di essere fondata sul lavoro, l’Italia è una democrazia,
in cui esiste il Parlamento che legifera, il Presidente della
Repubblica che promulga le leggi, il Governo che le esegue, la
Magistratura che ha il compito di applicarle e di farle rispettare, i
Sindacati che hanno il diritto di verificare, proporre e contestare
l’operato del Governo in materia di lavoro nonché consigliare e
difendere i lavoratori per una maggiore loro tutela e garanzia.
Oggi
ci pare che si sia voluto procurare molta confusione e “invasione di
campo”, in uno scenario in cui purtroppo le funzioni e i
bilanciamenti tra i poteri dello Stato, che individuano una democrazia
perfetta, sono sempre più messi in discussione.
Intendiamoci
bene: i diritti dei lavoratori sono sacrosanti!
E’
addirittura ovvio e banale affermarlo.
Ma,
come prescrive una legge universale, nulla si crea, nulla si
distrugge, ma tutto si trasforma.
Lo
Statuto dei lavoratori, vecchio di oltre trent’anni, così com’è
non è più in grado di promuovere lo sviluppo e il progresso dei
lavoratori, delle imprese, dell’Italia tutta, almeno di quella
democratica e non terroristica.
Ma
cosa succede ai Sindacati in questo momento?
Prima
sembra che, a seguito del barbaro assassinio di Marco Biagi,
sospendano lo sciopero generale trasformandolo in una grande
manifestazione contro il terrorismo.
Poi,
pur affannandosi a condannare il vile gesto, confermano lo sciopero
generale.
Di
certo, sono fuori luogo e sconcertanti le affermazioni del noglobal
Luca Casiraghi, il quale afferma che
“quello di Biagi è
l’ennesimo delitto di Stato e noi ci saremo con uno striscione che
dice che siete stati voi……e mi riferisco a Silvio Berlusconi.
Chiunque abbia compiuto questo atto lo ha fatto contro il movimento
che siamo noi”.
Alla
faccia della solidarietà contro il terrorismo e del trasformismo da
speedy gonzales!
Comunque,
anche se qualcosa non ci convince su questo omicidio, annunciato e non
evitato, siamo fiduciosi che gli inquirenti lavorino bene e
soprattutto facciano presto.
A
noi rimane, oltre che il doveroso rispetto per il grande dolore della
moglie e dei due figli di Marco Biagi, ai quali porgiamo le
condoglianze di tutta la redazione di Momento Sera, la volontà di
continuare, attraverso questa testata, la nostra battaglia per la
libertà di opinione e di pensiero, qualunque esso sia.
Oggi
la democrazia e la libertà di pensiero state vigliaccamente ferite,
ma di certo non saranno mai sconfitte.
Ubi
societas, ibi jus.
Roma,
22 marzo 2002
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