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L'attuale
panorama politico è contrassegnato da un'asprezza di toni e manifestazioni
mai riscontrate in precedenza.
Sono
quindi necessarie alcune considerazioni, in risposta alle numerose proteste
espresse dai cittadini.
E'
infatti mia intenzione, da uomo di legge, esprimere la mia opinione fondata
sull'analisi dei fatti, piuttosto che su atteggiamenti faziosi e di parte.
In
primo luogo, sembra opportuno ricordare a chi di dovere quanto prescritto
dall'art. 1 della Costituzione italiana: "L'Italia è una Repubblica
democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Il
13 maggio 2001, come nel 1996 ed in ogni elezione che si rispetti, il popolo
ha esercitato la sua sovranità.
Nel
1994, gli italiani avevano mandato al Governo Silvio Berlusconi, appena
"sceso in campo", ed
il centro - destra formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, la Lega
Nord, il CCD ed il CDU, uniti sotto il Polo delle Libertà e del Buon
Governo.
Nel
1996, Romano Prodi ed il centro - sinistra, dai DS a Rifondazione Comunista,
passando per i Popolari, i Verdi, i Socialisti Democratici e il Rinnovamento
italiano di Dini, tutti uniti sotto la chioma dell'Ulivo.
Alle
elezioni politiche del 2001, di nuovo Silvio Berlusconi e la Casa delle
Libertà. Nulla di strano quindi, nel pieno rispetto del sistema
maggioritario e bipolare.
Ed
invece, qualcosa di strano accade.
Accade
che quando vince l'Ulivo ed il centro - sinistra, le piazze si svuotano, i
sindacati - almeno quelli di sinistra - tacciono, nessuno si indigna per le
nomine nella Rai e nei Ministeri, Enti, Società di Stato o para - stato,
ecc.
Quando
vince Berlusconi ed il centro - destra, inizia il rullo di tamburi, si
sfodera l'ascia di guerra, il centro - sinistra ed i sindacati tornano ad
agitare le masse, si contestano le nomine nella Rai ed in ogni dove, si
riapre lo scontro sul vituperato conflitto di interessi.
Per
non parlare di una parte della magistratura, che continuando a cavalcare
un'onda ormai infranta, persevera nel vano, patetico ed agonizzante
tentativo di processare - a spese nostre - i collaboratori di Berlusconi,
cercando di scuotere l'albero e sperando che caschi la mela più grande.
Devo
dire che non ho mai visto la magistratura comprare pagine dei quotidiani per
far pubblicare loro lamentele e proteste, come accaduto di recente con il
proclama della Giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati.
La
magistratura è ed ha un forte potere costituzionale che, nell'applicare la
legge, deve lavorare in silenzio, parlando "per sentenze", senza
protagonismi.
E
le sentenze, con i relativi processi, ci sono state.
Il
popolo sovrano non ha dimenticato il tristemente famoso avviso di garanzia
inviato nel 1994 dalla Procura di Milano all'allora Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, mentre a Napoli stava partecipando ai lavori della
Conferenza Mondiale sulla criminalità.
Non
ha dimenticato i titoli a nove colonne sui giornali.
Non
ha dimenticato che abbiamo fatto proprio una bella figura!
Ebbene,
il processo celebrato a seguito di quell'avviso di garanzia si è concluso
con l'assoluzione di Silvio Berlusconi.
Per
tutta riposta, un trafiletto su qualche quotidiano, neanche tutti.
Ora
soffermiamoci un attimo su alcuni fatti.
Durante
l'ultima campagna elettorale - se così si può chiamare - Berlusconi è
stato oggetto dei più bassi e biechi attacchi personali mai visti nella
storia della Repubblica.
Santoro
e gli altri gli hanno valangato addosso il conflitto di interessi, la mafia,
i processi, le tangenti, di tutto di più.
In
una parola, l'hanno dipinto come fosse il diavolo o peggio.
Per
tutta risposta, gli italiani l'hanno votato e mandato al Governo.
"E
come è stato possibile? Con tutta la canizza che gli abbiamo scagliato
contro!", si sono chiesti attoniti i vari personaggi del centro -
sinistra.
Delle
due l'una: o D'Alema, Fassino e Rutelli e compari pensano che il popolo
italiano sia imbecille, o non hanno veramente capito niente.
Prima
regola in politica: mai demonizzare l'avversario.
Berlusconi
aveva fatto lo stesso errore nel 1996 ed ha perso.
E
poi non hanno capito che gli italiani li hanno spediti all'opposizione perché
hanno visto il pasticcio che hanno combinato in cinque anni.
Prima
due anni di Prodi, poi due di D'Alema, poi uno di Amato, il tutto senza il
benché minimo consenso e approvazione del popolo.
Ed
il popolo li ha aspettati al varco, aspettando pazientemente ed assistendo
indignati ai loro giochetti di potere.
Tanto
prima o poi le elezioni s'hanno da fare.
Ma
sapete cos'è successo veramente?
Che
sono stati trombati dallo stesso popolo di sinistra, da chi in precedenza
aveva votato per l'Ulivo.
Perché
in cinque anni di governo dell'Ulivo- che a ben vedere, dal 1994, arrivano a
sette - sono stati umiliati, presi in giro, calpestati.
Perché
tutto quello in cui credevano è stato messo sotto la suola delle scarpe.
Rivalità,
frammentazioni, scissioni, dissensi, giochetti, sgambetti, figuracce,
financo querele - come quella di D'Alema per la vignetta di Forattini.
Una
spocchia ed un arroganza mai vista, addirittura contro la satira.
E
questo è il centro - sinistra che ci dovrebbe governare? A casa!
Meglio
Berlusconi e i suoi, almeno hanno i soldi e non li devono fregare al popolo
italiano, almeno viaggia sui suoi aerei e non grava sul bilancio dello
Stato, almeno, che dir si voglia, ha comunque creato imprese che danno
lavoro a decine di migliaia di italiani.
Così
ha ragionato il popolo di sinistra.
Certo
non quello di centro - destra, che non ha avuto dubbi, votando compatto.
Per
lo sviluppo, per il lavoro, per la famiglia, per una vita migliore, per la
mano dura contro la criminalità, contro gli extracomunitari clandestini
ecc.
Qualche
giorno fa, Nanni Moretti, con tutto il popolo di sinistra, gli ha gridato in
faccia: "Con questi dirigenti non andiamo da nessuna parte!".
Risposta
di Rutelli: "Non prendo lezioni di politica da un uomo di
spettacolo".
Ma
bravo! Peccato per lui che quell'uomo di spettacolo porta nei cinema milioni
di italiani di sinistra, peccato per lui che anni addietro già diceva,
inascoltato: "D'Alema, dì qualcosa di sinistra!".
Adesso
capite perché il centro - sinistra ha candidato Rutelli a premier? Perché
era sacrificabile.
Andrà
bene per fare i primi piani in televisione, ma di politica ha dimostrato di
non capirci assolutamente niente.
Ed
è stato trombato, è finito, spazzato via come una foglia d'autunno, caduto
come un petalo di "Margherita".
Solo
lui non se n'è accorto, o forse fa finta, tanto gli italiani hanno imparato
a riciclare e di pari passo alcuni politici.
Onore
al merito per D'Alema, che almeno si è sottoposto con umiltà e capo chino
alle giuste critiche rivoltegli al Palavobis dal popolo di sinistra.
Velo
pietoso per Fassino, che, nell'estremo tentativo, ancora cerca di illudere
gli italiani di sinistra sull'auspicata quanto utopistica caduta del governo
Berlusconi. Che pena!
Il
centro - destra ve lo ha detto innumerevoli volte.
Invece
di ringhiare, dovete cambiare, dovete fare opposizione, dovete parlare di
programmi, di proposte.
Capiamo
che la botta è stata grossa, che la ferita vi brucia, che state allo sbando
più totale, persi come siete negli innumerevoli nomi di partiti, partitini,
movimenti e galli che cantano, aprono bocca e danno fiato. Ma almeno
provateci!
Risultato:
canizza per le nomine Rai, bagarre in Parlamento sulla legge per il
conflitto di interessi, con il Presidente della Camera, Casini, implorante
invano il dovuto contegno da Onorevoli, visto il collegamento in diretta
televisiva.
Non
parliamo poi dell'incredibile comportamento dell'ex Presidente Violante.
Andava
bene sugli spalti dello stadio, ma non in Parlamento.
Detto
ciò, un'unica conclusione è possibile.
Questo
governo durerà cinque anni. Dopo gli italiani giudicheranno, come sempre.
Basta
con gli attacchi, la gente in piazza e la bagarre.
C'è
un grande lavoro da fare. Per lo sviluppo, per tutti noi.
La
sinistra faccia una corretta opposizione, rispetti la sovranità popolare e
la volontà della maggioranza degli italiani che hanno votato Berlusconi e
la CDL.
Perché
in democrazia funziona così.
Avv.
Luigi Piccarozzi, 4 marzo 2002
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