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L’onda emotiva che ci ha
colpito tutti è ancora lontana dal dissolversi, siamo ancora
colpiti per quel corteo di bare bianche che ci ha fatto capire
quanto assurdo a volte può essere il destino.
Adesso, al di la del dolore
immenso che nessuna parola o promessa potrà lenire incomincia
per tutti il periodo più difficile. Il dopo.
Se da una parte vi saranno le
mille inchieste (doverose), si cercheranno responsabili, e vi
sarà il solito scaricabarile, tutto italiano, dall’altra,
partirà presto quella che sarà la scommessa più grande per
le zone colpite. La ricostruzione.
Mi piacerebbe potere parlare
tra 5 anni di Modello Molise, si proprio come si parla del
Modello Friuli. Ovvero Enti Locali, Istituzioni e gente
comune, che si rimboccano le maniche e dalle macerie e dal
dolore, escono vittoriosi e rinati, sfruttando al massimo e
completamente e senza alcun scandalo o spreco, i fondi
stanziati per la ricostruzione. Strano per l’Italia, ma
grazie al cielo vero.
Il mio desiderio è che non si
ripetano le vergogne Irpine, sprechi e malaffare sulla pelle
della gente, gli scandali del Belice dopo decenni ancora la
gente vive in baracche o i ritardi assurdi Umbri, si dia
priorità alle case anziché alle chiese.
Di soldi presto ne arriveranno
a fiumi, ed è logico che faranno venire l’acquolina in
bocca a chi senza alcuna coscienza, cercherà di arricchirsi e
basta.
Dovrà essere quindi compito
delle Istituzioni, vegliare con volontà, affinché si torni a
dare alla gente la fiducia e la speranza di una vita normale
nel più breve tempo possibile. Se come sempre si lascerà
lavorare solamente la burocrazia italiana, anziché la
ragione, allora purtroppo tra 5 anni vedremo ancora container
e roulotte.
Se la natura ha lasciato una
ferita indelebile, facciamo si che a curarla non ci vogliano
decenni e che le sofferenze di questi giorni, non vengano
protratte all’infinito.
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