In una ipoteca classifica del
saccheggio letterario (e di conseguenza dell’abuso), Jane Austen è seconda solo a William
Shakespeare. Stavolta tocca a Orgoglio
e pregiudizio, che nonostante tutto non veniva messo sul grande
schermo dal 1940 (ma in tv è passato piuttosto spesso). La storia è quella
della famiglia Bennet, affollata da un padre succube quanto basta (Donald
Sutherland), una madre (Brenda
Blethyn sempre superba) ansiosa
di accasare le figlie nel miglior modo possibile, e le cinque ragazze di
casa, tra cui la timida Jane (Rosamund
Pike) e soprattutto l’irrequieta Lizzie (Keira
Knightley). Nell’Inghilterra rurale del 18esimo secolo, la notizia
dell’arrivo di un ricco scapolo, Charles Bingley (Simon
Woods), fa scalmanare le mira matrimonialiste della signora Bennet,
pronta a dargli in pasto la sua Jane. La scintilla scocca, ma l’incendio
vero è quello che divampa tra Lizzie e colui che dovrebbe essere solo uno
sporco snob, il signor Darsey (Mattew
Macfayden). Gli incontri tra i due diventano frequenti e sono sempre
pungenti, conditi da stoccate che fa precipitare il rapporto in una sorta di
gara dialettica a chi zittisce per prima l’altro. Complice una crisi tra
Jane e Charles, convinta com’è che la colpa sia del signor Darsey, Lizzie
finisce per detestare definitivamente il ricco gentiluomo, che d'altronde (a
sua insaputa) ha una fidanzata pronta nella figlia di Lady Catherine (Judi
Dench che rimette il ghigno nobile esibito in Shakespeare
in love). Quando sarà proprio il signor Darsey a salvare
l’onore della famiglia Bennet, dopo un passo falso di una delle sorelle di
Lizzie, la testarda ragazza aprirà finalmente gli occhi su quanto celi il
suo cuore. Orgoglio
e pregiudizio è una trasposizione ricca e ben orchestrata di una
storia che ha dato la base a tante commedia cinematografiche d’oggi (Nora
Ephron c’ha costruito una carriera sul tira e molla da
ama/fuggi/ritorna/happy-end) e tutti gli interpeti sono perfettamente calati
nel ruolo. Keira Knightley ha l’occasione di esibire quello sdilinquito
sorriso che l’ha resa celebre (e che l’ha portata ad una candidatura
all’Oscar per questo ruolo), ma sfortuna vuole che si ritrovi contornata
dall’esperienza e dalla bravura di Brenda
Blethyn e Judi Dench. Che
cattivi questi produttori…
Due i film italiani del
week-end. Partiamo con La
cura del gorilla di Carlo
Sigon con Claudio Bisio,
quello che lo stesso regista definisce “uno spaghetti-noir”. Tratto
dall’omonimo romanzo di Sandrone
Dazieri, all’interno del protagonista – che porta il suo stesso
nome, Sandrone appunto, da tutti chiamato Gorilla – vivono due coinquilini
che si alternano: il primo, Sandrone, è bonario, ironico, e cerca sempre di
vedere la vita con un sorriso; il secondo ospite, il Socio, è scorbutico,
violento e disprezza il modo di vivere “dell’altro”. Dopo qualche
pessima esperienza ospedaliera alla ricerca della cura migliore per il suo
disturbo, Sandrone preferisce non fare parola di questa sua particolarità e
vive un’esistenza dietro le quinte, lavorando come investigatore privato
senza licenza. Dopo l’ennesima pugnalata ricevuta, Sandrone accetta di
malavoglia un compito più tranquillo: fare da accompagnatore ad
un’anziana star di Hollywood, Jerry Warden (Ernest
Borgnine), in arrivo nel nostro Paese per una campagna pubblicitaria. Ma
nel bel mezzo del suo compito, Sandrone si ritrova invischiato
nell’attrazione per una bella fanciulla, Vera (Stefania
Rocca), l’omicidio del fidanzato di lei, un altro paio di delitti che
si incrociano incomprensibilmente (o almeno così dovrebbe essere), una star
che brontola alle sue calcagna, l’alternanza invadente tra Sandrone ed il
suo Socio che cercano di risolvere il giallo… Diciamolo subito: senza Claudio
Bisio La
cura del gorilla sarebbe andato alla deriva ben presto. Abusando
del tema del doppio, Sigon
riempie il film di citazioni cinefile compiaciute (come si fa nella
pubblicità, ambito da dove il regista proviene) lasciandoci la sensazione
di un film che è venuto molto peggio di quanto era nelle intenzioni.
Dispiace soprattutto per il protagonista, sicuramente bravo e comunicativo
come sempre, ma che continua - al cinema - a fare le scelte sbagliate
(leggasi Asini). L’altro film italiano
della settimana è Le
bande, film “denuncia” di Lucio
Giordano, che ha avuto il sostegno degli uomini del corpo della Guardia
di Finanza dello Stato italiano. La storia è quella di Massimo e Federica,
fratello e sorella, che rimangono orfani della mamma a causa di un incidente
con un mezzo di contrabbandieri che li manda di proposto fuori strada perché
convinti che la loro macchina sia una volante della Finanza. Crescendo,
Massimo imbocca la via della illegalità.
Una burrosa Monica Bellucci, insieme a Bernard
Campan e Gérard Depardieu,
è la protagonista di Per
sesso o per amore?, stanca commedia francese diretta da Bertrand
Blier. La trama è piuttosto semplice: François (Campan)
ha vinto al lotto e chiede alla bella Daniela (Bellucci),
prostituta che lavora a Pigalle, di essere la sua – remunerata -
fidanzata. Daniela accetta, si fa avviluppare dalle attenzioni e
dall’amore del cardiopatico François, ma non fa i conti con la difficoltà
di lasciare lo sfavillante mondo notturno e soprattutto il suo
protettore/fidanzato, Charly (Depardieu). Quando la bella lucciola lascia François per tornarsene
da dove era venuta e dal suo Charly, François fa di tutto per
riconquistarla, arrivando praticamente a ricomprarla. A poco a poco Daniela
si accorge che in fondo quel buffo ometto le piaceva davvero e che lei se
n’è innamorata, fino alla sorpresa finale che dovrebbe tappare qualche
voragine di sceneggiatura. Per
sesso o per amore? vive delle macchiettistiche espressioni da
malvivente di Depardieu,
lasciando Monica Bellucci,
generosa nelle intenzioni e nelle forme, in balia di una storia che meritava
al massimo un mediometraggio. Fa la sua bella fatica anche Fragile di Jaume Balaguerò con protagonista Calista Flockhart. In un ospedale i cui pazienti stanno per essere
trasferiti in un’altra struttura, arriva Amy, infermiera scrupolosa e
tormentata dal ricordo di un grave errore commesso nel suo passato
professionale. Da subito Amy si ritrova a fronteggiare una situazione
strana, con incidenti inspiegabili occorsi ai bambini, prima di scoprire che
una leggenda vuole che al terzo piano vi sia una oscura presenza cha da
decenni vive nel nosocomio… Tanta atmosfera e una brusca virata dal
thriller all’horror nell’ultimo quarto d’ora. È tutto.
Per i bambini, il fine
settimana in sala è caratterizzato dalla fine di un’attesa durata per
anni. Esce infatti Bambi
2 – Bambi e il Grande Principe della foresta, seguito di uno
dei cartoon Disney più amati di
sempre. La storia è quella semplice del piccolo cucciolo di cervo che una
volta rimasto senza la mamma, crede di poter trovare nel padre quella guida
di cui necessita. Ma il papà cervo, il Grande Principe, impegnato com’è
a governare la foresta dove vive affinché tutto proceda per il verso
giusto, ha poco tempo da dedicare al figlio. Il piccolo Bambi, irrequieto e
turbolento, cerca di essere all’altezza delle aspettative dell’esigente
padre, ma finisce irrimediabilmente per cacciarsi nei guai insieme al fido
Tamburino. Il corollario è quello naturale di una foresta sovrappopolata,
dall’amico gufo al porcospino, dalla marmotta alle sorelle (chiassose
conigliette) di Tamburino. Un piccolo mondo dove il cacciatore con le sue
trappole rimane ancora lo spauracchio maggiore. Fedele al disegno originale,
Bambi 2
è un felice esempio di connubio tra tradizione ed esigenze dettate dalle
moderne tecnologie in digitale, riuscendo a mantenere un alto grado di
dinamismo nelle forme e nei colori, evitando quella freddezza connaturata di
tanti cartoon odierni.
Il cinema d’autore (o
pretestuosamente tale) consta due film in questo nostro elenco settimanale.
Partiamo dall’irritante Battaglia
nel cielo, borioso esercizio di cinefila supponenza di Carlos
Reygadas, che già con Japòn
aveva messo in chiaro molte cose. In questa opera seconda,
l’autista di un generale, Marcos, insieme alla moglie, rapiscono un
bambino (che non vedremo mai) a fine di riscatto. Il bambino, però, muore
accidentalmente. Marcos è tormentato dal rimorso e racconta tutto ad Ana,
la figlia del generale, una giovanissima prostituta che l’autista ama alla
follia, tanto da fantasticare prima su un rapporto sessuale con la ragazza,
per poi ottenerlo. Disperati, i coniugi capiscono di essere in trappola e
prima di costituirsi decidono di partecipare ad un pellegrinaggio in onore
di Santa Maria di Guadalupe. Ambientato in una Città del Messico
fagocitante, in Battaglia
nel cielo le nudità sono poste dinnanzi al pubblico con forte
senso dello stupore - è quello che si cerca di ottenere ogni qualvolta si
mette un brutto corpo nudo sullo schermo - ed il film rimarrà nelle
cronache per una fellatio esibita nella prima ed ultima scena del film.
Molti critici se lo sono fatti bastare a Cannes 2005. L’altra pellicola
autoriale è Persona
non grata di Krzysztof
Zanussi, racconto che verte sulla gelosia e l’ossessione (post mortem).
Anche in questo caso l’ambientazione è sudamericana. L’ambasciatore
polacco in Uruguay, Wiktor, rimane improvvisamente vedovo. Fortemente
scosso, Wiktor perde le redini della sua vita e non riesce più a svolgere
il proprio lavoro come una volta. Rimuginando per giorni interi, tutto crea
sospetto nella sua mente. L’analisi di ogni ricordo conduce l’uomo a
credere di aver scoperto qualcosa che all’epoca non aveva visto, iniziando
a vedere cospirazioni dovunque, perdendo così la fiducia negli amici fino
alla paranoica idea che la defunta moglie Helena possa averlo tradito. La
spirale in cui Wiktor si è avviluppato si scioglierà solo quando avrà
constato di persona che i suoi sospetti sulla moglie erano falsi.
L’ombra della morte oscura
anche le anime di The
door in the floor, dramma di Tod
Williams con l’istrionico Jeff
Brigdes e una Kim Basinger
dalla bellezza ammagliante. Tratto dal romanzo di John Irving, A
widow for one year, il racconto parte da Ted e Marion Cole,
coppia una volta felice ma che ora vive un periodo difficile dopo un evento
tragico che li ha segnati profondamente. La coppia, infatti, ha subito la
perdita di due figli maschi, le cui figure aleggiano per casa nella mania
della piccola Ruth, l’altra figlia dei Cole, di fissare le vecchie foto
dei suoi fratelli creandosi quasi dei ricordi a cui non può aver
partecipato. Il matrimonio dei Cole sembra ormai al capolinea: Marion è
incapace di elaborare il lutto, mentre Ted reagisce a suo modo impalmando
ogni donna gli capiti a tiro. In estate giunge nella loro casa Eddie (Jon Foster, protagonista della serie MTV Life as we know it) un ragazzo
assunto come assistente da Ted che ha bisogno di un segretario/factotum per
la sua attività di scrittore di fiabe per bambini. Sin
da subito, il ragazzo fa della signora Cole l’oggetto delle sue attenzioni
e quando, inaspettatamente, l’attrazione di Eddie per Marion viene
corrisposta, l’estate del giovane assistente diventa così uno slalom tra
i due coniugi. Eddie non sa però che in fondo è stato “scelto” non
solo da Marion, ma anche Ted, perché la somiglianza del ragazzo con uno dei
suoi figli è quello che dovrebbe in qualche modo salvare quel matrimonio.
Ben recitato e con richiami alle sottili psicologie dei rapporti tra
marito/moglie e tra genitori/figli, The
door in floor riesce a tenere bene il ritmo fino alla fine,
regalandoci una Kim Basinger ritrovata
e una divertente Mimi Rogers in
un ruolo troppo marginale.
Il delitto di Jim Carrey riesce alla perfezione: nel week-end compreso tra il 3 ed
il 5 di febbraio, la testa della classifica va a lui e al suo Dick&Jane
– Operazione furto, mandando così giù al secondo posto Eccezzziunale
veramente – Capitolo secondo… me e facendo anche meglio
dell’altra nuova entrata della settimana, Munich,
solo terzo. Perdono posti in classifica anche Match
point (quarto), I
segreti Brokeback Mountain (quinto) e 40
anni vergine (sesto). Tiene la settima piazza Le
cronache di Narnia: il Leone, la Strega e l’Armadio, mentre si
avviano ad uscire dalla top-ten Ti
amo in tutte le lingue del mondo (ottavo), The
new world (nono) e La
neve nel cuore (decimo).
(r.digioia@momentosera.com)