MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI  |  Official Web Site  |

MOMENTO-SERA  Quotidiano di Informazioni.

Fondato nel 1946

ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA  |  Official Web Site  |

                 

I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                      

Top page
Mappa del sito

Tratto da un racconto di Chris Van Allsburg, The polar express narra di un tremendo dilemma che attanaglia un bambino alle soglie dell’adolescenza: ma Santa Claus esiste o no? È la notte di Natale, quindi il pensiero è più che legittimo. Ancora lì ad arrovellarsi su quelle che possano essere le prove a favore e quelle contro, il nostro piccolo impiccione sente un rumore di ferraglia che proviene dal giardino di casa. Tra sbuffi e rotaie, il bambino rimane sconcertato nel vedere che un treno si è appena fermato davanti le sue finestre. Entusiasta, ed allo stesso tempo impaurito, il piccoletto esce di casa per salire su quel treno, che altro non è che il mezzo con cui lui e diversi altri bambini (che “non credono” esattamente come lui) verranno condotti niente di meno che da Babbo Natale al polo Nord, da dove il barbuto dispensatore di doni sta per partire per consegnare la miriade di doni che rallegra la notte più bella per i bambini. Tuttavia le peripezie, gli incidenti e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, così tutti i viaggiatori di quel treno incredibile vengono catapultati in un’avventura rocambolesca, tra discese spericolate sulla neve e ponti altissimi sospesi sul vuoto, tra bufere di neve e rincorse sul tetto del treno, giungendo a destinazione, mostrando loro la vita ed il mondo di Babbo Natale, impartendo così una lezione agli scettici bambini: solo se credete potrete ancora sentire il tintinnio delle campanelle che annunciano l’arrivo delle renne che trainano la slitta carica di doni.
Robert Zemekis dirige The polar express utilizzando per tutta la durata del film la tecnica del motion capture, il sistema che permette di riprendere le movenze e le espressioni degli attori e poi riversarle in scenari del tutto virtuali mediante la digitalizzazione, facendo così diventare letteralmente un cartone animato quello che fino a poco prima era un attore in carne ed ossa. In questo caso ad essere trasformato in cartone è Tom Hanks, che si diverte a  prendere le sembianze di ben sei personaggi diversi: il ragazzino, suo padre, il capotreno, Santa Claus, Scrooge ed il vagabondo.
L’inno, innegabile, è quello della riconquista della purezza e dell’innocenza, che dovrebbe ricondurre sulla buona strada chi si sia smarrito. I bambini (tutti diversi tra loro per estrazione sociale e per etnia) rappresentano una società multirazziale che ha perso la capacità (la voglia?) di sognare, e ricordano ai grandi di non riporre mai del tutto nel cassetto quella parte di fanciullezza che alberga in ognuno di loro. Però la messa in scena avvolte non riesce a supportare al meglio questa idea di fondo, rendendo l’immagine di uno spettacolo più castigatore che non di gioia, divenendo via via cupo e carico di afflizione.

Vi sono due film d’autore di cui godere. Il primo è Ferro 3 – La casa vuota, con Tae-suk (Jae Hee), un distributore di volantini che ama introdursi negli appartamenti vuoti per sostituirsi ai proprietari. Senza rubare o commettere atti di vandalismo, il ragazzo semplicemente vive per qualche giorno la vita di quelle ignare persone, facendo il loro bucato, ascoltando i loro messaggi in segreteria o aggiustando le cose rotte. In questo suo girovagare, una sera Tae-suk incontra Sun-hwa (Lee Seoung-yeon), una ragazza disincantata, vittima di un amante, (Kwon Hyuk-ho), che la picchia continuamente. Quando quest’ultimo scopre il rapporto tra i due, grazie alle sue conoscenze, riesce a far incarcerare Tea-suk per un omicidio non commesso e far tornare Sun-hwa a casa. Azione che però non cambia l’amore che ormai lega i due innamorati.
Kim Ki-Duk (Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora primavera) rivela tutto il suo talento nel raccontare una storia delicata e preziosa, sospesa tra la spoglia quotidianità e l’immaginazione fantastica, carica di espressività che allo stesso non è mai boriosa o fine a se stessa.

Secondo titolo d’autore è Eros, film diviso in tre episodi: il primo è “Il filo pericoloso delle cose” di Michelangelo Antonioni, storia di un uomo (Christopher Buckholz) che litiga con la propria donna (Regina Nenni), e va a consolarsi con la vicina di casa (Luisa Ranieri); il secondo è “Equilibrium” di Steven Soderbergh, con un paziente (Roberrt Downey jr.) che racconta i suoi sogni ad uno psicanalista distratto e voyeur; infine “La mano” di Wong Kar-wai, storia di un apprendista sarto (Chang Chen) che si innamora di una prostituta (Gong Li), mantenendosi devoto nel corso degli anni solo per lei. Un trittico di storie inutile (Soderbergh), manieristico (Kar-wai, che resta tuttavia il migliore) ed imbarazzante (Antonioni).

Due le commedie USA in sala. Partiamo da White Chicks, sgangherata storia con i fratelli Wayans, Shawn e Marlon,  dove due agenti, per proteggere un paio di sorelle da un sicuro rapimento, ne prendono le fattezze. Così da nerboruti agenti di colore, i maghi del trucco di turno rendono la coppia identica alle ragazze di cui sopra, scolorendo loro – in modo inquietante – la pelle, incollandogli delle parrucche posticce e vestendoli come delle dementi dell’alta borghesia. Naturalmente la trovata funziona ed i due agenti acciuffano il cattivone. E naturalmente il film è un florilegio di turpiloquio e gag scurrili inscenate su qualunque tematica possibile, ricercando disperatamente di risultare come un film che voglia indagare - col sorriso - sul mondo femminile dal punto di vista maschile (e maschilista). Bersaglio mancato.
Seconda commedia della settimana è La ragazza della porta accanto, dove Mattew (Emile Hirsch), ragazzo che studia sodo e che si sta prodigiosamente avviando sulla buona strada per diventare un “nerd”, si ritrova come vicina di casa una ragazza stupenda, tale Danielle (Elisha Cuthbert). Sorprendentemente Mattew riesce a conquistare Danielle, salvo poi scoprire che la ragazza in questione è una star emergente del porno. ma pur di non perderla, Mattew è disposto a farsi invischiare nel mondo di lei, fatto di laidi produttori, starlette arriviste e star assatanate.
Infine l’unico film italiano del week-end, Forse sì… Forse no, diretto da Stefano Chiantini, storia di due ragazzi universitari, Ennio (Luciano Federico) e Nicola (Nicola Siri), entrambi di Genova, che trovano in Angelo (Alessandro Tiberi) il terzo coinquilino per condividere l’appartamento romano dove dovrebbero studiare, cercando in ogni modo di trascinare il nuovo arrivato nella loro vita apatica e senza un vero scopo.

Debutta subito in cima alla classifica degli incassi Gli Incredibili – Una normale famiglia di supereroi che porta a casa 3,7 milioni euro nel week-end compreso tra il 26 ed il 28 novembre. Al secondo posto entra La tela dell’assassino mentre Donnie Darko guadagna una posizione (è terzo). Alien vs Predator è quarto, davanti a Shall we dance? (quinto) e Un amore sotto l’albero (sesto). Chiudono Babbo Bastardo (settimo), The Manchurian candidate (ottavo), L’esorcista: la genesi (nono) e L’uomo senza sonno (decimo).

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 03 dicembre 2004