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A CRASH L'OSCAR DI MIGLIOR FILM

a cura di Ross Di Gioia

                                                             

 

 

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Nella 78esima edizione del premio Oscar, svoltasi come sempre a Los Angeles nel Kodak Theatre, il maestro di cerimonia è stato John Stewart - specialista della comicità e dell’umorismo di stampo politico - mattatore di una serata che ha visto Brokeback Mountain e Crash – Contatto fisico dividersi equamente (tre statuette a testa) la posta in gioco più prestigiosa: al primo – storia ventennale di un amore gay tra due cow-boy vissuto nel più assoluto silenzio sociale, con sullo sfondo la natura abbagliante di una montagna nel Wyoming – va il premio per la Miglior regia di Ange Lee, quello per la Miglior sceneggiatura non originale ad opera di Larry McMurtry e Diana Ossana e quello per la migliore colonna sonora di Gustavo Santaolalla; al secondo – la storia di uno scontro emozionale nella LA di oggi che genera alienazione e disorientamento - va invece il meritatissimo premio quale Miglior film, Miglior sceneggiatura originale di Bobby Moresco e Paul Haggis (ed è il secondo di fila, dopo quello del 2005 per lo struggente Million Dollar Baby) e Miglior montaggio andato a Hughes Winborne.

Un po’ a sorpresa tre premi li portano a casa anche altri due film: Memorie di una geisha (Miglior fotografia di Dion Beebe, Miglior costumi di Colleen Atwood e Miglior scenografia di Stuart Craig e Gretchen Rau) e King Kong (Migliori effetti speciali, Miglior mixaggio audio e Miglior montaggio sonoro).

Tra gli attori il canovaccio della vigilia è stato rispettato a pieno (praticamente confermate tutte le previsioni che venivano dritte dai Golden Globe): i Migliori attori protagonisti sono Philip Seymour Hoffman per Truman Capote – A sangue freddo e Reese Whitherspoon per Walk the line – Quando l’amore brucia l’anima; mentre George Clooney per Syriana e Rachel Wiesz per The constant gardener – La cospirazione portano a casa la statuetta come Migliori attori non protagonisti.

Miglior film di animazione è il britannico Wallace&Gromit – La maledizione del coniglio mannaro di Nick Park (uscito in sala in Italia nel week-end scorso), mentre il Miglior cortometraggio nella stessa categoria è The moon and the son di John Camemaker e Peggy Stern; Miglior documentario il francese La marcia dei pinguini di Luc Jacquet e Yves Darondeau, insieme al Miglior cortometraggio documentaristico A note of Triumph: the golden age of Norman Corwin di Marrinan e Simonson; Miglior trucco quello di Howard Berger per Le cronache di Narnia; la Miglior canzone è It’s hard out here for a pimp da Hustel & Flow; Miglior cortometraggio è Six Shooters di Martin McDonagh. Infine l’Oscar alla carriera che va la grande “vecchio” Robert Altman.

Delusione per l’Italia su tutti i fronti: scontata la sconfitta di Cristina Comencini con La bestia nel cuore come Miglior film straniero (la statuetta è del sudafricano Il suo nome è Tsotsi di Gavin Hood), ma lascia a mani vuote Los Angeles anche Gabriella Pescucci - in gara per i Migliori costumi de La fabbrica di cioccolato - che viene superata dalla Atwood; ed è amarezza anche per Dario Marianelli candidato per la Miglior colonna sonora per Orgoglio e pregiudizio, battuto da Santaolalla.

Verdetti tutto sommato giusti quelli della nottata. Crash era indiscutibilmente il film più riuscito del lotto, capace di contestualizzare alcuni degli stati d’animo a più alto tasso di contrasto nell’odierna America. Dal canto suo Ang Lee non potrà certo dirsi deluso da quanto raccolto dal suo Brokeback Mountain (partito da lontano col Leone d’Oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia), tuttavia l’assenza nel carniere del titolo di Miglior film probabilmente un po’ brucia (era comunque il favorito sia dei media che dei bookmakers). Tra gli interpreti, come detto, tutto secondo copione. Tuttavia se tra gli attori le scelte rispecchiano le sensazioni comunicate durante la visione delle pellicole, per quanto riguarda le attrici qualcosa si può contestare. Sicuramente la scelta della migliore interprete è stata quella con minor margine di divario (la Whiterspoon non ha rubato niente a nessuno, ma la Felicity Huffman di Transamerica è rimasta davvero nel cuore di chi abbia avuto l’accortezza di andarla a vedere), a noi però risultano incomprensibili la messe di premi raccolti da Rachel Weisz (accoppiata Golden Globe/Oscar in primis), a scapito di Catherine Keener (Truman Capote – A sangue freddo) o di Michelle Williams (I segreti di Brokeback Mountain).

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 06 marzo 2006