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I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Quel mostro di suocera

 

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Quando il titolo di un film è una palese dichiarazione degli intenti che vi si troveranno al suo interno, per solito, viene sempre da diffidare con cura. Ma esistono delle eccezioni. In Quel mostro di suocera, commedia dalle ambizioni velatamente retro di mettere due dive l’una contro l’altra in un’alacre lotta per l‘amore di un uomo - figlio in un caso, fidanzato nell’altro - il titolo dice davvero tutto, tranne le innumerevoli sorprese di un canovaccio tenuto su da una Jennifer Lopez misurata ed in parte, ma soprattutto da Jane Fonda, ironica e ammagliante, al suo rientro dopo anni di volontario esilio. La precaria Charlotte (J-Lo) fa innumerevoli lavori part-time, sogna il principe che più azzurro non si può e divide la sua vita con gli amici di sempre, l’immancabile coppia di rigore: amica cinica più amico gay. Una sera Charlotte incontra quel principe tanto atteso, Kevin (Michael Vartan), bello e ricco, medico di fama. Il loro sembra un rapporto da sogno, tanto che lui decide che è il momento di farle conoscere sua madre Viola (Jane Fonda). E da quel momento il sogno inizia a stingersi. La signora fa concorrenza ai despoti politici che per anni ha intervistato, è stata appena silurata dall’emittente televisiva per cui ha lavorato per decenni, ha aggredito in diretta planetaria una ventenne clone della Spears finendo dritta in una clinica per imparare a controllare la rabbia ed è seguita come un’ombra da Rudy (Wanda Sykes), assistente devota che ha il compito di origliare e toglierle di mano qualche Martini di troppo, nonché essere la parte umana della sua coscienza (disumana). Convinta che il rapporto tra Kevin e Charlotte andrà presto alla deriva, Viola subisce invece l’affronto più grande di tutti: il figlio, seduto nel salotto buono di mammà, chiede alla ragazza di sposarlo. Così da una possibile pace armata, nuora e suocera passano all’artiglieria pesante, dove il territorio da conquistare sul loro Risiko personale è l’amore di Kevin. Camerieri travestiti da psichiatri e un tentativo involontario di avvelenamento, sonnifero in dosi massicce e tailleur griffati sbranati dai cani, il tutto in un tourbillon che conduce a ripicche e vendette perpetrate fino al giorno del matrimonio, momento in cui entra in scena anche il mostro dei mostri: Gertrude (una divertente Elaine Stritch), la suocera della suocera, la quale riporterà sulla via del giudizio la nuora Viola che lascerà andare i piccioncini innamorati e sposati. In un film che vive del duetto Fonda/Lopez, con la regia discreta di Robert Luketic, a farla da padrona è l’ironia delle protagoniste. La Lopez si mostra con le labbra tumefatte e sfotte un sedere XL oggetto di cotanto culto sui rotocalchi mondiali; Jane Fonda si diverte ad ingollare cocktail a tutte le ore, fa la matrona sulla via del tramonto, non ha paura dei primi piani invadenti che inevitabilmente ne rivelano l’età e, soprattutto, dimostra come la classe - anche senza stivaloni al ginocchio da eroina spaziale - è davvero senza tempo.

A metà tra l’horror da possessione demoniaca ed il legal thriller, The exorcism of Emily Rose prende spunto da una storia realmente accaduta. Erin Burner (la bella Laura Linney) è un avvocato single che ha deciso di convogliare tutti gli sforzi della propria vita per andare il più lontano possibile con la carriera e mettere il suo nome sulla porta d’ingresso dello studio legale per cui lavora. Erin riceve il mandato di difendere padre Moore (Tom Wilkinson), un prete accusato di aver ucciso una ragazza nel corso di un esorcismo. In un’aula di tribunale dove Erin difende padre Moore attaccato dal pubblico ministero Ethan Thomas (Campbell Scott), viene vissuta a ritroso la storia di Emily Rose (Jennifer Carpenter, che già nel nome porta i geni dell’horror), una ragazza qualunque, figlia di una famiglia numerosa, che partendo per l’università finirà per avere la vita sconvolta da una presenza satanica che si impadronisce del suo corpo. Chiamato padre Moore per scacciare dal corpo di Emily il diavolo, la ragazza non sopravviverà al rito e morirà dopo giorni di atroci sofferenze. Visto un esorcismo visti tutti? Non è proprio così. Selezionato addirittura per Venezia 62, The exorcism of Emily Rose non si limita a presentare una nuova sorellina della Linda Blair de L’esorcista. È vero, Jennifer Carpenter si contorce, rantola e strabuzza gli occhi come di rigore, ma il film vive di una battaglia diversa. Una battaglia spirituale, con le fazioni in gioco che si dividono tra il cattolicesimo di padre Moore ed il carattere agnostico dell’avvocato Linney, dove le oscure presenze che hanno devastato la vita di Emily Rose vanno a fare visita anche ad Erin, portandola sulla via della riflessione e dell’introspezione, in una trama ben congegnata e diretta con sottile masochismo da Scott Derrickson.

In Four brothers, i quattro fratelli Mercer tornano a casa per seppellire la loro madre adottiva uccisa in un drugstore di periferia. Bobby (Mark Walberg), entrando e uscendo di galera, si è guadagnato l’ambito appellativo di piantagrane della famiglia; Angel (Tyrese Gibson) è lo sciupafemmine, capace di mettersi nei guai per star dietro a troppe sottane; Jeremiah (Andrè Benjamin, front degli OutKast) è il padre di famiglia che apparentemente ha messo la testa a posto e cerca di concludere un affare redditizio; Jack (Garrett Hedlund) è il più piccolo dei quattro che ambisce ad essere altrettanto rispettato. Tempo di seppellire la beneamata, il quartetto decide che dell’incapacità della polizia non ci si può fidare ed allora bisogna fare in proprio. Iniziano così ad indagare su quanto accaduto la sera dell’omicidio. Convinti di dover solo risalire al nome di un ladruncolo di strada, i Mercer invece scoprono sempre più le carte di un gioco feroce, fino a trovarne alcune in mano anche a Jeremiah, coinvolto a sua volta con una gang della malavita e una parte corrotta della polizia. Presentato con successo di pubblico a Venezia 62, con Four brothers il regista John Singleton dimostra perché è considerato un autore di culto: creando un mix di quattro fratelli - due bianchi e due neri – dal grilletto facile, fa commuovere tra una sparatoria e l’altra, instillando una violenza che via via si allarga in cerchi concentrici per arrivare al cuore pulsante di un film che rende l’idea dell’amore famigliare molto meglio di inzuccherati spettacoli dai violini suonanti.

In Dark water, remake della pellicola nipponica di Hideo Nakata (Mr. The ring per intenderci) ed interpretato da Jennifer Connelly - premio Oscar per A beautiful mind) - a farla da padrona c’è l’ennesima casa in cui succedono strane cose. Una giovane madre, dopo aver visto andare alla deriva il proprio matrimonio ed essere così diventata una divorziata col compito di crescere da sola una bambina, va a vivere in una casa isolata al cui interno si odono cupi rumori. Presto, però, questi rumori vengono accompagnati anche da una misteriosa perdita dal soffitto che vomita fiotti di acqua scura, mettendo in serio pericolo la vita della donna e di sua figlia.
Di tutt’altro genere Soy Cuba, il mammuth siberiano, interessante documentario di Vincent Ferraz che ripercorre le traversie produttive di un film cubano di propaganda datato 1963 diretto dal russo Mickhail Kalatoz. L’originale Soy Cuba – che in una doppia operazione ritorna nelle sale targato Fandango – celebrava con momenti di vera commozione la rivoluzione castrista attraverso la documentazione delle crudeltà e delle corruzioni del regime di Batista.
Infine L’amore non basta mai, campione d‘incassi nella natia Svezia e candidato all’Oscar 2006 per gli svedesi, dove vi si racconta la storia di una festa di compleanno di papà che - in vodka veritas - diventa il modo per far riscoprire a Mia (Sofia Helin), trentenne che ha lasciato il paese natio dei genitori per trasferirsi in città, il rapporto con le sorelle Eva e Gunilla.

Nel week-end compreso tra il 30 settembre ed il 2 ottobre La fabbrica di cioccolato  di Tim Burton tiene la testa degli incassi, seguito dalla new entry Vita da strega (secondo). Scendono in terza piazza I fantastici quattro, seguito da un altro debutto, Romanzo criminale (quarto). Madagascar si avvia ad uscire dalla top ten (è quinto questa settimana), mentre entra in sesta piazza L’impero dei lupi, seguito da I giorni dell’abbandono  che scende alla settima. Nell’alternanza delle nuove entrate, ecco Passo a due (ottavo) che spinge giù La bestia nel cuore (nono) e Good night, and good luck (decimo).

 

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 07 ottobre 2005