Ultimo vero baluardo delle nuove uscite di
un qualche interesse, prima che il cinema si sposti definitivamente verso i
lidi e le arene, ecco una Nicole
Kidman con lo sguardo paurosamente vicino al lobotomizzato in La donna perfetta diretto da Frank
Oz. Tratto da un libro di Ira
Levin, già vampirizzato dal cinema nel ’76 col titolo di La
fabbrica delle mogli, la vicenda prende spunto dalla vita di
Joanna Eberhard (Kidman), donna
in ascesa e presidentessa rampante di un network televisivo in espansione.
Sposata e con due figli, Joanna è anche una madre ed una moglie premurosa,
anche se inevitabilmente distratta dalle mire di carriera. Ma un bel dì il
mondo dorato di Joanna crolla all’improvviso quando viene licenziata in
tronco, evento che crea in lei uno stato perenne di insoddisfazione e
depressione, mandando anche in rovina il proprio matrimonio con Walter (Matthew Broderick). Tuttavia l’uomo è deciso a non darla vinta
all’esaurimento nervoso di Joanna e allora prende moglie, figli e cane, li
carica in macchina e li trasferisce tutti a Stepford, una ridente cittadina
che a prima occhiata è quella che ogni essere umano può ambire se è
stanco dello sfinente stile di vita metropolitano, dove il tempo sembra
immobile ed ogni cosa è di una perfezione disarmante. Tutte le case sono
bellissime e curatissime con un sistema che permette loro di auto-pulirsi e
sistemarsi in modo tale che uomini e donne possano dedicarsi ai loro
piaceri, tra centri benessere per le signore e fumosi club per i
gentiluomini; un luogo dove ogni coppia ha due macchine - SUV per lei,
sportivissima per lui – e tutto è lucente e brillante… Proprio tutto?
È questa la domanda che ad un certo punto inizia a porsi Joanna, istigata
anche dall’amica e scrittrice anticonformista Bobbie (una sempre
strepitosa Bette Midler) e
dall’architetto gay Roger (Roger
Bart), andando a ficcanasare nei meandri di quel regno incantato che
sembra avere nel misterioso Mike Wellington (Christopher
Walken) il proprio fulcro.
In una commedia molto brillante, che però nel finale scivola verso il
grottesco e soffre del fiato troppo corto di trovate del tutto evitabili
(uomini e donne meccanici, la Midler con avambracci che diventano frullatori), La
donna perfetta si contraddistingue per un cast che non si
dimentica - dove va citata anche Glenn
Close che alla fine è il vero deus ex machina dell’intera vicenda -
cosa che però non gli evita una sensazione di occasione sprecata.
Il saccheggio dell’opera letteraria di Michael
Crichton è paragonabile solo a quello perpetrato ai danni di Stephen
King o John Grisham. Dopo i
vari Jurassic
Park e Il
mondo perduto (ma ricordiamo anche Congo
e Andromeda),
ora è il turno di Timeline,
un tuffo nel passato al seguito di un’avventura mirabolante che vede un
gruppo di archeologi lavorare su dei ritrovamenti a Castelgard, una
minuscola cittadina medievale in Francia. Supponendo una feroce battaglia
tra inglesi e francesi nella valle della Dorgogna nel quadro della ben più
sanguinaria Guerra dei Cent’anni (ma questa è pura fantasia crichtoniana),
gli esperti continuano i loro scavi riannodando i fili di un capitolo della
storia fino a quando il professor Edward Johnston (a capo del gruppo) non
scompare nel nulla dopo un colloquio con la ITC, la Corporation che finanzia
gli scavi. Lo sconcerto degli archeologi è grande, ma diventa ancora più
grande quando questi scoprono nella cappella appena ritrovata una pergamena
vecchia di secoli, vergata dal professore, con una sua richiesta di aiuto.
Scopriranno così che il mistero di tutto sta nei piani segreti che sta
portando a termine la ITC sui viaggio indietro nel tempo.
Timeline è un film realizzato con un’approssimazione
imbarazzante. Se poteva essere affascinate l’idea del mix tra il medievale
ed invenzioni modernissime, il risultato è un vero insieme di incongruenze
che lasciano sorpresi. Personaggi appena abbozzati, trama inconsistente che
vive solo di farneticanti supposizioni su viaggi indietro nel tempo, inutili
ricostruzioni di una battaglia mai esistita. Nel complesso un film che
poteva anche rimanersene in cantina.
Due i film della settimana che vivono di
brividi di paura. Il primo è The
call – Non rispondere dove il terrore corre sulle bande
magnetiche del telefono (a pochi mesi distanza da The
phone). Avvisando telefonicamente le proprie vittime di quanto
(di terribile) sta per accadere loro, lo spirito maligno di turno se la
prende con alcune studentesse di un college che a distanza di 36 ore trovano
tutte la morte in modo brutale. Unico indizio per venire a capo della
vicenda è una caramella rossa che viene ritrovata in bocca alle ragazze
esanime. Dopo uno sterminio insensato, la giovane Yumi cerca di venire a
capo del perchè di tutto quell’orrore, facendosi aiutare dal fratello di
una delle vittime.
C’è molto mistero (ma non è un horror) in La
setta dei dannati, dove le atmosfere cupe e gotiche si fondano
con la malinconica espressione del volto di Heath
Ledger (uno da tenere d’occhio). Alex (Ledger),
un giovane sacerdote di New York, tormentato dalla morte del suo mentore, si
reca a Roma per scoprire il vero motivo di quella morte assurda ed
inspiegabile. Nella capitale italiana Alex scopre l’esistenza di un antico
ordine religioso che mina dall’interno l’esistenza della Chiesa stessa.
Insieme al confratello Thomas (Mark
Addy) e a Mara (Shannyn Sossamon),
il giovane prete verrà coinvolto in una vicenda dal refuso malvagio,
contrastando il potere di William Eden (Benno
Furmann), il cosiddetto “Divoratore di peccati”, l’essere che dopo
secoli di male agogna solo alla morte.
Catherine
Breillat (Romance)
decide di prendere ancora Rocco
Siffredi come protagonista del suo nuovo film, Pornocrazia,
compiendo quasi un atto di lesa maestà. L’attore hard più famoso di
sempre, infatti, è un omosessuale invischiato in una delirante storia di
passione morbosa con una bella ragazza (Amira
Casar), che si taglia le vene nel locale dove l’uomo stava ballando
avvinghiato ad una selva di corpi maschili. Portata lei in farmacia e
fermata l’emorragia, l’uomo la segue a casa e qui lei gli offre del
denaro per farsi guardare, proprio lui che le donne non le ama affatto. Per
quattro notti la ragazza aspetta l’uomo che puntualmente arriva per
assolvere al compito per cui è stato pagato, in un rapporto impossibile che
si sviluppa all’interno di un casa spoglia, silenziosa, sprecata. Come il
tempo passato a guardare Pornocrazia.
Chiudiamo con Balzac e la piccola sarta cinese di Dai
Sijie, la storia di due amici (Luo e Ma), figli di intellettuali
reazionari costretti in un campo di rieducazione, che non dimenticano
l’amore per la letteratura straniera nonostante i lavori massacranti che
devono portare a termine, affascinando il capo del villaggio con i loro
racconti tratti da libri memorabili ed innamorandosi di una piccola sarta di
cui poi, a distanza di vent’anni, non sapranno nemmeno il nome; ed infine Wild
side di Sèbastien
Lifshitz, la riscoperta delle proprie radici da parte di tre ragazzi (un
transessuale ed un omosessuale che si prostituiscono ed un boxeur di origine
russa) che, andando in un piccolo paesino della campagna quasi del tutto
disabitato, ritrovano la loro vera dimensione riflettendo sulle proprie
scelte di vita.
C’è voluto un fumetto doc per scalzare
un film-fumetto qual è Harry
Potter e il prigioniero di Azkaban nel week-end compreso tra il
02 ed il 04 luglio: la testa della classifica va a The
punisher. Sul terzo gradino del podio The
Ladykillers davanti ad Out of time (quarto), a 50
volte il primo bacio (quinto) ed a La
casa dei 1000 corpi (sesto). Dietro tiene L’Alba
del giorno dopo (settimo), davanti a Troy
(ottavo), Torque – Circuiti di fuoco (nono)
ed a I diari
della motocicletta (decimo).
(r.digioia@momentosera.com)