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I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                              

 

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Quando gli animali decidono che devono scoprire cosa nasconde il mondo al di là delle sbarre delle loro gaggie da zoo, è allora che la giungla vera diventa prima la città, poi la natura selvaggia che esige una ferocia che chi è in cattività non possiede più. Da questo assunto parte il divertente Uno zoo in fuga (in sala già da giovedì 13 aprile), dove un gruppo strampalato di animali parte dallo zoo di New York per ritrovare Ryan, il cucciolo di leone che per sbaglio è stato imbarcato e rispedito in Africa.
Inscenando una missione di salvataggio, il padre Samson (con la voce di Ricky Tognazzi), la star dello zoo che nasconde però un segreto sulle sue vere origini, si fa aiutare adagi amici più fidati: lo scoiattolo Benny (Massimo Rossi), vanesio e pallone gonfiato che è vive un amore impossibile per Bridget (Luciana Littizzetto), la giraffa indipendente e femminista che è lusingata ma rifiuta le avance; e Nigel (il più esilarante di tutti), koala ipocondriaco e piuttosto psicopatico, dalle cui fattezze è stato realizzata il peluche che è diventato il simbolo dello zoo, ma allo stesso tempo ha segnato la fine della privacy di Nigel.
Il gruppo segue le orme di Ryan fino ad arrivare su un’isola ormai prossima allo sgombro totale a causa di un vulcano che sta per eruttare rumorosamente. In mezzo tartarughe che disputano tornei di curling scivolando sul dorso, piccioni che giocano a dadi usando le coccinelle, coccodrilli smaccatamente meridionali, camaleonti variopinti e mutanti, degli gnu (con capo adepto di strani rituali) che ballano la break-dance e odiano le coreografie degli anni ’80. E se vi viene in mente “ma Madagascar non era la stessa cosa?” non state facendo affatto un cattivo pensiero.
Altro cartone in sala nel week-end è Yo-Rhad – Un amico dallo spazio dell’italiano Camillo Teti, storia di amicizia a fratellanza tra un extraterrestre che viaggia su un meteorite in collisione con il nostro pianeta - e che rischia di essere spazzato via dalle testate nucleari degli umani - ed un ragazzo che vive sulla Terra.

Il cinema d’autore della settimana poggia sulle spalle di due registi diversi tra loro: Mohsen Makhmalbaf e Atom Egoyan. Il primo - decisamente il cineasta più importante del Medioriente - torna in sala con Sesso e filosofia, disamina sui fatti della vita e sulla celerità con cui il tempo per ognuno di noi trascorre inesorabile, il tutto incarnato in un uomo che il girono del suo quarantesimo compleanno decide che è arrivato il momento di convocare le sue quattro amanti e rivelare loro il perché del suo comportamento. Dopo aver vuotato il sacco l’uomo si reca a casa di una delle sue amanti dove avrà una sorpresa: la situazione ora è a parti rovesciate, lui infatti è solo uno dei quattro amanti con cui la donna si intrattiene.
Regista di film quali Exotica, Il dolce domani e Il viaggio di Felicia, Egoyan è avvezzo ad intessere trame cupe e misteriose dove a farle da padrone sono quei recessi dell’animo umano che vanno svelati con silenzioso senso dello stupore. In False verità il regista canadese si appropria dell’omonimo romanzo di Rupert Holmes per raccontare la storia di Vince (Colin Firth) e Lanny (Kevin Bacon), due inseparabili showmen sugli schermi televisivi degli anni ’50, il quali vedranno la loro carriera (nonché la loro amicizia) finita a causa di uno scandalo in un albergo gestito dalla mala: nella camera dei due viene ritrovata una cameriera annegata nella vasca da bagno. Quindici anni dopo, nel ’72, Karen O’Connor (Alison Lohman), una giovane giornalista ambiziosa e decisa a venire a capo dei segreti di cui i due non hanno mai voluto parlare, convince il suo editore ad offrire un milione di dollari a Vince per scrivere la storia di quell’amicizia e soprattutto per raccontare di quella notte. Allo stesso tempo, però, Lanny sta scrivendo per conto suo un romanzo su quegl’anni e sulla fine della ragazza nella vasca da bagno. Con nel mezzo Karen che si è fatta invischiare suo malgrado in una storia più grande di lei, Vince e Lanny si rivedranno così dopo quindici anni, con la verità che salta fuori nel più tragico dei nodi.
Film teso solo a tratti e recitato bene (anche se Firth lo scapigliato proprio non lo sa essere fino in fondo), False verità lascia perplessi sull’effettivo senso di un progetto ondivago: il doppiogioco diventa eccessivo e ripetitivo, le virate verso Lynch si scollano dal quadro di fondo, molte soluzioni nel finale si rivelano fuori luogo. Nel complesso ci viene lasciata l’idea di un film che - nel corso della sua realizzazione - abbia fatto perdere ai propri realizzatori quell’amore indispensabile per poterlo finire con sentimento.

Ci sono due titoli italiani al debutto. Partiamo da E se domani di Giovanni La Parola con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu (il duo comico de “Le iene” e “Camera Cafè”) con un’ottima Sabina Impacciatore. Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto, nel film Mimì Rendano (Bizzarri) è un siciliano emigrato al nord che riesce a creare una fabbrica di chiavi con un amico che lo raggiunge dalla Trinacria, Giovanni (Claudio Gioè), che al seguito porta l’adorata moglie Ketty (Impacciatore), la ragazza che Mimì ama sin da ragazzino. Un giorno però l’amico/socio Giovanni muore improvvisamente lasciando Ketty e la piccola Maria Assunta da sole. A raccontarci la storia è Matteo Cillario (Kessisoglu), amico e avvocato di Mimì, il quale cercherà in ogni modo di aiutare il siciliano quando questi, sull’orlo della bancarotta e dopo aver mandato a monte il suo nascente rapporto con Ketty, decide di rapinare una banca per buttare letteralmente da un elicottero una montagna di soldi.
Commedia fiacca che vive sul filo del grottesco e di una stucchevole sicilianità con macchiette di contorno: direttrice di banca sadomaso, gay con foulard, segretarie lobotomizzate, avvocati taccagni, ecc. ecc.
Altra commedia è Ti lascio perché ti amo troppo, dove Francesco Ranieri Martinetti dirige Alessandro Siani e Mariana Braga in un una storia che vede un ragazzo di Napoli, abbandonato dalla fidanzata, che ritrova la voglia di vivere grazie ad una spumeggiante ragazza brasiliana.

Due le commedie (una americana, una inglese) della settimana: in Se solo fosse vero, il recente premio Oscar Reese Witherspoon si ritrova - dopo essere deceduta - incastrata in un limbo tra la vita e la morte, costretta a dividere casa con un inquilino indesiderato, Mark Ruffalo, che alla fine sarà colui che l’aiuterà a trovare la via per libertà eterna; in La famiglia omicidi con Rowan Atkinson, Maggie Smith, Kristin Scott Thomas e Patrick Swayze, un pastore di Dio è così preso dall’idea di scrivere il sermone perfetto che non si rende nemmeno conto che la moglie ha una tresca, che i figli sono allo sbando e che iniziano a morire un troppi vicini…
Infine due film che coniugano azione e brividi: The fog (remake di un film di John Carpenter, che qui torna sul luogo del delitto nelle vesti di produttore), lo sconvolgimento di una piccola cittadina portuale ad opera di una nebbia assassina che porta in sé lo spauracchio di un vascello affondato un secolo prima dai fondatori della città stessa; e Running, dove si rincorre un bambino che ha rubato una pistola che non doveva toccare, in un action-movie pieno di sangue e pistole, mafie di tutte le etnie e psicotici con pulsioni pedofile, il tutto con il placet di Quentin Tarantino (e molti si ostinano a credere che basti questo a rendere un film interessante).

Ed alla fine l’Italia cede: nel week-end del 07 aprile Inside Man vola in testa alla classifica degli incassi, spedendo al secondo posto Il caimano ed al terzo Il mio miglior nemico. Basic Instinct 2 scivola al quarto posto, davanti ad una coppia di new-entry: Tristano & Isotta (quinto) e Nanny McPhee (Tata Matida) (sesto). In discesa tutti gli altri: A casa con i suoi (settimo), Notte prima degli esami (ottavo), La pantera rosa (nono) e 8 amici da salvare (decimo).

 

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 14 aprile 2006