È
decisamente una 63esima edizione “diversa” dei Golden Globe quella che
si è tenuta ad Hollywood per la consegna dei premi assegnati dalla stampa
estera. Brokeback mountain (in Italia esce
venerdì 20 gennaio) fa praticamente il pieno e su sette candidature ne
porta a casa quattro, ma sono tra le più pesanti: Miglior film drammatico,
Miglior regia ad Ang Lee,
Migliore sceneggiatura, Migliore canzone originale.
Allo
struggente film di Lee sfuggono i
premi per la migliore attrice non protagonista, per la colonna sonora e
quello per il migliore attore. Visibilmente deluso Heath
Ledger, protagonista del film insieme a Jake Gyllenhaal. L’attore australiano è stato sconfitto da uno
straordinario Philip Seymour Hoffman,
che vince per la sua interpretazione in Capote,
un momento di grazia che potrebbe condurre dritto dritto all’Oscar. Sempre
nella categoria drammatica, è curiosa la comunanza dei nomi. Insieme a Philip
Seymour
Hoffman sorride e vince Felicity
Huffman,
assurta a star planetaria grazie al suo ruolo della mamma isterica e oberata
di lavoro casalingo nel televisivo Desperate
Housewives. La Huffman si guadagna il Golden Globe per il ruolo di un padre
transessuale in Transamerica
(in Italia il 10 febbraio).
Passando
alla categoria della migliore commedia o musical, è proprio quest’ultima
che trionfa. L’amore
brucia (in Italia il 17 febbraio), la biografia del cantante Johnny
Cash, fa breccia nel cuore della critica estera che lavora in USA e
porta a casa praticamente tutto: Miglior film, Migliore attore protagonista
(Joaquin Phoenix), Migliore
attrice protagonista (Reese
Witherspoon). Tra gli attori non protagonisti vincono un’incredula Rachel
Wiesz per The constant gardener e Geroge
Clooney, sconfitto per le sue candidature per regia e sceneggiatura di Good
night, and good luck, ma a segno come interprete in Syriana.
Scorrendo
il palmarès, Memorie
di una geisha vince per la Migliore colonna sonora, mentre la
Migliore canzone originale è A love
that will never grow old da Brokeback
mountain, sconfitto dunque Tony
Renis. Il Miglior film straniero è Paradise
now, vibrante film del palestinese Hany Abu-Assad.
Il premio alla carriera, il Cecil B.
DeMille Award, è andato ad un applauditissimo Anthony Hopkins.
Tutto sommato sono state rispettate le previsioni della
vigilia. I film che portano a casa i premi che contano sono quelli
indipendenti realizzati con un budget contenuto e a tematica gay: da Brokeback
mountain a Transamerica a Capote.
Ang Lee e la sua epopea omosessuale confermano di essere quelli da
battere per gli Oscar che si avvicinano sempre più (le candidature saranno
rese note il 31 gennaio), mentre lo sconfitto della serata è purtroppo Woody
Allen e il suo bellissimo Match point.
(r.digioia@momentosera.com)