E’ un ricco menù quello che ci aspetta
al cinema per questo fine settimana pre-natalizio.
Partiamo da Tu la conosci Claudia? di (e con) Aldo,
Giovanni e Giacomo, che
dopo aver intascato più di 124 milioni di euro con i precedenti lavori - e
battendo tutti sul tempo debuttando mercoledì 15 - sbarcano in grande stile
nelle sale con il loro quinto film, prenotando un posto al sole degli
incassi natalizi.
Aldo è un tassista sui generis che vive una relazione con una donna sposata
di nome Claudia. Claudia (una sempre più brava Paola
Cortellesi) è la moglie frustrata di Giovanni, un marito assente, Inter
e Passaparola-dipendente (sì, sì, proprio quello televisivo) e alla
ricerca perenne della migliore suoneria per il cellulare. In cura da una
psicanalista (una rediviva Ottavia
Piccolo), Claudia si convince che l’unico modo di aiutare se stessa e
il suo matrimonio sia quello di immergersi nei problemi altrui e allora ruba
la cartella di uno dei pazienti della sua dottoressa, quella del depresso
Giacomo, separato dalla moglie (Sandra
Ceccarelli, qui alla sua prima commedia). Instaurato un rapporto di
amicizia (e solo quello) con Giacomo, Claudia
nota contemporaneamente dei cambiamenti nel marito, convincendosi così che
lui abbia un amante; mentre Giovanni viene a capo del perché dei
comportamenti della moglie e scopre (fraintendendo) il suo rapporto con
Giacomo. Quando, del tutto fortuitamente, Aldo, Giovanni e Giacomo si
conoscono, i nodi vengono al pettine e i tre, per scoprire a chi Claudia
concederà il suo amore, intraprendono un viaggio verso il sud dove lei si
è rifugiata.
Con La
leggenda di Al, John e Jack, il loro ultimo film datato 2002, il
trio aveva decisamente sterzato verso una ricerca comica più sottile e
cinematografica, scelta che non aveva del tutto convinto e infatti gli
incassi si erano dimezzati (solo, si fa per dire, 26 milioni di euro)
rispetto ai 42 milioni di Chiedimi
se sono felice del 2000. Ma con Tu
la conosci Claudia?, invece, la loro comicità ritorna fuori
nella forma originale, con un perfetto rispetto dei tempi da commedia, tra
equivoci e idiosincrasie varie. Le gag sono azzeccate, così come il quadro
d’insieme delle gioie e dei dolori matrimoniali. E se ad un certo punto la
sceneggiatura rischia di avvitarsi su se stessa, alla fine i tre ne vengono
fuori piuttosto bene, divertendosi (questo si vede chiaramente e conta
sempre in un film del genere) e facendo divertire.
Immancabile il cine-panettone della
premiata ditta Boldi-De Sica,
quest’anno chiamato Christmas
in love, immancabile come il Natale stesso. Per la regia di Neri
Parenti, una girandola di situazioni comiche e romantiche allo stesso
tempo nella Gstaad lussuosamente addobbata per le feste: De
Sica marito divorziato da Sabrina
Ferilli che forse riesce a far
rinverdire la vecchia fiamma della passione con la mediazione della
psicologa Tosca D’Aquino; Boldi alle prese con bollente relazione extraconiugale con una
fotomodella (Alena Seredova) si
ritrova nella stessa casa per le vacanze scelta anche dalla figlia (Cristina
Capotondi) innamorata niente di meno che di Danny
De Vito; Annamaria Barbera (la
Sconsolata di televisiva memoria) vince un premio anelato da più di un
decennio: incontrare il suo idolo da soap opera preferito, il mascellone di
“Beautiful” Ronn Moss. E se
il film non cambia nella struttura narrativa rispetto al passato, diamo atto
a Parenti di aver cancellato trash e turpiloquio per una commedia
sofisticata nelle intenzioni, ma che rimane lo specchio di italici vizi e
virtù.
Di tutt’altro genere è Birth
– Io sono Sean con Nicole Kidman. Presentato a Venezia 60 e preceduto dalle furiose
polemiche americane per una scena di nudo nella vasca da bagno tra
l’attrice stessa e l’undicenne Cameron
Bright, Birth
racconta la storia di Sean e della sua idea di essere la reincarnazione del
marito morto della Kidman. Tra
paure e turbamenti la donna dapprima non vuole credere, poi inizia ad
intravedere - spinta più dalla speranza che non dalla ragione - la
possibilità che il piccoletto non racconti bugie. Intanto ha mandato a
monte il suo imminente matrimonio, gettato nel panico la ricca famigliola di
Park Avenue dove vive ed allacciato uno strano rapporto materno/sentimentale
col bambino, fino al colpo di scena finale.
Birth – Io sono Sean
è
alquanto indeciso tra il thriller paranormale e il dramma psicologico,
tuttavia resta l’ottima l‘interpretazione di Nicole
Kidman, nonostante via via sembri perdere lei stessa fiducia nella donna
che sta impersonando, cosa che comunque non le impedisce di conquistare
l’ennesima candidatura ai Golden Globe di gennaio come Migliore attrice
protagonista. Menzione d’onore per Lauren
Bacall, qui austera madre della borghesia americana, regale e definitiva
come solo una leggenda vivente sa essere.
Terzo film più visto nella storia del
cinema USA (dopo Titanic e Star
Wars) con più di 436 milioni di dollari d’incasso complessivo,
quasi 900 milioni di dollari d’incasso nel mondo e lodi sperticate da ogni
dove. Sono queste le credenziali di Shrek 2, seguito del fortunato film
di animazione che già aveva stupito tutti tre anni fa. In questo secondo
episodio, dopo che l’orco Shrek e Fiona si sono sposati e hanno finito il
loro viaggio di nozze, la coppia viene chiamata a palazzo dai genitori di
Fiona che vogliono conoscere il genero. Ma le mire sono tutt’altre e i
novelli sposi dovranno contrastare piani precostituiti per separarli.
Divertente, ironico, farcito di citazioni cinematografiche di ogni epoca,
con una galleria di personaggi di contorno che sono tutti all’altezza (uno
su tutti Ciuchino, il quadrupede più insolente della storia) e un nuovo
arrivato, il Gatto con gli Stivali, Shrek
2 è una meraviglia di animazione grafica ma anche di simpatia.
In particolare gli ultimi trenta minuti del film sono da applausi a scena
aperta, con la parodia della notte degli Oscar con relativo tappeto rosso,
conduttrice televisiva che annuncia le star che sfilano (attenzione
all’arrivo della Bella addormentata…) e Pinocchio emulo di Tom
Cruise in Mission
Impossible.
Quella tra Shrek e Fiona è una delle più belle storie d’amore
interrazziali mai girate, da vedere e rivedere.
George
Clooney, Brad Pitt,
Julia Roberts, Matt Damon, Andy Garcia,
Vincent Cassel, Catherine Zeta-Jones. No, non è un estratto anagrafico di
residenza del comune di Hollywood, ma il cast che sovrappopola Ocean’s
Twelve, per la regia di Steven
Soderbergh, che segue Ocean’s
Eleven del 2001. Stavolta la banda è costretta a rubare per
restituire il mal tolto del precedente colpo e per farlo deve emigrare in
Europa. Trattandosi però di una cifra spropositata, al clan di ladri non
resta che accettare una scommessa per decidere chi è il più bravo tra la
banda Ocean e il più famoso dei ladri europei, Night Fox: rubare un uovo
Fabergè dal Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Tra iperboli di sceneggiatura, ville sul
lago di Como (la Regione Lombardia ringrazia), Roma illustrata per turisti
(con la Zeta-Jones seduta ad un
caffè del Pantheon e Pitt che le
sorride inseguito dalla polizia nostrana) e una messe di primi piani sul
brizzolato Clooney atti a mandare
in visibilio il pubblico femminile, Ocean’s
Twelve rimane un’operazione commerciale confezionata su misura
e poco più. Scena migliore? Julia Roberts che per aiutare il marito deve imitare una grande
attrice: Julia Roberts! Ma viene
smascherata da Bruce Willis che
passava di lì per caso. Pensate un po’.
Con numeri teatrali da fantascienza (3
miliardi d’incasso in tutto il mondo, 80 milioni di spettatori, oltre 65
mila repliche in 18 paesi) Il
Fantasma dell’Opera, il musical creato da Andrew
Lloyd Webber, trasloca dal palcoscenico alla sala cinematografica con la
regia di Joel Schumacher. Fotografia e costumi sontuosi, incorniciati dai
celeberrimi brani del musical, fanno così prendere vita alla storia del
Fantasma che vive nelle cantine del Teatro dell’Opera e che sogna
l’amore per la ballerina di fila Christine.
Passaggio sempre difficile quello del teatro al cinema, in modo particolare
se si sceglie di dimenticarsi qualsiasi meccanismo narrativo da grande
schermo e di rendere il tutto tedioso e irritante rallentandone oltre ogni
misura il ritmo.
Approfittando di un’uscita
infrasettimanale, Il
mistero dei Templari conquista subito la vetta della classifica
degli incassi con più di 3 milioni e mezzo di euro, scalzando al secondo
posto Gli Incredibili. In terza piazza si inserisce Closer,
l’impietosa disamina della coppia da parte di Mike Nichols. In una classifica in cui l’unico a guadagnare
posizioni è Confidenze
troppo intime di Leconte (ottavo),
tutti scendono di un gradino: Polar
Express (quarto), La tela dell’assassino (quinto), Donnie
Darko (sesto) e Un
amore sotto l’albero (settimo). Chiudono Babbo bastardo (nono) ed Eros
(decimo).
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