I segreti di Brokeback Mountain,
quello che da più parti è considerato il film più atteso dell’anno
(tanto che la campagna pubblicitaria avuta in America ha fatto irritare Steven
Spielberg perché avrebbe oscurato anche il suo Munich), apre il week-end del
cinema. Dopo una rincorsa iniziata con il Leone d’Oro per il miglior film
alla 62esima Mostra del cinema di Venezia, una valanga di premi in giro per
il mondo e 4 Golden Globe, il drammone di Ang
Lee è pronto a tagliare il traguardo degli Oscar. Tratto da un racconto
di Annie Proulx pubblicato per la
prima volta nel 1997 sul “New Yorker”, Brokeback
Mountain inizia nel 1963 quando una mattina presto a Signal, nel
Wyoming, Ennis Del Mar (Heath Ledger) e Jack Twist (Jake
Gyllenhaal) si incontrano nell’ufficio del rancher locale. Il primo è
un taciturno mandriano rimasto solo da tempo ormai, il secondo è un cow-boy
da rodeo con scarse qualità. In un mondo che sta cambiando velocemente, ma
tutto sommato sembra ancora fermo al palo, entrambi cercano lavoro e
l’unico disponibile, fare da guardiani al gregge in cima alla montagna di
Brokeback, non lascia spazio a scelte. La solitudine ed il contatto con una
natura dalla bellezza contagiosa fa sicché i due ragazzi scoprono di ambire
alle stesse cose – un lavoro stabile, una famiglia, una casa – ma di
vivere anche un desiderio più ancestrale che li porterà a riversare il
proprio essere l’uno dentro l’anima dell’altro. Il loro primo
contatto, forte e trascinante, è come una catena che li terrà uniti per
sempre, nonostante il desiderio espresso di Ennis di confinare la loro sete
su quella montagna. Ma quando Brokeback viene abbandonata, la vita giocherà
a rimpiattino con entrambi: Jack si sposta in Texas, sposa una cow-girl
figlia di rivenditori di macchine agricole, che lo fa diventare uno di quei
generi asserviti al suocero in nome del bene famigliare, diventa papà e
pensa continuamente a Brokeback; Ennis rimane nel Wyoming, sposa la sua
ragazza di sempre, Alma (Michelle
Williams), mette al mondo due figli, cerca di tirare avanti come può e
non ritroverà mai più quella sensazione di comunanza che aveva creato con
Jack. Quattro anni dopo, di passaggio in Wyoming, Jake invia una cartolina
ad Ennis e i due – incautamente visti da Alma – si rincontrano per non
lasciarsi più. Per un ventennio faranno di tutto per vedersi diverse volte
l’anno, ma sempre lì, sulla loro montagna, quella Brokeback che li
nasconde e li protegge, che fa da teatro a tutte le problematiche che
qualunque amore ha insito in sé: fedeltà, impegno, fiducia. Il matrimonio
di Ennis nel frattempo va a rotoli, lasciandolo definitivamente solo, mentre
Jack perde ogni senso della realtà, fantasticando di una vita a due fatta
di ranch e accettazione sociale. Solo la morte potrà dividere Ennis e Jack,
epilogo simbolico di un amore impossibile e perciò tanto più vero, vissuto
sotto gli occhi di una natura complice e di una società che non concede
appello. I
segreti di Brokeback Mountain è un film imperfetto e da amare.
Alcune scelte panoramiche di Ang Lee
sono da stucchevole cartolina illustrata e i due mandriani spesso sembrano
usciti da uno spot della Marlboro, ma allo stesso tempo si rimane avvolti
dall’innegabile calore e forza di una storia capace di impossessarsi dello
spettatore. Il merito è principalmente di Ledger
e Gyllenhaal, interpreti
calibratissimi, capaci di ricreare una complicità tale che non solo ha
aperto uno squarcio netto nell’elenco delle coppie da leggenda dei film,
ma è colpevole anche di aver destabilizzato l’eterno dibattito-tabù
sull’omosessualità insita nei rapporti tra cow-boy solitari. Ed è
soprattutto questo che a molti ha dato fastidio.
E’ un fine settimana questo
che vede approdare in sala tre film italiani (su un totale di sette), ma se
si va a spulciare ben bene i titoli… Partiamo con la commedia Eccezziunale veramente – Capitolo secondo…
me, il seguito del cult anni ’80 che divenne un tormentone
cinematografico decennale e che fece assurgere a fama nazionale Diego Abatantuono. Il filo conduttore è stantio come l’operazione
richiede: vedere, vent’anni dopo, cosa è successo ai tre tifosi di Milan,
Juve ed Inter, tutti interpretati da Abatantuono.
Dopo un esilio in Spagna, Donato, capo ultrà del Milan, il Ras della fossa,
rientra nella sua città e scopre non solo di avere avuto un figlio
dall’allora fidanzata, Ginevra (Anna
Maria Barbera), ma che il baldo giovine è uno dei capi della tifoseria
interista. Tirzan, il camionista fanatico della Juventus, dopo anni di coma
a causa di un incidente stradale avuto con Beniamino (Carlo
Buccirosso), si risveglia e non ricorda nulla di quanto gli accaduto, ma
scopre che sua moglie Nunzia (Sabrina
Ferilli) si è accasata proprio con Beniamino ed il menage allora
diventa giocoforza a tre. Infine Franco, tifoso dell’Inter, coinvolto in
loschi traffici dagli amici di sempre, Ugo e Maurino (Ugo Conti e Mauro Di
Francesco), che farà irritare anche un killer (Nino Frassica) quando, per uno scambio di valigia, a quest’ultimo
vengono sottratti una montagna di soldi appartenenti a due capi mafia, Don
Pippo e Don Calogero (Tony Sperandeo
e Luigi Maria Burruano). Carlo
Vanzina stavolta non si risparmia e allora giù di storpiatura lessicale
e cinematografica (dal “Giardino dei finti scontrini” al “pisciato
fuori dal seminario”), Sperandeo e Burruano nel
cliché che li ha resi famosi, la Barbera
sempre più clone di se stessa, Sabrina
Ferilli ciociara quanto basta per prosciugare la salivazione a Buccirosso.
Inni da curva, mezzo Milan (Maldini,
Dida, Costacurta, Ambrosini,
Gattuso) ingaggiato come fossero vicini di casa, tanti luoghi comuni
da annegarci dentro e qualche sorriso qua e là.
In Felix il coniglietto giramondo, film
di animazione prodotto in Germania ma firmato dall’italiano Giuseppe
Maria Laganà, ci sono le voci di Alessio
Boni e Maria Grazia Cucinotta.
Felix e Sophie, in Norvegia con tutta la famiglia per una vacanza, provocano
involontariamente l’ira degli Elfi e di un Troll gigante. Con un atto di
coraggio, Felix riesce a mettere in salvo i suoi famigliari, ma allo stesso
tempo smarrisce la strada che dovrebbe riportarlo a casa. Solo e senza il
conforto dei suoi, Felix si avvia per il lungo viaggio che per colpa di uno
spirito dispettoso e di una saggia civetta diventa imprevedibile e pieno di
avventure. Film per bambini per antonomasia, segnaliamo che parte
dell’incasso della pellicola andrà all’Unicef per il sostegno della
campagna “Uniti per i bambini, Uniti
contro l’Aids”, l’iniziata volta a ridurre drasticamente
l’impatto dell’HIV sulla mortalità infantile entro il 2010. Le sue
particolarità le ha anche I
magi randagi dello scomparso Sergio
Citti con Silvio Orlando, Patrick
Bauchau, Laura Betti e Nino
Davoli. Tre personaggi girano per i teatrini di paese con alcuni uomini
vestiti da nazisti e mafiosi che si agitano nelle gabbie a simboleggiare
quali siano le vere bestie da circo. Ma la allegoria è un po’ troppo
sofisticata ed allora, non compresi, i tre si ritrovano ad interpretare i Re
Magi nel presepe allestito dal parroco di un piccolo centro. Durante la
notte, nel cielo, compare un’abbagliante stella cometa. Ed è allora che
il trio capisce cosa deve fare: andare alla ricerca del nuovo Bambino Gesù.
Tra il grottesco ed poetico, l’ultima fatica di Sergio
Citti, nuovamente in sala dopo l’uscita poco felice di un paio
d’anni fa.
La vicenda narrata in Joyeux
Noel – Una verità dimenticata dalla storia, è talmente
incredibile da far dubitare del fatto che sia realmente accaduta. 1914. Da
qualche mese è scoppiata la Prima Guerra Mondiale, una tragedia che
sconvolge la vita di milioni di uomini costretti ad affrontarsi in un
conflitto inumano. Arriva la vigilia di Natale e le trincee di francesi,
scozzesi e tedeschi si riempiono di nostalgia e di doni inviati dalle
famiglie. Quella è la sera in cui la storia si ricorderà per sempre di
loro, perché contravvenendo a qualunque regola (scritta e non) dei
combattimenti, un prete anglicano, un tenente francese, un tenore tedesco e
la soprano che lui ama, si rendono partecipi di una fraternità tale che i
tre schieramenti poseranno le armi per una notte per scambiarsi auguri e
doni. Va a finire così che i capi delle tre fazioni, a modo loro,
fraternizzeranno a tal punto da portare i loro contingenti ad una piccola
pace armata, fino a quando gli episodi di quella notte non divengono di
dominio pubblico ed inevitabile cala la scure delle accuse di alto
tradimento. Diretto da Christian
Carion, Joyeux
Noel è uno spettacolo delicato e commovente, dove il rischio di
precipitare nella retorica alla fine è tenuto a debita distanza, e dove
nonostante qualche leziosità (Diane
Kruger è difficile di per sé farla recitare, se poi le si fa fare
anche il soprano…) il tono regge per tutta la durata del film.
Davvero fuori tempo massimo,
c’è un refuso di Natale (ancora!) anche in La
neve nel cuore, la sofisticata commedia scritta e diretta da Thomas
Bezucha. In una famiglia americana che più tipica di così c’era solo
in Happy
Days, Everett (Dermot
Mulroney) porta a casa dei genitori la sua frigida fidanzata Meredith (Sarah Jessica Parker) per le feste. La famiglia in questione è
composta da una madre morente ma tenace (Daine
Keaton), un padre che si prepara all’evento (Craig T. Nelson), una sorella insopportabile (Rachel McAdams), un’altra sorella sulla via del divorzio (Elizabeth
Reaser) con pargola impicciona, un fratello sordo (Ty
Giordano) con compagno di colore (Brian
White), e dall’immancabile pecora nera, il fratello Ben (Luke
Wilson). Dopo battute ciniche ed aperta ostilità, Meredith fa arrivare
anche la sua sorellina Julie (Claire
Danes) a darle manforte. Senza andare tanto per il sottile, va a finire
a scambi di confessioni famigliari e di fidanzati, tutto con il jingle-bells
che rimbomba forte nelle orecchie, così come il già visto negli occhi. Di
già visto possiamo dire anche di Red
Shoes, horror coreano di Yong-gyun
Kim, storia della tradita Sun-jae che dopo essersi trasferita nel più
classico dei posti adatti a venire massacrati in un film horror – una casa
in periferia, ex ufficio – trova sulla metro un paio di scarpe rosse che
la precipiteranno in un spirale di morte.
Nel week-end compreso tra il
13 ed il 15 di gennaio c’è voluto il Match
point di Woody Allen per chiudere la partita dei film-strenna: il thriller
con venature dostoevskjane sbaraglia tutti e si piazza in testa. A seguire
altre due nuove entrate: 40
anni vergine (secondo) e The new world (terzo). Scendono
quindi Ti
amo in tutte le lingue del mondo (quarto), Le cronache di Narnia: il Leone, la Strega e
l’Armadio (quinto) e Saw
– La soluzione dell’enigma (sesto). Al settimo posto
un’altra new entry: Derailed
– Attrazione letale, che così manda verso l’uscita dalla
classifica Natale
a Miami (ottavo), Memorie di una geisha (nono) e Vizi
di famiglia (decimo).
(r.digioia@momentosera.com)