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IL CINEMA D'ESTATE

a cura di Ross Di Gioia

                      

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Anche se come vuole la tradizione il cinema in estate allenta la presa sulle nuove uscite e preferisce attendere il mese di settembre per mandare in sala i primi titoli di grande impatto, vediamo una carrellata dei film più interessanti che potremmo comunque gustare nelle arene del nostro Bel Paese in qualcuna delle sere afose che ci attendono.

Attesissimo, il film dell’estate è senza ombra di dubbio Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, il vincitore della Palma d’Oro a Cannes. In un pamphlet della durata di quasi due ore, Moore lancia il suo j’accuse al presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush, accusandolo di tutto e di più: dai brogli elettorali (la sua vittoria sarebbe inficiata dalla privazione del diritto al voto di migliaia di afro-americani in Florida) alla collusione con la famiglia Bin Laden nel redditizio mercato internazionale delle armi, dalla sottovalutazione del rapporto dell’FBI sul pericolo di un attentato aereo negli USA (leggasi 11 settembre) al taglio dei fondi per la sicurezza nazionale. E anche se sono tutti discorsi già sviscerati in ogni modo dalla stampa statunitense, non può non fare effetto vederle tutte messe in bella mostra davanti ad una platea mondiale che tante cose ignora. Lucidamente e con senso della misura, Moore cerca come può di dare una spallata ad un’amministrazione Bush che vive di un presidente che qui viene dipinto come una sorta di giullare in mano ad una corte cianciante ed ignorante, raccontando la carriera del figlio di un presidente americano a sua volta.

L’introversa e timida Patience Phillips (Halle Berry) è una grafica che lavora per Hedare Beauty, la casa di cosmetici che è capeggiata da Laurel (Sharon Stone). Quest’ultima è pronta al lancio di un nuovo miracoloso prodotto che spazzerà via la concorrenza. Tuttavia Pateince scopre che la crema in questione ha degli effetti sconvolgenti, causando dipendenza e formando cicatrici permanenti sulla pelle. Scampata al pericolo dei sicari della Hedare inviati da Laurel per farla fuori affinché non spifferi quanto scoperto, la goffa Patience si trasforma così in Catwoman, metà donna e metà gatto, con poteri e grazia di un felino che le concedono di potersi prendere la sua giusta vendetta. Tutina fetish, una Halle Berry sconvolgente (ma sostituita da un uomo - un tailandese - nelle evoluzioni più acrobatiche) e un plot ridicolo, questo Catwoman è tutto qui, facendo gridare allo scandalo chi tanto ama i fumetti e si attendeva ben altro risultato da uno dei personaggi di contorno più forti dell’idolatrato Batman.

Francamente non va tanto meglio con Starsky & Hutch, revival del telefilm che tanti successi ha mietuto in giro per il mondo, portato sullo schermo per la regia di Todd Phillips (ma gran parte del merito - o dovremmo dire demerito? – è della coppia di attori Stiller/Wilson). Ovviamente il mix di divertimento, fughe e sparatorie, ragazzotte in hot pants che ammiccano prone su auto rombanti resta inalterato, e stavolta parte da Dave Starsky (Ben Stiller), il poliziotto tradizionale con saldi principi, che fa coppia con Ken Hutchinson (Owen Wilson), l’agente un po’ fanfarone. I due devono smantellare un gruppo dedito allo spaccio di droga, trovando anche il tempo per intrattenersi con due belle ragazze, Holly (Ami Smart) e Staci (Carmen Electra).

Altro film molto atteso è The chronicles of Riddick con Vin Diesel. In un universo minacciato e minaccioso, l’unico che può salvarlo dalla distruzione è Riddick, il nobile (si fa per dire) che è l’ultimo discendente dei Furiani, dinastia ormai estinta, che ha nella propria sorte un compito: affrontare il “Governatore” ed i suoi Necromongers, i guerrieri che si sono convertiti ad una religione che ha nella violenza il suo principio guida. Dapprima in difficoltà con se stesso, deciso anche a sfuggire a questo suo destino, Riddick alla fine decide - anche per amore di Kira (Alexa Davalos) - di assecondare quello che è stato scritto per lui, divenendo così il capo dei ribelli e dando la possibilità alle sue “cronache” di dover essere raccontate in un film che mixa tanto fantasy e qualche corbelleria che in questo genere di film fa sempre e comunque la sua bella figura. 

Tante le commedie che trovano spazio nelle prossime settimane.
Partiamo da Mean Girls, dove la quindicenne Cady Heron (Lindasy Lohan) dall’Africa viene presa, messa su aereo e catapultata nell’Illinois, alla North Shore High School, il regno delle “Barbie-girl” (che in questo caso diventano le “mean girls”) capeggiato da una zarina che risponde al nome di Regina - di non e di fatto - George (Rachel McAdams). Adepte dello shopping, gli zerbini di Regina stanno attente ad accontentare ogni capriccio del proprio faro guida, facendo particolare attenzione a non metterle i bastoni tra le ruote, cosa che invece farà Cady insidiando proprio l’ex ragazzo di Regina, scatenando così una guerra intestina all’istituto con effetti devastanti (e divertenti).
In Un principe tutto mio il canovaccio è quello super spremuto della ragazza figlia di una famiglia qualunque che finisce tra le braccia di un principe ereditario. La ragazza è Paige Morgan (Julia Stiles), studiosa e laboriosa fanciulla che anela a diventare medico in zone depresse economicamente del pianeta; il principe (un vero principe ereditario di Danimarca), è Edward (Luke Malby), playboy impenitente che si trasferisce negli USA per sfuggire alla proprie regali responsabilità. Nell’ordine segue: incontro, scontro, amore, fuga, ritorno, un più o meno happy end.
Di questo clan fa parte anche Le ragazze dei quartieri alti, dove Molly (Brittany Murphy) viene sfrattata nel giorno del suo ventiduesimo compleanno. Persi i diritti d’autore di un padre musicista rock morto in un incidente automobilistico con la madre, la ragazza finisce per farsi ospitare da un’amica e fare la babysitter per cercare di tirare avanti. La bambina in questione, Ray (Dakota Fanning), ha un padre in coma irreversibile ed una madre che si dimentica troppo spesso di lei, ed è una pargola difficile per antonomasia, costretta a crescere troppo in fretta. Dopo che la babysitter riesce a conquistare a fatica la fiducia di Ray, il padre di quest’ultima muore, lasciando la bambina in un grande silenzio, allontanando anche Molly. Quando Ray scompare, la madre intuisce che l’unica che può ritrovarla è proprio quella babysitter che in fondo le aveva fatto da genitrice negli ultimi tempi.
Continuando la carrellata di commedia, c’è anche Appuntamento da sogno con Kate Bosworth nel ruolo di Rosalee, una commessa che sogna di incontrare il suo attore del cuore, Tad (Josh Duhamel). Questi è un animale da giornaletto scandalistico, sempre in copertina con una nuova fiamma, tanto che il suo manager gli consiglia di correre ai ripari. La strategia allora è quella di offrirsi (per beneficenza) per una cena dove il premio è una cena ad Hollywood con lui. Naturale che alla fine vinca Rosalee, tra lo sconcerto dell’amica ed il magone del collega (nonché spasimante) Pete (Tropher Grace).

C’è anche un buon numero di horror che ci attendono nelle prossime settimane. Tra i tanti citiamo I tre volti del terrore, di Sergio Stivaletti, fiacco film che prende spunto da un viaggio in treno compiuto da un anziano signore che mostra agli altri passeggeri il proprio passato ipnotizzandoli con una palla dorata, facendo poi vivere ad ognuno di loro un’esperienza terrificante; ed anche Open water, dove però il la paura è sottile e più legata alle atmosfere che non al sangue, ambientato com’è nel bel mezzo dell’oceano, creando una tensione continua per effetto di due sub, Daniel e Susan, che vengono dimenticati in quella distesa di acqua senza nessun punto di riferimento, in balia delle onde e del terrore che a poco a poco li assale.

Sono invece dei thriller sia Wrong turn, dove un gruppo di ragazzi bene si perde nella foreste del West Virginia, finendo nelle mira di un gruppo di essere che non si capisce fino a che punto sono umani o meno; ed anche Ore 11:45 – Destino fatale, dove tutta una serie di eventi che sembrerebbero non avere alcun legame tra loro invece si riveleranno essere imperscrutabilmente concatenati dall’ora del titolo, le 11:45.

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 23 luglio 2004