MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI  |  Official Web Site  |

MOMENTO-SERA  Quotidiano di Informazioni.

Fondato nel 1946

ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA  |  Official Web Site  |

                 

I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Il Caimano

 

Top page
Mappa del sito

Dopo La stanza del figlio che aveva sorpreso (noi siamo tra questi) ma anche deluso, creando scompiglio tra detrattori e fan, riecco il Nanni Moretti amato dai più, quello che canta a tutto volume in macchina (stavolta tocca a “Lei” di Adamo) e che impregna il proprio cinema di politica, di storia, di ribellione all’assuefazione generale (almeno secondo il suo punto di vista) raccontando in Il caimano come nacque e come si è alimentato l’impero del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Bruno Bonomo (Silvio Orlando, raramente più in parte), è un produttore di film di serie-B (che ha in catalogo titoli tipo “Mocassini assassini” e “Cataratte”) ormai allo sfascio sia economicamente che personalmente. In rotta definitiva con la moglie Paola (Margherita Buy), incapace di riuscire a mettere insieme i capitali per girare “Il ritorno di Colombo”, un film che dovrebbe rinverdire l’esangue prestigio (“Il ritorno” solo perché è più facile della partenza, in quanto il navigatore salpò con tre caravelle e tornò a casa con la sola Nina), Bruno trova in una sceneggiatura della giovane Teresa (Jasmine Trinca) la via per la salvezza. Raccontando la nascita del berlusconismo nel nostro Paese, dai fondi con cui il Cavaliere iniziò la propria scalata al ramo immobiliare per poi passare alla televisione ed alla comunicazione, approdando infine a Montecitorio, “Il caimano” di Teresa è una sferzata che Bruno decide di assecondare nonostante i pareri negativi ricevuti da chi nel film avrebbe dovuto credere. Ostinato fino in fondo nonostante le banche che lo braccano, Bruno riesce pure a trovare un finanziatore di livello, Jerzy Sturovski (Jerzy Stuhr), ed anche un attore notissimo come protagonista, Marco Pulici (Michele Placido), rischiando alla fine di tasca propria i capitali e mettendo insieme troupe e attori sull’onda del “è un film necessario, che va fatto”. Iniziata la fase preparatoria, mentre Paola si stacca definitivamente convincendo Bruno a lasciare la loro casa e a trasferirsi in un residence, il dramma si compie quando Pulici abbandona il progetto (andando a girare quel “Il ritorno di Colombo” che Bruno aveva alla fine scartato), e tanto basta a Sturovski per tirarsi indietro e far naufragare il tutto. Rimasti da soli, a Teresa e Bruno rimane un solo modo per finire “Il caimano”: raccontare un giorno, un solo giorno del processo al “loro” Berlusconi, quel giorno in cui venne condannato dal Tribunale di Milano.
Volendo qui tralasciare la vena ideologica che inevitabilmente tracima in ogni latitudine della storia de Il caimano, il decimo film della carriera di Moretti è un’opera riuscita a metà. Se al regista si deve dar atto di aver tenuto segreta la trama fino alla fine - riuscendo pure nel depistaggio, perché il film è decisamente contro Berlusconi ma non su Berlusconi - questo piccolo accorgimento ha permesso a Moretti di lavorare con arguzia ad una trama che alla fine vuole essere lo specchio fedele della nostra società odierna, mettendo in bocca al personaggio interpretato da Jerzy Stuhr la frase che sintetizza tutta la pellicola: “Nella vostra Italietta si parla solo di televisione e di Berlusconi”. D’altro canto il film cinematograficamente quasi non esiste non appena si è assorbito il divertimento di vedere Sua Emittenza con tre volti diversi - il primo è quello di Elio De Capitani, che è il Berlusconi di Orlando quando quest’ultimo legge la sceneggiatura e “monta” mentalmente il film, mentre gli altri due sono Placido che prova solo qualche battuta del testo e Moretti stesso a cui spetta l’onore di chiudere il processo. Incapace a disincagliarsi dalle proprie tesi, confezionato anche con spezzoni (drammaticamente) veri di discorsi del premier dallo scranno del Parlamento europeo di Bruxelles, Il caimano va avanti scatenando qualche risata (sinceramente sentita, forse isterica, sicuramente amara) e facendo riflettere, tuttavia basterebbe ascoltare Moretti che arringa in un qualunque girotondo per accorgersi che c’è davvero poco di più in questo suo lavoro. Interpretato alla perfezione dal trio Orlando/Buy/Trinca e pieno zeppo di facce - ne citiamo solo alcune: Paolo Virzì, Stefano Rulli, Anna Bonaiuto, Cecilia Dazzi, Giuliano Montaldo, Tatti Sanguinetti, Paolo Sorrentino - il Moretti che da nemesi alla fine si appropria del volto di Berlusconi è roba sulla quale Freud si sarebbe buttato. Come un caimano.

E ancora una volta “un altro caso è stato Clouseau” dall’ispettore più imbranato della storia, che orfano sia di Blake Edwards che di Peter Sellers ritrova nel regista Shawn Levy ed in Steve Martin (co-autore della sceneggiatura) nuova linfa in La pantera rosa.
In questa nuova avventura, ambientata come si conviene in terra di Francia, sono le alte sfere della polizia francese a tramare contro Clouseau (Martin), a cui viene assegnato un caso complicatissimo: trovare l’assassino dell’allenatore della nazionale transalpina di calcio che, dopo aver salutato da vicino la sua amata Xania (Beyoncè Knowles), viene ucciso in diretta mondiale con al dito il favoloso diamante “La pantera rosa” che subito dopo scompare nel fuggi fuggi generale. Il caso viene preso in consegna dal Capo della polizia in persona, Dreyfuss (Kevin Kline), che lo gira a quello che lui crede un vero incompetente, Clouseau appunto, attendendo gli immancabili disastri che l’ispettore combinerà per poi destituirlo, prendere le redini delle operazioni e guadagnarsi così lodi e titoli sui giornali (nonché l’ambita “Légion d’honneur”). Affiancato da Ponton (Jean Reno) e coadiuvato dall’assistente Nicole (Emily Mortimer), Clouseau passa da una catastrofe all’altra, finendo (per sbaglio) con lo sgominare una banda di rapinatori di casinò (in questo caso però il merito è dell’agente di Sua Maestà britannica Clive Owen che appare in un cameo), ma anche in copertina su tutti i magazine francesi quale vergogna nazionale (è stato beccato al JFK di New York con dosi non per uso personale di… hamburger). Alla fine, complice un colpo di genio, il nostro prode Eroe risolve l’intricata matassa incastrando il killer, recuperando il diamante e riuscendo pure a farsi appuntare la Légion d’honneur sul petto.
Il gigione Martin si appropria dei baffetti dell’inarrivabile Sellers e porta a casa il compitino. Ad ogni modo La pantera rosa di Levy non può non risentire del monumentale peso che nella storia nel cinema ha la saga realizzata da Edwards, e soffre anche di presenze del tutto fini a se stesse (su tutte una sceneggiatura inutilmente complicata ed una Beyoncè Knowles irritante), nonostante questo riesce a divertire - esilarante la scena di dizione inglese, sbeffeggio puro al patriottismo esasperato dei francesi che vieta loro anche solo si pronunciare correttamente un parola anglofona come hamburger - regalando gentili omaggi all’originale: la “stonza” in luogo de la “stanza”, e soprattutto un mappamondo che vive di vita propria. Attenzione ai titoli di testa, riappare la pantera melliflua dal rosa incarnato.

Il conto dei film della settimana si conclude con altri due titoli. Il primo è Final destination 3, atto terzo della serie teen-horror che tanto ha incassato (e spopolato) tra i più giovani. Nel primo episodio alcuni ragazzotti riuscivano a salvarsi da un incidente aereo grazie alla premonizione di uno di loro, prima che il destino fatale li rincorresse ed alla fine acchiappasse per la giacchetta; nel secondo episodio la sonata non cambiava, fatto salvo per il diverso tipo di incidente, che era automobilistico. Quindi, se ad una formula consolidata aggiungete la saggezza popolare (squadra che vince non si cambia), in questo caso possiamo tranquillamente asserire che plot che vince non si cambia. E allora pure stavolta la morte arriva puntuale a reclamare quanto suo, tuttavia lo fa rombando sulla carrozza delle montagne russe di un luna park.
Una carovana di amici è in un parco divertimenti per passare un allegro pomeriggio e festeggiare così il diploma tanto agognato. Intenti a saltare sull’attrazione principale del luna park, le mirabolanti montagne russe appunto, il gruppo viene fermato da Wendy (Mary Elizabeth Winstead) che ha una terribile premonizione. Osservando i vagoni del roller coaster che partono senza di loro, i ragazzi deridono (pure!) la propria amica per la reazione isterica avuta, fino a quando, increduli, non assistono impotenti al deragliamento dei binari e la conseguente catastrofe che ne nasce, con tanto di morti e di feriti. E da questo momento in poi, come vuole la tradizione di Final destination, la morte si metterà sulle tracce di coloro che gli sono stati sottratti da sotto il naso, con una serie di incidenti più meno domestici - una sparachiodi impazzita, un solarium assassino, veicoli incontrollati ed incontrollabili - in una mattanza che mantiene ancora il germe dell’ironia originario. E per l’occasione torna dietro la macchina da presa il regista del primo capitolo, James Wong.
Infine L’ultima vacanza, film-pretesto costruito per consentire a Queen Latifah di esibire la sua solita vis comica. Remake in salsa femminile (e black) del film omonimo del 1950 di Henry Cass, la storia ruota intorno alla timida Georgia (Latifah) a cui viene diagnosticato un cancro che le lascia poco da vivere. Resosi conto di aver sprecato la propria esistenza, Georgia si lancia in una vacanza dissangua-risparmi in Europa, andando alla caccia del suo mito di sempre, il cuoco Gerard Depardieu. Che ci crediate o no dirige Wayne Wang (vi dice niente Smoke?).

Altri 4 milioni di euro incassati (il totale sfiora quota 11) e Il mio miglior nemico rimane saldamente al comando della classifica degli incassi nel week-end compreso tra il 17 ed il 19 marzo. Notte prima degli esami tiene la seconda piazza, d’un soffio davanti al debuttante V per Vendetta (terzo), che manda giù Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro (quarto) e Syriana (quinto). Altre due nuove entrate a seguire: in sesta piazza c’è Doom, mentre in settima si assesta Prova a prendermi – Find me guilty. Scivola in ottava posizione La terra, mentre l’effetto Oscar favorisce Crash – Contatto fisico che rientra in classifica (è nono). Chiude decimo Proof – La prova.

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 24 marzo 2006