È made in Disney/Pixar Gli
Incredibili – Una normale famiglia di supereroi, film che dopo
tre settimane di proiezione ha già incassato più di 170 milioni di dollari
negli USA e si avvia a diventare uno dei blockbuster della stagione.
I super eroi, per un banale incidente, perdono la propria popolarità e il
governo decide di fare a meno di loro. Così, dopo essersi sposati,
Elastigril e Mr. Incredibile smettono mantello e calzamaglia e si dedicano
al loro matrimonio, divenendo una normale famiglia borghese: Bob - grande e
grosso tanto da non stare nella sua utilitaria - è il capofamiglia, lavora
per una società di assicurazioni e coltiva quotidianamente sogni di
evasione; Helen invece si è accontentata di fare la casalinga, allevando i
tre figli: il piccolo Jack Jack, il turbolento Flash e la timida Violetta. I
Parr sembrano tanto normali a vederli da fuori… ma è dentro casa che
scopriamo i poteri di ognuno, causa però di tanta frustrazione per un
glorioso passato che non c’è più. Almeno fino a quando Bob non decide di
accettare un incarico segreto, nascondendolo alla sua famiglia, incarico che
poi si rivela essere una trappola di Buddy Pine, alias Sindrome. Ed a Mr.
Incredibile servirà l’aiuto di tutti i suoi congiunti per venirne fuori.
Forse due ore di durata sono un po’ troppe e la storia non è certo delle
più originali (vedere Spy Kids), tuttavia l’idea di
pancetta, cellulite e frustrazioni da lavoro insignificante, applicata a chi
può tutto con un solo gesto, rende benissimo l’idea di una società
castrante che cerca di omologare ogni suo componente. Nel cast del
doppiaggio segnaliamo Laura Morante,
ma soprattutto Amanda Lear,
strepitosa nel dare vita al personaggio più divertente del film, Edna
Mode, macchietta delle giornaliste fashion-victim di qualunque
latitudine.
I buoni sentimenti delle feste, spesso,
vanno al macello di fronte alle difficoltà della vita. Tuttavia basta una
spruzzata di neve, una strofa di “Jingle Bells” e una massiccia dose di
utopistico buonismo e tutto finirà in abbracci. Almeno è quello che ci
raccontano in Un
amore sotto l’albero, dove ognuno ha una propria storia: Rose (Susan
Sarandon), è una quarantenne che ha solo nell’accudire la madre
l’unico contatto umano di rilievo; Mike (Paul
Walker) è un poliziotto affetto da gelosia incurabile, che sposerà a
breve la bella Nina (Penelope Cruz), salvo fare l’ennesima scenata che fa cambiare idea
alla promessa sposa; Artie (Alan
Arkin) è un uomo in perenne ricerca di una assoluzione dopo aver perso
la moglie (e crede di ritrovarla reincarnata in Mike); ed infine Charlie (Robin
Williams), un ex prete che vuole solo essere amato. Tutti loro, in un
modo diverso, fanno un po’ parte gli uni della vita degli altri,
sfiorandosi poi alla vigilia di Natale con sullo sfondo eventi di carattere
fantasy che non riescono a risollevare in nessun modo il film.
Diretto da Chazz Palminteri, questo è il primo vero film natalizio dell’anno
che ci tocca in sorte, ed è una favola esile esile con un cast
drammaticamente sprecato.
Di tutt’altro genere, invece, In
ostaggio e La
tela dell’assassino. Il primo - con un Robert Redford sempre più invecchiato (e male) – racconta la
storia di Wayne, un uomo che ha lavorato sodo per tutta la vita, arrivando
al vertice della società di autonoleggio. Ora che è in pensione Wayne si
gode la casa, la bella moglie Eileen (Ellen
Mirren) ed i figli che danno sempre più soddisfazioni. Arnold (Willem
Dafoe) invece non è così fortunato: insoddisfatto, deluso, con un
matrimonio fallito alle spalle, decide di partecipare al rapimento di Wayne
sia per il denaro che per avere un brivido da raccontarsi negli anni a
venire. Wyane viene così rapito e tra i due uomini si instaura un certo
legame, mentre l’FBI indaga sul rapimento e saltano fuori alcuni
peccatucci della vita di Wayne che feriscono oltremodo Eileen.
Il secondo action della settimana è La
tela dell’assassino con Ashley
Judd, Samuel L. Jackson ed Andy
Garcia, dove Jesse, una detective che si diverte un po’ troppo nei bar
della città, dà il destro ad uno squilibrato per farla diventare ancora più
brava di quella che è. Perché sembra che intorno a Jesse i suoi ex
fidanzati muoiano con facilità imbarazzante, uccisi barbaramente, facendo
di lei il centro delle indagini (se non l’unica sospettata). A credere
nella ragazza rimane solo Mike (Garcia), l’attuale ganzo di turno, ed il collega del padre, John (Jackson),
mentre lei stessa inizia a dubitare della propria sanità mentale
(d'altronde suo padre si suicidò). Inutile dirvi che il nome
dell’assassino va ricercato tra i tre di cui sopra.
Stesso genere thriller per Occhi
di cristallo di Eros
Puglielli con Luigi Lo Cascio,
storia di un ispettore che dovrà sconfiggere i propri fantasmi prima di
acciuffare il killer che sta terrorizzando la città.
Diventato ormai un cult a quattro anni
dalla sua prima uscita USA e dopo una fama consolidatasi via via su
internet, diretto da Richard Kelly,
arriva nelle sale Donnie
Darko, con Jake Gyllenhaal,
Noah Wyle e Drew Barrymore (che produce anche).
Donnie è un ragazzo che vive appieno gli edonistici anni ’80 della
provincia americana. Ha un disturbo psicologico che lo porta a vedere una
figura inquietante che gli ordina cosa fare, ma che succederebbe se per una
volta non seguisse quell’ordine? Con strepitosa colonna sonora
dell’epoca, Donnie Darko riesce ad avvelenare ancora di più, se
possibile, la tranquilla famigliola d’oltreoceano come aveva già fatto American
Beauty (che non a caso è dello stesso periodo). E anche se il
tema del soprannaturale è sempre lì a bussare alla porta per rendere tutto
troppo inverosimile, alla fine il film funziona ed affascina.
Infine segnaliamo Piccola pesca, di Enrico
Pitzianti, documentario italiano sui pescatori di Basso Sulcis, in
Sardegna, che combattono la loro guerra contro le restrizioni applicate
all’attività di pesca per causa delle esercitazioni NATO del poligono di
Capo Teulada; Exils,
viaggio verso l’Algeria di una coppia di fidanzati che fa il percorso
inverso fatto dai propri genitori emigrati anni prima; e lo spagnolo I
delitti della luna piena, storia di lupi e licantropi nel 1850.
Al suo esordio Alien vs Predator con Raoul
Bova riesce subito a conquistare la vetta del box-office italiano nel
week-end tra il19 ed il 21 novembre, facendo retrocedere così L’Esorcista
- La genesi al secondo posto, Shall
we dance? al terzo (ma con un incasso totale di quasi dieci
milioni di euro) e The
Manchurian Candidate al quarto. Al quinto e sesto posto altre due
new entry, Babbo
bastardo e L’uomo
senza sonno. Chiudono Sky
Captain and the world of tomorrow (settimo), Resident
Evil: Apocalypse (ottavo), Palle
al balzo (nono) e Immortal ad vitam (decimo).
(r.digioia@momentosera.com)