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I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Munich

 

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Nel 1972, durante la seconda settimana delle Olimpiadi in corso a Monaco di Baviera, un commando di terroristi palestinesi chiamato “Settembre Nero” penetrò all’interno del Villaggio Olimpico. Il gruppo uccise due atleti israeliani e ne sequestrò altri nove. Tutto il mondo, in collegamento dalla Germania per un evento sportivo emblema di fratellanza e pace, si trovò davanti invece ad una delle prime pagine della nuova storia mediatica del pianeta, dove qualcosa accade realmente solo se si svolge sotto gli occhi di una telecamera. 21 ore dopo l’inizio del sequestro, il dramma ebbe la sua efferata conclusione nell’aeroporto internazionale di Monaco. In mondovisione, l’anchorman americano Jim McKay annunciava: “Sono tutti morti”. Partendo da questo avvenimento notissimo, quel che racconta Steven Spielberg in Munich è la ben più segreta missione che il governo d’Israele dell’allora primo ministro Golda Meir mise in piedi per uccidere i capi di “Settembre Nero”. Avvicinato da un ufficiale del Mossad di nome Ephraim (un ottimo Geoffrey Rush), un giovane agente dell’intelligence israeliana, Avner (Eric Bana), trova così modo di scaricare tutta la sua rabbia e frustrazione per quanto visto in tv: a lui viene affidata la guida della spedizione punitiva. Accanto ad Avner l’esuberante autista Steve (Daniel Craig, fresco fresco di nomina a nuovo James Bond), il falsificatore di documenti Hans (Hanns Zischler), l’esperto di esplosivi Robert (Mathieu Kassovitz) ed il ripulitore di tracce Carl (Ciaran Hinds). Il gruppo userà l’Europa intera come una sorta di bersaglio mobile alla ricerca dei nomi che hanno ricevuto sulla loro famigerata lista. Roma, Cipro, Londra, Beirut, Parigi, Francoforte, Ginevra, in ognuno di questi posti la squadra di Avner escogita il modo per eliminare il terrorista di turno, lasciando però sul campo via via sempre certezze su quanto stiano facendo. L’anima della loro missione basta più. Avner si rende conto di finire alla deriva, chiedendosi il perché di tutto ciò. “I capi morti vengono sostituti da altri capi, dovremmo ammazzare anche loro?” chiede in una delle emblematiche scene conclusive Avner ad un Ephraim incapace di rispondere. A farlo per lui le sagome delle Torri Gemelle sullo sfondo. In Munich Spielberg fa un passo in una diversa direzione rispetto a Schindler’s List o Salvate il soldato Ryan. In questi ultimi due casi vi era una trama congegnata all’interno di una ricostruzione storica. Con Munich, i cui avvenimenti come detto si riferiscono ai primi anni ’70, c’è la chiara intenzione di porgere al mondo un messaggio valido per l’oggi, ma il bersaglio grosso è mancato. Spielberg percorre diverse strade - i dubbi personali e politici, la voglia di famiglia, la vendetta più o meno giusta, il punto di vista sia israeliano che palestinese - ma tutto rimane sospeso a metà del tragitto. Nello smontare la cronologia degli eventi spezzettandola durante tutto l’arco del film, regalandoci poi la scena-clou dell’eccidio all’aeroporto di Monaco in un momento di intimità di Avner con la moglie, la sensazione è che il regista finisca per farsi imbavagliare da se stesso, non portando a termine veramente il compito, incapace di non crogiolarsi di un’estetica come sempre notevole.

La “Giornata della Memoria” viene evocata al cinema dall’uscita di due pellicole. La prima è Senza destino di Lajos Voltai, trasposizione del romanzo d’esordio del Premio Nobel Imre Kertész. Prendendo spunto proprio dalla storia personale di Kertész, il film narra la vicenda di un quattordicenne ebreo ungherese, Gyuri Koves, che riesce a sopravvivere alle inumane condizioni del campo di Auschwitz. Costretto dalla situazione ad aguzzare l’ingegno per elaborare tutte le tecniche possibili per vivere un altro giorno, il ragazzino riesce anche a non rinunciare alla propria dignità. La musica di Ennio Morricone non solleva da terra questo pamplet lungo e didascalico, corretto fino all’inverosimile, che non aggiunge nulla a quanto già visto sull’Olocausto. Di spessore diverso è Volevo solo vivere, documentario firmato da Mimmo Calopresti che si è avvalso della collaborazione della “Soah Foundation” creata da Steven Spielberg. Mettendo insieme foto, immagini di repertorio e la testimonianza di nove cittadini italiani sopravvissuti alla deportazione ed allo sterminio nel campo di Auschwitz, Calopresti ci immerge in un racconto che verte tutto sulle parole dei sopravvissuti, a tratti commossi a tratti ancora increduli - a distanza di più di sessant’anni - di poter testimoniare quanto subito. Dalla emanazione delle leggi razziali in Italia alle inutili fughe, dalle deportazioni in massa alla allucinante vita nei campi fino alla liberazione con l’arrivo dei soldati alleati, tutto quello che ha segnato in maniera indelebile questi testimoni della storia. “Dopo un viaggio ad Auschwitz con il sindaco Walter Veltroni e alcuni studenti romani ho cominciato a lavorare su questo film: l’impegno maggiore era ascoltare le interviste ai sopravvissuti e credere alle cose che dicevano, perché erano letteralmente incredibili” racconta il regista. 75 minuti di immagini e racconti duri quelli di Calopresti, ma allo stesso tempo capaci di trasmettere l’umanità contagiosa di chi è riuscito ad uscirne vivo.

Due le commedia della settimana. Partiamo con Dick&Jane – Operazione furto, il nuovo successo di Jim Carrey. Dick (Carey) e Jane (Tea Leoni) hanno un alto tenore di vita. Dick lavora per una società che si occupa di operazioni finanziarie, è in arrivo la nuova piscina e il prato davanti casa è l’oggetto dell’invidia dei vicini. Ma nulla è per sempre. Quando la società di Dick viene coinvolta in uno scandalo finanziario – tutta colpa del capo arrivista, interpretato da Alec Baldwin – mandando tutti i suoi impiegati sul lastrico, Dick e Jane dovranno ridimensionare le proprie spese. Mandando curriculum a destra e a manca, Dick arriva alla disperazione ed alla bancarotta. Come risollevare la situazione? Ma certo, tanto vale darsi alla malavita! È così, da un’idea stupida e balorda, i coniugi trovano il modo di rimettersi in carreggiata, inventando assurdi travestimenti e svaligiando banche e supermercati, novelli Bonnie e Clyde, fino alla resa dei conti con il colpo che punirà l’ex capo e ridarà il sorriso anche agli altri impiegati su lastrico. Film costruito per far gigioneggiare Jim Carrey, Dick&Jane lambisce appena alcuni dei tema di vero interesse dell’attuale congiuntura economica americana (il taglio dei posti di lavoro, l’impossibilità di trovare un buon impiego dopo una certa età, gli agi a cui non si è più capaci di rinunciare) in favore di macchiette dal fiato eccessivamente corto. Lo stesso non si può dire per Travuax – Lavori in casa, divertente ed intelligente farsa francese con protagonista Carole Bouquet. Un gruppo di muratori extracomunitari, tra cui l’italiano Aldo Maccione, guidati da un architetto colombiano dalle idee troppo chiare – tanto da cercare di imporle ai suoi clienti ad ogni costo – entra in azione nella casa di Chantal Letelier (la Bouquet), un’avvocatessa parigina, colei che è riuscita ad ottenere il permesso di soggiorno al colombiano. Il variopinto gruppo, non proprio formato da specialisti del settore, metterà a soqquadro la vita ed i tramezzi ad una esterrefatta Chantal, con i suoi due figli adolescenti che fraternizzano troppo coi muratori, le idee sempre più megalomani dell’architetto, una casa sventrata che chissà se tornerà mai abitabile. Immigrazione clandestina ed integrazione razziale, un cameo di Hugh Grant ed il sorriso di Carole Bouquet, tutto in un film sofisticato e godibile.

È il cinema che in giornate di neve e freddo polare offre l’evasione più adatta, mettendoci sotto agli occhi bikini e barriere coralline, bermuda e tintarella da guinness. Trappola in fondo al mare, infatti, è ambientato nell’abbacinante solleone delle Bahamas e gioca con il mito dei tesori nascosti sotto il pelo dell’acqua (il Titanic viene definito “quello che con tutti quei piatti”) e il freudiano desiderio di fare ancora il pirata nonostante si sia superata l’età della pubertà da un pezzo. È quanto accade a Jared Cole (Paul Walker), un cacciatore poco fortunato di relitti, proprietario di una fidanzata scollacciata, Samantha (Jessica Alba), e di un natante che imbarca acqua. Felici e poveri in canna, pieni di sogni e di speranze, la vita della coppia viene sconvolta quando da New York arriva l’amico Bryce (Scott Caan) con al seguito pseudo-modella anoressica, Amanda (Ashley Scott). Divertendosi un mondo in immersioni, i quattro finiscono per scoprire il relitto di un aereo che contiene miliardi di dollari di cocaina, pochi metri dopo il relitto di una nave affondata secoli prima e che ora potrebbe fare assurgere a gloria planetaria Jared. Ma le due coppie vogliono cose diverse: una la fama ed un servizio sul National Geografic, l’altra i narco-dollari. Quando Jared e Bryce credono di poter utilizzare la cocaina – rivendendola – per finanziare il recupero della nave, è allora che i guai iniziano per davvero. Trappola in fondo al mare è un giocattolone ben fotografato e con accattivante colonna sonora, la cui visione ti immerge in personali fantasie di fughe verso mete esotiche, facendoti dimenticare il film che scorre sullo schermo. La pro-loco delle Bahamas ringrazia sentitamente. Infine segnaliamo anche l’uscita dell’italiano Hans, thriller/horror di Louis Nero con Daniele Savoca, Simona Nasi e Franco Nero. Hans è un soggetto disturbato sin dalla tenera età per predisposizione ereditaria. Da adulto, regredendo sempre più, Hans raggrupperà in sé tutte le paure e gli odi della società che lo circonda, come la discriminazione razziale che è condivisa anche dai detentori del potere giudiziario…

Il terrunciello Abbatantuono torna alla carica e nel fine settimana compreso tra il 20 ed il 22 di gennaio sbanca il botteghino: Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me balza subito in testa incassando più di 3 milioni di euro, seguito da Match point che scende di un posto (ora è secondo) e 40 anni vergine (terzo). Debutta quarto I segreti Brokeback Mountain, facendo scivolare giù The new world (quinto), Ti amo in tutte le lingue del mondo (sesto), Le cronache di Narnia: il Leone, la Strega e l’Armadio (settimo) e Saw 2 – La soluzione dell’enigma (ottavo). Entra in nona piazza La neve nel cuore, appena davanti a Memorie di una geisha, decimo.

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 27 gennaio 2006