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I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Romanzo criminale

 

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Una volta tanto il film più atteso della settimana batte bandiera italiana. In Romanzo criminale, adattando per lo schermo l’opera di Giancarlo de Cataldo (che del film è co-sceneggiatore insieme all’inossidabile coppia Rulli/Petraglia), Michele Placido dipinge la Roma compresa tra gli anni ’70 e l’inizio dei ’90, la città appena orfana della dolce vita, sì, ma pronta a concedersi a nuovi padroni che la dominassero con presunzione. L’Italia di quegli anni era praticamente in guerra, divisa tra rossi e neri che dialogavano solo con le bombe ed i sequestri. Tuttavia a Roma, oltre a tutto questo, vi si combatteva una battaglia diversa. Una battaglia fatta di segreti e misteri, di facciate decuplicate in talmente tante copie da non ricordarsi più l’originale. Fermamente intenzionati a portare avanti l’assioma più riuscito di un’anima perduta – “chi è morto 1000 volte non ha nulla da perdere” – un gruppo di amici, unito sin dall’infanzia, decide che è arrivato il momento di crescere. Il Libanese (Pierfrancesco Favino), Freddo (Kim Rossi Stuart), Dandi (Claudio Santamaria) e il ricordo di colui che, ragazzino, fu la prima vittima designata del loro destino - oltre che ad un manipolo di malavitosi (tra loro Riccardo Scamarcio e Antonello Fassari) - divengono i nuovi imperatori di Roma. Sparano e uccidono, spacciano e si amano come fratelli, costruendo un mondo di rivincita a colpi di pistola. Il Libanese diventa ufficiosamente il capo, sogna i grandi dittatori del passato (e farà la fine di ogni dittatore che si rispetti) ed osserva le mosse di Freddo, l’unico a cui vuole bene. Il tormentato Freddo incontra il viso pulito di Roberta (Jasmine Trinca), s’innamora e crede di poter dimenticare le proprie origini, ma il fato ha quasi sempre la memoria lunga, difficilmente dimentica. Dandi è un furbastro, capisce sempre da che parte è meglio ripararsi per non prendere la pioggia, si espone solo per la sua amata Patrizia (Anna Mouglalis), la prostituta che mai l’amerà. Sulla strada di tutti loro - con nelle orecchie l’eco delle bombe della stazione di Bologna, i brigatisti che telefonano per indicare dove recuperare il corpo di Moro, Giovanni Paolo II che si accascia colpito in piazza S. Pietro e la vittoria nel Mondiale ’82 - il commissario Scialoja (Stefano Accorsi), volenteroso e ingenuo, capace di sporcarsi solo quando è la bella Patrizia ad offrirgli il fango. Nel sangue, i tre amici diventano grandi. Troppo grandi, tanto da stringere alleanze con la mafia e guadagnarsi il rispetto delle anime più nere dello Stato, prima che il regno si avviti su stesso precipitando inesorabilmente. Placido confeziona un lavoro pressoché perfetto. Asciuga la trama di de Cataldo, vi cuce addosso la nostra meglio gioventù di celluloide, scivola sul rapporto commissario/prostituta, dirige con quella mano ferma che agli yankee (e non solo) piacerà di sicuro e si candida a far rivivere i pamphlet di malavita in pantaloni a zampa d’elefante e basettoni che – piaccia o meno – appartengono al nostro cinema almeno quanto la commedia sexy. Il cast è assortito come meglio non si poteva, tuttavia il sorriso amaro di Favino e gli occhi cerulei di Rossi Stuart giganteggiano sul resto. Teso ed incredibilmente scorrevole nonostante la durata (152 minuti), Romanzo criminale merita il rispetto di ogni spettatore che è capace di scovare (come ha fatto Placido leggendo il libro) la commozione traboccante nelle tragedie fatte di sogni e dolore, di amicizia e sangue.

Dire che sono le narici che rischiano di imprimere Nicole Kidman nella memoria della storia del cinema forse è un po’ esagerato, ma dopo quelle finte di The hours, necessarie per rendere al meglio Virginia Wolf (e anche per vincere un Oscar), ora in Vita da strega il delizioso organo vitale della bella australiana torna in primo piano e viene shakerato con grazia tintinnante. Nora Ephron si diverte a fare una sorta di remake del remake: una produzione tv vuole riportare in vita il serial tanto amato, Vita da strega appunto, e allora affida la parte di Darren a Jack Wyatt (Will Ferrell), mentre per la parte di Samantha bisognerà fare dei provini. Isabel Bigelow (Nicole Kidman), strega di lungo corso che ha deciso di abbandonare le code di rospo e gli occhi di gatto in cambio di una villetta in affitto e spinotti della tv via cavo che non vogliono saperne di inserirsi al posto giusto, finisce per puro caso nel bel mezzo della produzione, sconvolgendo la vita del set e del malcapitato Jack. Ma da che mondo e mondo lo scontro tra galassie, qui quella stregonesca contro quella umana, è quello che fa girare il motore di molti spettacoli, e quando arriva l’amore… Nora Ephron abbandona orgasmi da tavoli di fast-food (leggasi Harry ti presento Sally), si dimentica per una volta della coppia Ryan/Hanks e fa l’unica cosa giusta: si mette al servizio del nasino di Sua Altezza Nicole. Lei inzuccherata come non mai gigioneggia col papà Michael Caine, fa la discepola della più esperta Shirley MacLaine (nel film Endora), si sdilinquisce in mosettine e svolazzi di gonna e ruba la scena con una naturalezza disarmante. Gli effetti speciali sono deliziosamente retro e non fanno rimpiangere l’originale che tutt’oggi allieta i nostri pomeriggi televisivi.

Nelle sale, da oggi, anche L’amore in gioco dei fratelli Farrelly, storia dello sgangherato amore tra una professionista rampante e sfortunata (Drew Barrymore) che crede di avere trovato l’amore della sua vita in un mite ed intelligente professore di matematica (Jimmy Fallon), per poi scoprire che dovrà dividere il suo sentimento con 20mila spettatori: tutti quelli dello stadio di baseball, amore incondizionato di lui, dove praticamente i due metteranno le tende. Di tutt’altro genere L’impero dei lupi, assordante pastrocchio made in France con Jean Reno (e la nostra Laura Morante a cui però perdoniamo l’incespicata), dove un donna scopre di essere la star del più inverosimile dei Truman show e decide di recuperare il proprio passato tra leggende turche e squartamenti, scorci di cinema altrui (Matrix, Il quinto elemento, Costantine) e la pazienza dello spettatore che si esaurisce piuttosto presto.

Fa il suo ritorno anche Wim Wenders con Non bussare alla mia porta, la storia di Howard (Sam Shepard), un cow-boy/attore incapace di starsene fuori dai guai, che una bella mattina pianta il film che sta girando senza dire una parola a nessuno e parte per andare a trovare la madre (Eva Marie Sant). Ed è da lei che saprà di avere un figlio da una donna (Jessica Lange) seppellita nel suo passato. Howard è ricercato da un emissario della produzione (Tim Roth), ma riuscirà a ritrovare la donna che aveva fugacemente amato, il figlio che non aveva mai visto, più una sorpresa bionda che lo segue come un’ombra con un’urna in mano funeraria in braccio!

In una settimana di sovrabbondanza, in sala anche una piccola meraviglia come Genesis, documentario di Claude Nuridsany e Marie Pérennou, i due film-maker che qualche anno fa fecero scoprire al mondo lo splendore di un altro mondo, quello di Microcosmos. Dopo sei anni di lavorazione, i documentaristi francesi - con l’aiuto di un poeta musicista africano - ci raccontano la nascita dell’Universo e delle stelle, nonché l’apparizione della vita stessa, utilizzando come star assoluti il linguaggio evocativo del mito e della favola, nonché gli animali.

Continuiamo con Les amants reguliers di Philippe Garrel - film che ha vinto il Leone d’argento per la miglior regia a Venezia 62 - interpretato dal figlio dello steso regista, Louis Garrel, dove in un’opera ambiziosa si ripercorre il sessantotto parigino (Louis si era già allenato con Bertolucci in The dreamers); con Gaya, co-produzione europea dove un gruppo di curiosi esseri, i Gayaner (simili agli umani), vivono grazie ad una pietra che garantisce loro l’esistenza, ma quando la pietra viene rubata inizia una rocambolesca caccia per ritrovarla; e Craj, di Davide Marengo, dove viene riproposto lo spettacolo portato in tournee da Teresa De Sio, una storia in musica alla ricerca della Tarantola pugliese. E chiudiamo con Kledi Kadiu, ballerino tv, qui protagonista con Laura Chiatti di Passo a due, la storia di un ballerino arrivato clandestinamente da Tirana e che è deciso a sfondare ad ogni costo.

Il week-end compreso tra il 23 ed il 25 settembre porta un avvicendamento in cima alla classifica degli incassi: La fabbrica di cioccolato si piazza subito in prima posizione, spodestando dopo solo una settimana I fantastici quattro (secondo). A seguire perde una posizione anche Madagascar (terzo, ma il suo incasso totale sfiora i 20 milioni di euro), mentre i due italiani di maggiore successo in classifica si scambiano di posto: I giorni dell’abbandono sale al quarto, La bestia nel cuore scende al quinto. Stabile in sesta piazza Good night, and good luck. Scendono Cinderella man (settimo) e Due single a nozze (ottavo). Chiude Viva Zapatero in nona posizione, appena meglio del debutto in decima di Bastardo dentro.

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 30 settembre 2005