Torna a Milano la quiete dopo la tempesta dello
showbusiness. Come di consueto, la capitale della moda italiana ha ospitato
a ritmo sfrenato le sfilate delle collezioni primavera/estate 2006 e tutto
ciò che ruota intorno alla moda: feste esclusive, ricevimenti di lusso,
conferenze affollate; ma anche competizioni, rivalità e ritardi assurdi
vanno a completare il quadro di questa edizione di “Milano Moda Donna”.
La principale pietra dello scandalo - causa di alcuni
dissapori tra le più celebri firme del made in Italy - si chiama Anna
Wintour. Direttrice di Vogue America nonché imperatrice tiranna della moda
mondiale, la Wintour è capace di fare la fama o la sventura di uno stilista
con un cenno.
La dispotica signora è rimasta a Milano solamente tre
giorni, facendo impazzire gli stilisti che cercavano di ficcarsi in quei
giorni nella speranza di un suo sguardo; ed inoltre, nell’indicare “i
magnifici sette della moda”, ha promosso - a suo insindacabile giudizio -
una sola firma italiana, Miuccia Prada, e scelto gli altri sei per pura
bizzarria più che per merito.
In ogni caso l’evento si è concluso riscuotendo un gran
successo, sia per le 241 collezioni proposte, sia per le innumerevoli
iniziative come il concorso “ N-U-D-E” (New Upcoming Designers), momento
dedicato ai nuovi talenti emergenti, e l’esposizione “N-U-D-E Exhibition”
dei lavori dei nuovi stilisti.
Nonostante i vari stili e temi proposti, che hanno spaziato
dalla cowgirl di Dsquared2 alla ballerina di Blugirl, gli stilisti si sono
trovati d’accordo su due nuove esigenze: la superfemminilità e il
romanticismo ritrovato: da Armani a Richmond ha sfilato la seduzione sottile
e non più sfrontata. Gli orli delle gonne si sono dunque allungati, gli
ombelichi coperti, le stampe fiorite si sono sprecate in un inno alla
leggerezza e all’eleganza.
La moda di oggi guarda al passato, ma lo riedita,
rinnovandolo. Così Armani porta in scena i suoi pezzi forti timeless
intitolando però la sua collezione “Today” come a voler dire che la sua
moda è sempre attuale. La sua donna sfoggia in passerella giacche corte ed
aderenti su ampi e dritti pantaloni o su fluide gonne a calice capovolto.
L’eleganza è data anche dai tessuti: via libera dunque
al crèpe e all’organza, senza rinunciare al satin, che si declina nei
toni polverosi del grigio, cannella e rosa tenue per una massima femminilità
e delicatezza. “La donna – dice Armani - ha voglia di piccoli dolci
dettagli: un fiocco, un volant, una rouche, sono l’essenza della
femminilità, perchè negarli?”. E come dargli torto?
Ritorno alle origini anche per Dolce e Gabbana, i quali, in
occasione del loro ventesimo anniversario di carriera, hanno aperto la
sfilata con una pellicola in bianco e nero sulla storia del loro marchio dal
1985: sette minuti di emozione. Passano Carla Bruni, Naomi Campbell, Linda
Evangelista, Cindy Crawford e Claudia Shiffer con indosso i capi-simbolo
della griffe: i bustier, le coppole, i gessati, la biancheria a vista… le
immagini di una vita dedicata alla moda.
Sono venti anni, ma si va avanti. Ecco dunque scendere in
passerella tutto il Dolce e Gabbana del passato riadattato al presente. C’è
il bustier, ma è seminascosto; c’è il reggiseno, ma di candido sangallo;
c’è il gessato, ma in cotone e bermuda. Tutto declinato in soli tre
colori: bianco, nero e rosso, un omaggio alla passione del Sud, ai valori
autentici ed alle cose semplici come le spighe e i papaveri riportati sui
cappelli o ricamati su scenografici abiti dalle gonne gonfie di tulle e
un’aria così fiabesca.
Ha tratto ispirazione dagli archivi storici della maison
Gucci anche Frida Giannini, la nuova designer che ha preso il posto di
Alessandra Facchinetti (divorata in sole due stagioni dopo l’addio di Tom
Ford), da cui ha tirato fuori stampe anni ‘40 a motivi di anemoni e pigne,
con le quali ha realizzato abiti leggeri, morbide bluse e camicie fantasia
con le maniche a palloncino da portare su pantaloni dritti e corti alla
caviglia. La maison ha così optato per una svolta decisiva: ha abbandonato
la donna aggressiva di Tom Ford in favore di un guardaroba intrigante e
sexy, ma più ironico e naturale. Dice la Giannini: “E’ finito il tempo
delle manager che facevano carriera sui tacchi a stiletto. Oggi vedo donne
più lievi, morbide, sensuali, ma mai in modo ostentato”.
La donna proposta da Rocco Barocco rivive gli anni ‘50
nella piazzetta di Capri, dove, davanti a playboy in vena di conquista,
passeggia indossando gonne a ruota, maglie alla marinara e trench
trasparenti.
Un omaggio alla danza in tutte le sue forme, invece, per
Anna Molinari: la ragazzina Blugirl veste tutù di tulle e pizzo ispirati
alle ballerine di Degas, ma anche grintose gonne sfrangiate e camperos, per
poi passare ai ritmi carioca con abitini multicolori. Non potevano mancare
il tango, e dunque fascianti abiti di raso nero, pailettes e una rosa rossa.
E il charleston con abitini sfrangiati e luccicanti.
Si rinnova anche il marchio Versace: la donna che ci
propone per la prossima estate è meno sexy ma più sensuale: indossa gonne
longuette, pantaloni affusolati alla caviglia e bluse morbide. I colori
ricordano le atmosfere del deserto: giallo chiaro, sabbia e stampe cactus,
in contrasto con i colori del cielo e con tocchi di arancio e tanto lilla.
Tanto colore anche per Emilio Pucci, il quale punta sulle
fantasie geometriche e abiti preziosi, declinati nei toni del celeste e del
viola; mentre Lorenzo Riva predilige il bianco e il rosso per gli abiti da
debutto in società della sua sofisticata signora.
A portare il sorriso sulle labbra delle donne dalla taglia
46 in su ci pensa Elena Mirò, che ha concluso le giornate milanesi della
moda. Vedendo sfilare le sue modelle con un’aria così fiera e glamour, il
messaggio era ben chiaro: perché rinunciare a deliziosi abiti anni ’50,
gonne in shantung di seta e pantaloni stile Capri, per colpa di qualche
chiletto in più?
Le donne approvano e ringraziano.