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CHIUDE LA MODA A MILANO

a cura di Federica Sordi

    

                                                         

 

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Torna a Milano la quiete dopo la tempesta dello showbusiness. Come di consueto, la capitale della moda italiana ha ospitato a ritmo sfrenato le sfilate delle collezioni primavera/estate 2006 e tutto ciò che ruota intorno alla moda: feste esclusive, ricevimenti di lusso, conferenze affollate; ma anche competizioni, rivalità e ritardi assurdi vanno a completare il quadro di questa edizione di “Milano Moda Donna”.

La principale pietra dello scandalo - causa di alcuni dissapori tra le più celebri firme del made in Italy - si chiama Anna Wintour. Direttrice di Vogue America nonché imperatrice tiranna della moda mondiale, la Wintour è capace di fare la fama o la sventura di uno stilista con un cenno.

La dispotica signora è rimasta a Milano solamente tre giorni, facendo impazzire gli stilisti che cercavano di ficcarsi in quei giorni nella speranza di un suo sguardo; ed inoltre, nell’indicare “i magnifici sette della moda”, ha promosso - a suo insindacabile giudizio - una sola firma italiana, Miuccia Prada, e scelto gli altri sei per pura bizzarria più che per merito.

In ogni caso l’evento si è concluso riscuotendo un gran successo, sia per le 241 collezioni proposte, sia per le innumerevoli iniziative come il concorso “ N-U-D-E” (New Upcoming Designers), momento dedicato ai nuovi talenti emergenti, e l’esposizione “N-U-D-E Exhibition” dei lavori dei nuovi stilisti.

Nonostante i vari stili e temi proposti, che hanno spaziato dalla cowgirl di Dsquared2 alla ballerina di Blugirl, gli stilisti si sono trovati d’accordo su due nuove esigenze: la superfemminilità e il romanticismo ritrovato: da Armani a Richmond ha sfilato la seduzione sottile e non più sfrontata. Gli orli delle gonne si sono dunque allungati, gli ombelichi coperti, le stampe fiorite si sono sprecate in un inno alla leggerezza e all’eleganza.

La moda di oggi guarda al passato, ma lo riedita, rinnovandolo. Così Armani porta in scena i suoi pezzi forti timeless intitolando però la sua collezione “Today” come a voler dire che la sua moda è sempre attuale. La sua donna sfoggia in passerella giacche corte ed aderenti su ampi e dritti pantaloni o su fluide gonne a calice capovolto.

L’eleganza è data anche dai tessuti: via libera dunque al crèpe e all’organza, senza rinunciare al satin, che si declina nei toni polverosi del grigio, cannella e rosa tenue per una massima femminilità e delicatezza. “La donna – dice Armani - ha voglia di piccoli dolci dettagli: un fiocco, un volant, una rouche, sono l’essenza della femminilità, perchè negarli?”. E come dargli torto?

Ritorno alle origini anche per Dolce e Gabbana, i quali, in occasione del loro ventesimo anniversario di carriera, hanno aperto la sfilata con una pellicola in bianco e nero sulla storia del loro marchio dal 1985: sette minuti di emozione. Passano Carla Bruni, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Cindy Crawford e Claudia Shiffer con indosso i capi-simbolo della griffe: i bustier, le coppole, i gessati, la biancheria a vista… le immagini di una vita dedicata alla moda.

Sono venti anni, ma si va avanti. Ecco dunque scendere in passerella tutto il Dolce e Gabbana del passato riadattato al presente. C’è il bustier, ma è seminascosto; c’è il reggiseno, ma di candido sangallo; c’è il gessato, ma in cotone e bermuda. Tutto declinato in soli tre colori: bianco, nero e rosso, un omaggio alla passione del Sud, ai valori autentici ed alle cose semplici come le spighe e i papaveri riportati sui cappelli o ricamati su scenografici abiti dalle gonne gonfie di tulle e un’aria così fiabesca.

Ha tratto ispirazione dagli archivi storici della maison Gucci anche Frida Giannini, la nuova designer che ha preso il posto di Alessandra Facchinetti (divorata in sole due stagioni dopo l’addio di Tom Ford), da cui ha tirato fuori stampe anni ‘40 a motivi di anemoni e pigne, con le quali ha realizzato abiti leggeri, morbide bluse e camicie fantasia con le maniche a palloncino da portare su pantaloni dritti e corti alla caviglia. La maison ha così optato per una svolta decisiva: ha abbandonato la donna aggressiva di Tom Ford in favore di un guardaroba intrigante e sexy, ma più ironico e naturale. Dice la Giannini: “E’ finito il tempo delle manager che facevano carriera sui tacchi a stiletto. Oggi vedo donne più lievi, morbide, sensuali, ma mai in modo ostentato”.

La donna proposta da Rocco Barocco rivive gli anni ‘50 nella piazzetta di Capri, dove, davanti a playboy in vena di conquista, passeggia indossando gonne a ruota, maglie alla marinara e trench trasparenti.

Un omaggio alla danza in tutte le sue forme, invece, per Anna Molinari: la ragazzina Blugirl veste tutù di tulle e pizzo ispirati alle ballerine di Degas, ma anche grintose gonne sfrangiate e camperos, per poi passare ai ritmi carioca con abitini multicolori. Non potevano mancare il tango, e dunque fascianti abiti di raso nero, pailettes e una rosa rossa. E il charleston con abitini sfrangiati e luccicanti.

Si rinnova anche il marchio Versace: la donna che ci propone per la prossima estate è meno sexy ma più sensuale: indossa gonne longuette, pantaloni affusolati alla caviglia e bluse morbide. I colori ricordano le atmosfere del deserto: giallo chiaro, sabbia e stampe cactus, in contrasto con i colori del cielo e con tocchi di arancio e tanto lilla.

Tanto colore anche per Emilio Pucci, il quale punta sulle fantasie geometriche e abiti preziosi, declinati nei toni del celeste e del viola; mentre Lorenzo Riva predilige il bianco e il rosso per gli abiti da debutto in società della sua sofisticata signora.

A portare il sorriso sulle labbra delle donne dalla taglia 46 in su ci pensa Elena Mirò, che ha concluso le giornate milanesi della moda. Vedendo sfilare le sue modelle con un’aria così fiera e glamour, il messaggio era ben chiaro: perché rinunciare a deliziosi abiti anni ’50, gonne in shantung di seta e pantaloni stile Capri, per colpa di qualche chiletto in più?

Le donne approvano e ringraziano.

 

 

Roma, 04 ottobre 2005