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Sabato
30 marzo, Annamaria Franzoni, la mamma del piccolo Samuele, ha
lasciato il carcere delle Vallette.
Il
Tribunale del Riesame di Torino ha infatti accolto la
richiesta di scarcerazione avanzata dal suo legale, l'Avv.
Grosso, che in sei ore di udienza ha smontato pezzo per pezzo
sia la richiesta di custodia cautelare presentata dalla
Procura di Aosta, sia la successiva ordinanza del GIP Fabrizio
Gandini.
Annamaria
Franzoni resta comunque indagata a piede libero per il
presunto omicidio volontario del figlio Samuele.
In
attesa della motivazione della sentenza, possiamo solo dire
che sicuramente non saranno state ritenute valide le ragioni
che avevano portato alla carcerazione preventiva della Signora
Franzoni.
Infatti,
gli unici e tassativi casi che, in presenza di fondati e gravi
indizi di colpevolezza, possono portare alla custodia
cautelare sono il pericolo di fuga, il pericolo di
reiterazione del reato ed il pericolo di inquinamento delle
prove.
Analizziamo
pertanto la corrispondenza di questi pericoli con il
comportamento di Annamaria Franzoni.
In
primo luogo, non è mai scappata né si è resa irreperibile.
Al contrario, è sempre rimasta a disposizione della
magistratura, continuando la sua vita, che purtroppo non
possiamo più definire "normale".
Riguardo
al pericolo di reiterazione del reato, troviamo poco concreta,
per non dire irreale, la possibilità che, nell'ipotetico caso
in cui fosse colpevole, possa commettere lo stesso crimine
sull'altro figlio Davide, vista la moltitudine di persone
presente costantemente intorno a lei.
In
merito al pericolo di inquinamento delle prove, la villetta di
Cogne, con quanto in essa contenuto, è stata innumerevoli
volte passata "ai raggi X", per cui ci rimane
veramente difficile credere ad una sua supposta attività
inquinante.
E
allora come mai Annamaria Franzoni viene arrestata dopo oltre
40 giorni dal delitto e poi scarcerata dopo solo due
settimane?
La
risposta deriva da una regola primaria nel campo della
casistica criminale: la semplicità. E la risposta più
semplice è che, secondo noi, molto probabilmente Annamaria
Franzoni non è l'autore materiale del reato.
E
allora chi è stato? Se lo sono chiesto tutti: cittadini,
giornalisti, parlamentari, avvocati, magistrati, psicologi,
criminologi.
Abbiamo
visto innumerevoli tg, trasmissioni televisive, talk show,
dibattiti.
Abbiamo
letto fiumi di parole sui giornali.
Ne
abbiamo sentite di tutti i colori, con gli italiani divisi fra
innocentisti e colpevolisti.
Da
parte nostra, avevamo subito detto che questo omicidio non ci
convinceva, che aveva qualcosa di strano. Nel movente, nelle
modalità di esecuzione, nelle testimonianze, nella scena del
delitto con tutte le persone a vario titolo protagoniste.
E
abbiamo visto che non eravamo gli unici a pensarla in questo
modo.
Carlo
Taormina, avvocato e docente di procedura penale, e Alberto
Bevilacqua, eminente scrittore, hanno infatti affermato
nel corso di una puntata di "Porta a porta" subito
dopo l'intervista di Annamaria Franzoni concessa a Studio
Aperto, di non credere alla sua colpevolezza, che tutto quello
a cui stavamo assistendo era una messa in scena, un vero e
proprio depistaggio e che se l'avessero arrestata avrebbero
compiuto un grandissimo errore. Sic!
In
verità, non ci è certo sfuggito che i due illustri ospiti di
Bruno Vespa hanno anche tentato di suggerire chi poteva essere
l'assassino, ma sono stati sempre abilmente interrotti o
sopraffatti ad arte da continui cambiamenti di discorso a
favore delle ovvie teorie colpevoliste del criminologo
Francesco Bruno.
Bevilacqua
- se non abbiamo capito male - ha addirittura affermato, in un
momento di impeto, che non era il caso che dicesse chi secondo
lui era il colpevole.
Ci
avete capito qualcosa? Ancora no?
E
allora proviamo ad immaginare, per assurdo, che Annamaria
Franzoni, sappia chi è stato. Che, avendo visto cosa stava
succedendo al piccolo Samuele, abbia cercato di fermare
l'assassino. Che, incredula e sbigottita, vedendo che non
c'era più nulla da fare, abbia poi cercato di porvi rimedio.
Che abbia poi pensato di costruirsi una semplice spiegazione
da dare agli inquirenti, inventandosi quegli 8 minuti in cui
sarebbe avvenuto l'omicidio e che le sarebbero serviti per
accompagnare velocemente l'altro figlio Davide alla fermata
dello scuolabus.
Ma
- sempre per assurdo - perché Annamaria avrebbe fatto tutto
ciò, come se avesse voluto in ogni modo coprire l'autore del
delitto? Come mai, prima di chiamare subito il 118, il marito
o i carabinieri, la Franzoni ha chiamato invece la Dott.ssa
Satragni, psicologa? Chi mai potrebbe essere questo
fantomatico assassino che addirittura verrebbe coperto dalla
stessa madre dell'ucciso?
In
effetti, Annamaria lo ha detto, in quella famosa e tanto
contestata intervista, che non era stata lei ad uccidere
Samuele. E allora perché l'hanno arrestata e poi rimessa in
libertà? Forse proprio per costringerla a dire chi
effettivamente era stato?
Sembra
un immaginario copione già scritto.
Ma
in questo copione una cosa è certa: ad Annamaria, avendo
perso Samuele, non le rimane che dedicarsi all'altro figlio
Davide. E per fare questo non ha certo bisogno della violenta
attenzione dei media, come avvenuto nel caso di Erica e Omar,
tantomeno del giudizio o pregiudizio dell'opinione pubblica,
bensì del rispetto di tutti e di essere lasciata in pace,
insieme ai suoi familiari, nel suo difficile cammino.
01
apr. 2002
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