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COGNE: DELITTO DIABOLICO ?
di Arnaldo Capilli



Cogne 
Abitazione della Famiglia Lorenzi







I genitori di Samuele
e Ada Satragni


 

 

 

 

 

 

 

Archivio Momento Sera:

Cogne:
Sembra un copione già scritto



Delitto di Novi Ligure

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 




































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Tutti noi, addetti all'informazione e semplici cittadini stiamo assistendo esterrefatti all'ultimo fatto di sangue avvenuto nella tranquilla provincia italiana.

L'efferato infanticidio di Cogne, piccola frazione della Valle d'Aosta, ci fa tornare indietro nel passato, un passato prossimo che ci ricorda il delitto di Novi Ligure.

In quella circostanza, dapprima si era parlato di assassini extracomunitari, poi si è scoperto come dei ragazzi, poco più che adolescenti, siano stati gli autori materiali di quel terribile doppio omicidio.

In quel frangente, le polemiche scaturite all'interno delle forze politiche e dell'informazione hanno acceso un fuoco che a parer nostro era fuori luogo.

Oggi non è così.

I fatti di Cogne sembrano assomigliare a quelle vicende turpi della provincia americana moralista e bacchettona dove trovano terreno fertile e che numerosi registi hanno messo in scena per il grande schermo.

Qui, in una piccola realtà montana come tante, abbiamo lo stesso clima.

Samuele Lorenzi era il secondo figlio di  Stefano Lorenzi, consigliere comunale, e di  Annamaria Franzoni.

I genitori, bolognesi, dopo il matrimonio avevano deciso  di trasferirsi a Cogne, in questa realtà locale della Valle d'Aosta: un posto  tranquillo dove si può vivere in pace e allevare i proprio figli lontano dalle città caotiche e piene di pericoli, una frazione di montagna dove tutti si conoscono e dove si può lasciare aperta la porta di casa senza paura.

Ma ora la paura c'è e oltre la paura affiora il sospetto, la calunnia, l'indifferenza, tutte le caratteristiche della tanto biasimata città-metropoli incolore e insapore.

Un delitto comporta indagini da parte della giustizia ed apre le porte all'inevitabile cronaca nera e giudiziaria, con tutte le teorie e le opinioni che ne derivano.

Nascono le prime testimonianze, raccontate dai protagonisti che per primi hanno soccorso il piccolo Samuele.

Elmo Glarey, capostazione della protezione civile, afferma che la psichiatra amica di famiglia, Ada Satragni, sarebbe stata la prima persona a portare Samuele all'esterno della villetta, dopo averlo lavato dentro una bacinella.

Un'altra guida della Protezione Civile, Ivano Bianchi, afferma,  insieme al medico legale, che il bambino sarebbe morto prima del trasporto in ospedale, in polemica col responsabile del locale 118, Carlo Vettorano, che invece sostiene il contrario.

Di certo, mentre si indaga in ogni direzione e sulle tecniche del delitto, Samuele è stato assassinato con 15-20 colpi di un oggetto contundente, di un soprammobile quadrato e spigoloso o di una roncola.

La roncola (dal latino runcola) è uno strumento da taglio tanto rudimentale quanto efficace, costituito da una robusta lama arcuata inserita in un manico di legno o di osso, che viene utilizzato specialmente dai boscaioli e dai giardinieri per la potatura, lo sfoltimento dei cespugli e per estirpare radici di piante.

Utilizzata purtroppo come in questo sciagurato caso di Cogne, la roncola costituisce un arma impropria, con la quale si è voluta estirpare una vita nata da pochi anni.

Questo delitto ha tutte le caratteristiche macabre dei più famosi gialli, con relativo scenario da indotto giudiziario, dove figurano giudici, pubblici ministeri, inquirenti, amministratori locali, giornalisti televisivi, della carta stampata e on-line, sacerdoti, psicologi e per ultimi i cittadini che assistono, commentano, mormorano e si guardano intorno sbigottiti, chiedendosi: ma come è potuto accadere? Chi può aver commesso un gesto tanto orribile?

Il delitto di Cogne, a differenza di quello di Novi Ligure, presenta però delle soluzioni troppo semplicistiche, troppo legate alla quotidianità.

Ovviamente, lasciando che gli inquirenti facciano il loro lavoro serenamente, è una nostra opinione.

Possiamo anche sbagliarci, ma molti lati oscuri attirano inevitabilmente l'attenzione.

Perché usare un oggetto agricolo ed artigianale?

Cosa è successo veramente tra le 6 e le 8.30 di quella mattina?

Un ora e mezza, da quando la mamma di Samuele chiama la guardia medica perché si sente indisposta, saluta il marito, accompagna il figlio più grande allo scuolabus lasciando la porta di casa praticamente aperta, a quando chiama il 118 per soccorrere il figlio?

Potrebbe essere l'opera di un folle, una vendetta o forse un sacrificio umano.

Ora ci dicono che nella villetta di Cogne, non ci sono altre impronte digitali che quelle dei familiari, dei vicini e dei soccorritori.

Ci dicono che il sangue sul pigiama è quello di Samuele.

Sono passati molti giorni e ancora non si capisce cosa sia effettivamente successo quella mattina.

Dobbiamo saperlo, non solo per i genitori e per i parenti, ma per tutti noi; stiamo assistendo a troppi delitti in zone ormai non più "tranquille", dove una volta si respirava "l'aria buona".

Attendiamo pazientemente, sperando che alla fine venga fuori la verità.