Home Page

 
PROCESSO A MILOSEVIC: NON E' NORIMBERGA
di Arnaldo Capilli



Slobodan Milosevic







Bosnia Erzegovina




 

 




































Top page
Mappa del sito

 




 

Il processo che si sta celebrando presso la Corte internazionale dell'Aja contro l'ex presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic, imputato di crimini di guerra, ci può dare l'impressione generale di essere tornati ai tempi di quello di Norimberga contro i gerarchi del Nazismo.

Ma pare a tutti noi che le cose non stiano proprio così.

Non darò un giudizio morale sulla figura dell'ultimo presidente della Repubblica Jugoslava, uno Stato federal-comunista fondato dal Maresciallo Tito, un partigiano croato che fu per primo autore della pulizia etnica  ai danni degli istriani  e dei dalmati, discendenti di italiani che per secoli avevano abitato quelle terre.

Non è certo la Norimberga del 1945, anche perché questo processo viene visto da miliardi di persone attraverso la televisione o internet.

Il presidente si presenta in giacca e cravatta, parla correttamente inglese, poiché, nonostante fosse figlio di un pope ortodosso e della tarda nomenclatura socialista e terzo-mondista, non ha studiato nell'Unione Sovietica, ma in America, dove ha conosciuto molti esponenti delle Amministrazioni Usa.

Qui ci troviamo di fronte ad un uomo che riflette la storia del suo Paese e le contraddizioni dei Balcani, un angolo dell'Europa che non trova soluzione fin dai tempi dell'impero austro-ungarico.

Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1974, la Jugoslavia scivola verso la rovina.

Tito  è il responsabile inconsapevole delle vicende che si susseguiranno nei futuri 20 anni: le scelte politiche di dare ai serbi il comando delle forze armate , alle repubbliche del nord la ricchezza e ai musulmani uno status di cittadinanza speciale, fanno sì che gli antichi dissapori portino inevitabilmente verso lo scontro fatale.

Agli inizi degli anni '90, abbiamo prima assistito alla secessione indolore della Slovenia, poi a quelle cruente della Croazia e della Bosnia appoggiate dagli Usa e dalla Germania, poi a quella del Kossovo, luogo "cult" della memoria, della tradizione ortodossa e nazionalista dei serbi, una sorta di Lepanto dove si ricorda la resistenza e la volontà di rinascita del popolo slavo.

Milosevic prende su di se le istanze del nazionalismo e pare francamente ridicolo quando afferma che era in cattivi rapporti con i serbi di Bosnia, in quanto "noi eravamo di sinistra e loro di destra". In effetti, non si fece nulla contro i musulmani, che da sempre hanno subito aggressioni, come quelle ai tempi della resistenza contro i tedeschi, quanto i partigiani di Tito dopo aver ucciso gli imam, con il coltello incidevano croci ortodosse sulle loro fronti.

Ma questa è storia, una storia eterna di guerre e vendette nei Balcani, una storia di orrende pulizie etniche. Non possiamo infatti dimenticare né i 500.000 mila italiani cacciati dalle loro legittime terre né i serbi della Krajina croata buttati fuori da un esercito  completamente rinnovato e addestrato dagli americani.

Ora ci chiediamo  come può un uomo, che oggi ha tutto il diritto di difendersi, affermare che non sapeva nulla di tutto questo, che non ha appoggiato e soffiato sulla guerra, anche se cercava di mediare tra diverse fazioni, che non ha fatto nulla per impedire una guerra fratricida.

Non è una nuova Norimberga, ma un processo nell'era della comunicazione globale, dove l'Europa, attraverso il tribunale internazionale, fa sapere al resto del mondo di essere anch'essa una grande potenza, capace di fronteggiare e sconfiggere i vari tiranni e dittatori.

Staremo a vedere, come vedremo chi sarà il fantomatico mister X che aprirà la sequenza delle testimonianze  sui "crimini", testimonianze che speriamo siano oggettive e non di parte come ci si deve aspettare da un vero processo.

Ci sarà un processo anche a Bin Laden, ammesso che lo prendano ? Forse  no. Gli americani, a differenza degli europei, per certe cose vanno al sodo