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ASPETTI GIURIDICI SUL RIENTRO DEI SAVOIA
di
Gianfederico Rotellini

 






 

 

 
                            



































SAVOIA: RIENTRO SENZA CORONA !

XIII disposizione
transitoria





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Sulla vicenda del rientro in Italia degli eredi maschi di casa Savoia é opportuno avanzare alcuni ragionamenti.

Mi é sembrata superflua la richiesta di alcuni di far giurare fedeltà alla Costituzione italiana agli eredi maschi di casa Savoia; é infatti evidente che ogni cittadino italiano deve fedeltà alla Repubblica ed alle sue leggi.

Anche eventuali richieste di “rinuncia al trono” appaiono superflue. Il trono non esiste più da moltissimo tempo e i monarchici sono troppo pochi anche per giocare a tresette col morto.

I principi e i principini saranno certamente in grado di riempire le cronache mondane, ma da qui alla restaurazione della monarchia ce ne corre.

La XIII disposizione della Costituzione trova a mio modo di vedere due motivazioni: la prima la definirei di ordine pubblico, ossia tesa ad impedire –all’indomani del referendum del 2 giugno- fatti di sangue ingenerati da faziosi sia monarchici che repubblicani; la seconda é - a mio modo di vedere - una opportunità’ di riabilitazione offerta ai Savoia affinché i discendenti maschi di quella casata, persa la dignità di regnanti, potessero almeno riguadagnare quella di cittadini che la partecipazione a due guerre mondiali, ad un ventennio di dittatura ed alle leggi razziali tanto aveva offuscato; credo che anche il sig. Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio abbiano ben compreso questo significato della XIII disposizione transitoria insistendo sul fatto di sentirsi semplici cittadini italiani con gli obblighi ed i diritti di tutti gli altri.

Ogni re sa che l’essenza della monarchia e’ nella ereditarietà della carica istituzionale, trasmessa non per meriti personali ma per regola dinastica; egualmente e’ principio logico, giuridico e morale riconosciuto che le istituzioni (in questo caso l’erede al trono di re) trasmettano in eredita’ non solo i poteri dell’istituzione, ma anche gli oneri  e le condanne all’istituzione stessa.

Nel caso della casa reale italiana quindi, accettando il titolo di erede al trono non poteva non accettarsi anche la condanna all’esilio che a tale carica si accompagna.

Ecco quindi che automaticamente, con i fatti più ancora che con qualsiasi dichiarazione, il sig. Vittorio Emanuele e suo figlio, chiedendo di rientrare in Italia, hanno dimostrato di considerare essi stessi chiusa la vicenda dinastica dei Savoia e di considerarsi non eredi alla carica di re gravata dalla condanna all’esilio, ma semplici cittadini, come tali immuni dalle colpe dei loro predecessori.

Credo che la volontà dei Savoia di ritornare da normali cittadini e la volontà del governo di permettere questo rientro siano entrambe encomiabili.

Tuttavia e’ opportuno che la vicenda sia gestita in modo legalmente corretto e tale da non lasciare spazio a futuri malintesi o possibilità
di attrito.

In particolare sarebbe opportuno regolare in termini chiari questioni come la sepoltura delle salme degli ex re d’Italia, per i quali il Pantheon di Roma sarebbe sepoltura da molti considerata eccessiva o offensiva, e definire correttamente il destino di tutte quelle cause tra i Savoia e lo Stato Italiano che a suo tempo vennero sospese in considerazione dell’esilio sancito dalla XIII disposizione transitoria.

Potrebbe infatti risultare davvero imbarazzante per lo Stato Italiano il dovere in futuro restituire, magari con gli interessi, beni quali la Villa Ada di Roma (già Villa Savoia) o il casino di caccia di Stupinigi, o magari i servizi in porcellana del Quirinale.

Gianfederico Rotellini, 27 febbraio 2002