Sette diagnosi per sette ospedali
di Luigi Piccarozzi 


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Continua, purtroppo, il nostro focus sulla malasanità.

E' successo a Roma. Una donna di 74 anni, Cesira P., si sente male nel febbraio del 2001, accusa forti dolori al fianco e viene portata all'ospedale Regina Margherita, in Viale Trastevere, per un controllo ecocardiografico. Ma al Pronto Soccorso le diagnosticano (non si sa come) un calcolo renale.

Le consigliano quindi un'urografia e la figlia Annamaria, 36 anni, è costretta a portarla al S. Eugenio, all'Eur. Lì, però, i tempi per la prenotazione sono troppo lunghi, così prenotano l'esame al Santa Lucia.

Ma come? Non era stata ricoverata al Pronto Soccorso del Regina Margherita? Non avevano l'obbligo di sottoporla immediatamente a tutti gli esami del caso, compresa l'urografia? Di solito, non si effettuano prima gli esami e poi si emette la diagnosi?

E poi perché al S. Eugenio, viste le sue gravi condizioni, la mettono in lista di attesa?  Stendiamo un velo pietoso!

Nel frattempo, visto che i dolori non passano, nonostante le cure prescritte (sempre senza accertamenti diagnostici), Cesira  ed Annamaria giungono al Life Hospital.

Non la Life del noto sceneggiato televisivo "Incantesimo", dove il bello regna sovrano e tutto viene idillicamente risolto nel migliore dei modi, ma semplicemente l'ex Villa Gina, salita alla ribalta della cronaca per i presunti fatti commessi dal Dott. Sperone e dalla sua equipe, oggetto di un procedimento penale ancora pendente.

Nuovo ospedale, nuova diagnosi: esofagite pepsica.

Portata al San Camillo, le ripropongono la diagnosi per "problemi renali", ma la ricoverano per "anoressia e depressione", com'è scritto sulla cartella clinica.

I dolori intanto diventano sempre più forti, ai limiti della sopportazione umana, e la signora Cesira comincia a vomitare sangue.

Un mese di ricovero e poi riprende il giro delle sette chiese: S. Eugenio, Life, e infine la clinica Guernieri nel luglio del 2001, dove finalmente scoprono che al rene non c'è nulla e che la signora Cesira ha una patologia allo stomaco. Ma guarda!

Peccato che, di li a poco, il giorno del Signore 4 agosto 2001 D.C., non ci sarà più neanche la bella signora Cesira, "una donna piena di vita che assomigliava ad Anna Magnani", come racconta la figlia Annamaria, che ha presentato un esposto al difensore del cittadino e del malato attraverso il numero verde 800 103434.

Speriamo che non finisca nel solito cassetto polveroso e pieno di pratiche, anch'esse "in giacenza", e che la magistratura evidenzi le "presumibili" responsabilità.

Alla bella signora Cesira, che assomigliava alla mitica Nannarella e che ovviamente non portava un cognome altisonante (altrimenti non avrebbe fatto questa fine), un saluto affettuoso, ed alla figlia Annamaria, tutta la nostra solidarietà.

A voi dico: possiamo continuare così? Non provate la stessa rabbia che provo io o la signora Annamaria? Quanto morti dobbiamo ancora aspettarci, prima che ognuno faccia il suo dovere, ammesso che ne sia competente?

Non voglio essere pessimista, ma non vi sembra anche a Voi che stiamo andando a rotoli? Che non funzioni più niente? Che abbiamo toccato il fondo?

Tanto che, se troviamo qualcosa che funziona, ci meravigliamo e ci sembra di toccare il cielo con un dito.

Non penserete mica che le cose cambino da sole, vero? A me sembra che peggiorino, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

E allora svegliamoci e cambiamo questo stato di cose, con l'aiuto di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

L'Italia è degli Italiani, è di tutti noi. E solo noi possiamo cambiarla.

Fatevi sentire: Momento-sera vi darà voce, affinché fatti come quelli accaduti alla signora Cesira o al signor Mastrangelo non debbano più accadere.

Altrimenti, chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

Luigi Piccarozzi, 1 6 febbraio 2002