ROMA - Si
è svolto il 6 dicembre il convegno “La medicina d’urgenza e la
patologia
respiratoria
acuta” organizzata dal S Filippo Neri insieme al UOC medicina
d’urgenza presieduto dal professor Luigi Zulli.
Si
discusso del nuovo ruolo che assume la funzione del vecchio
medico di Pronto
soccorso in riferimento anche alla nuova specializzazione in
Medicina D’urgenza che
sarà il futuro di questo mestiere molto particolare ed
impegnativo anche perché il Pronto
soccorso è da sempre il primo approccio alla diagnosi di una
malattia o di una
patologia.
Incontriamo
il professor Zulli che risponde alle nostre domande con la
convinzione
chiara e netta che una
nuova frontiera professionale si apre per il futuro.
“Il
mondo della Medicina d’Urgenza” dice Zulli è un mondo che
sta cambiando
notevolmente.
La prima cosa è il concetto di medico d’urgenza anche
attraverso la introduzione
che speriamo prossima della specializzazione. Il medico
d’urgenza è colui
che lavora in Pronto Soccorso sempre, realizzandosi
professionalmente
attraverso la trattazione del paziente che venendo
in PS presenta le sue necessità che
possono
avere degli sviluppi gravi; mi spegno meglio , un semplice mal
di testa potrebbe presentare delle patologie più gravi o un
dolore toracico potrebbe
sottintendere
un infarto, ora il MdU deve saper trattare questi casi,
certamente non da
solo perché il lavoro in PS è d’equipe si avvale degli
infermieri e degli altri operatori sanitari,
ciò è assolutamente necessario perché i primi minuti di
assistenza al paziente vogliono
dire la salvezza e la prognosi fausta, infatti quando parliamo
di infarto o di ictus, l’importante e la prima ora o “Gold hour” di soccorso,
cioè, più è tempestiva
l’assistenza,
più è tecnicamente fatta bene più salgono le possibilità
di ripresa del soggetto
sofferente”
Alla
nostra domanda sul annoso problema del 118 Zulli ha la sua
opinione: “ Noi ci
stiamo
costituendo anche per migliorare la fase medica iniziale
operando all’interno
degli ospedali anche per quanto riguarda il 118. Il
sovraccarico di lavoro, dipende dalla
scarsità degli organici, organizzare un PS a Roma è diverso
da Udine o Bologna,
ricordo che Roma e dintorni abitano 4 milioni di abitanti con
l’annessa viabilità
avvolta impraticabile, Il personale che svolge questo lavoro
poi fa dei turni massacranti.
Terminiamo
con una domanda
legata alle nuove tecnologie in PS:
“le
tecnologie sono modernissime e ci stiamo aggiornando anche
attraverso le
informazioni che ci vengono da oltre oceano. Io per esperienza
personale posso dire
che lavorando da 25 anni al S Eugenio l’infartuato in 40
minuti ha già l’angioplastica, (ndr
analisi di angiospasmi ovvero contrazione di vasi, sanguigni)
ma dobbiamo puntare
alla migliore cura del paziente e ciò nasce anche
dall’intuito del medico che deve
capire un principio d’infarto, nel caso specifico fatta la
diagnosi il paziente
viene inviato in emodonamica (
ndr analisi del flusso regolare del sangue) per l’angioplastica,
al S Filippo riusciamo a farlo grazie al lavoro
collegato e multidisciplinare.
"Un
paziente soccorso rapidamente ha un vaso completamente
ricanalizzato. Non
voglio
essere presuntuoso, ma qui al S Filippo, riusciamo la dove
si fa fatica a realizzare
un intervento, quindi credo
sia arrivato il tempo che sia riconosciuto questo lavoro e una
disciplina specifica: la medicina
d'urgenza."
Arnaldo Capilli, 6
dicembre 2001
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