|
È
stato davvero uno show memorabile quello che due miliardi di persone
in collegamento da tutto il mondo (e più di dieci milioni inchiodati
davanti agli schermi italiani di RaiDue) hanno visto per
l’inaugurazione dei XX Giochi Olimpici della neve.
Alle
20 in punto la poderosa macchina organizzativa si è messa in moto ed
è toccato al “Signore degli Anelli”, al secolo Jury Chechi,
aprire lo spettacolo colpendo con un grande martello un’incudine che
sprigionava una enorme fiamma. Dopo è toccato a Carla Bruni (torinese
di origine) consegnare la bandiera italiana al picchetto d’onore dei
Carabinieri per la cerimonia dell’alzabandiera, dopo che l’inno di
Mameli era stato intonato prima da una bambina vestita dal tricolore,
poi da un poderoso coro.
Quindi
è arrivato il momento delle “Scintille di Passione”, vero filo
conduttore dell’evento, pattinatori velocissimi che hanno sfrecciato
con particolari zaini ed elmetti con la fiamma olimpica sulla loro
sommità. Alla fine della sfilata degli 80 paesi partecipanti, tutte
accompagnate da musiche orecchiabili degli anni ’70, uno dei momenti
più emozionanti di ogni Cerimonia d’apertura dei Giochi, per ultima
– come vuole la tradizione - entra
la nazionale ospitante. L’intero stadio tributa alla nostra squadra
una ovazione da leggenda, ringraziata da Carolina Kostner, nostra
portabandiera e stellina del pattinaggio, preceduta dalla
portacartello, Edelfa Chiara Masciotta, Miss Italia in carica e anche
lei di Torino.
Poi
tra danze e costumi rinascimentali con un tributo alla nostra storia,
Roberto Bolle che danza sulle note dal “Futurismo al futuro” e la
Ferrari guidata da Badoer che disegna sul palco i cinque cerchi
olimpici sgommando con la rossa più amata, è il turno dei discorsi
ufficiali: prima il presidente del Toroc (comitato organizzatore)
Valentino Castellani; poi tocca al presidente del Cio (Comitato
olimpico internazionale) Jacques Rogge; infine il presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, accolto dalla seconda ovazione della
serata, che pronuncia la fatidica frase di rito: “Dichiaro aperti i
XX Giochi Olimpici invernali”.
Subito
dopo entra la bandiera olimpica retta da otto donne (tra loro Sophia
Loren e Manuela Di Centa), poi dopo l’inno dei Giochi cantato da
Claudio Baglioni, Giorgio Rocca (attesissimo nello slalom speciale) ha
giurato a nome di tutti gli atleti. E dopo la sorpresa
dell’apparizione sul palco di Yoko Ono, che legge un messaggio di
pace, Peter Gabriel canta “Imagine”, prima che l’attesa per il
momento clou si sciolga. Alberto Tomba (tre titoli olimpici per lui)
entra nello stadio con la torcia olimpica, cedendola subito dopo al
quartetto medaglia d’oro della staffetta nella 4X10 km maschile a
Lillehammer ’94 (De Zold, Vanzetta, Albarello e Fauner), i quali la
cedono a Piero Gross (oro a Innsbruck ’76 nello slalom), che poi
passa nelle mani di Deborah Compagnoni (tre ori per lei), che la dà
all’ultima tedofora alle 22.34: è Stefania Belmondo che rimarrà
nella storia come colei che ha acceso il braciere olimpico (disegnato
da Pininfarina) che con un percorso altamente spettacolare arde a 57
metri di altezza, visibile da tutta Torino.
In
chiusura Luciano Pavarotti intona il “Nessun dorma” dalla Turandot
di Puccini, prima che i fuochi d’artificio suggellino una serata
perfetta in cui l’Italia ha dimostrato di essersi davvero meritata
(almeno fino a questo momento) l’organizzazione dei Giochi Olimpici.
10 febbraio 2006
|